La guerra rovina pure la pausa pranzo, il caso della trattoria milanese che alza i prezzi: «Colpa degli aumenti di materie prime e bollette»

C’è un foglio A4, appiccicato con lo scotch sulla vetrina di una trattoria di via Nerino, nel pieno centro di Milano, che dice molto più di mille grafici sull’inflazione. Recita, con una cortesia che sembra figlia della volontà di giustificarsi, che da oggi, lunedì 13 aprile, il menù fisso del pranzo costa tre euro in più. La Trattoria Nerino Dieci ha ufficializzato il rincaro: il menù sale da 12 a 15 euro, quello completo da 15 a 18 euro. Le ragioni non hanno bisogno di tante spiegazioni: la proprietà cita «fattori indipendenti dalla nostra volontà», come l’impennata di materie prime e bollette dovute alle tensioni belliche nel Medio Oriente. Un aumento, sembra sottolineare questo foglio, che non è il frutto di una scelta speculativa, ma di una necessità di sopravvivenza in un momento in cui l’economia globale sembra essersi incagliata nello stretto di Hormuz.

L’effetto della crisi nel Golfo Persico
Il riferimento della gestione ai «diversi fattori indipendenti dalla nostra volontà» punta dritto verso il quadrante internazionale. Con il blocco dello Stretto di Hormuz e l’inasprirsi della crisi in Iran, il prezzo del greggio ha subito un’impennata che si è riversata a cascata su ogni anello della catena distributiva. Per un locale come Nerino Dieci, che da decenni mantiene prezzi accessibili anche nel centro storico di Milano, l’aumento dei costi delle utenze e delle materie prime è diventato insostenibile. Se i trasporti costano di più e l’energia per mandare avanti un ristorante raddoppia, il menù a 12 euro diventa matematicamente impossibile da mantenere. E il timore è che questo possa essere solo il primo di tanti altri esercizi che decideranno di aumentare i prezzi per tutelarsi da una situazione di cui non si intravede alcun miglioramento.
Una città sempre più cara
«Il nostro impegno sarà sempre quello di mantenere un livello di qualità elevato», scrive la direzione nel suo avviso, quasi a volersi scusare per una situazione che li vede vittime insieme ai loro clienti. Il rischio concreto è che Milano si trasformi ancora di più in una città per pochi, dove anche un rito quotidiano (e necessario) come il pranzo di lavoro diventi un lusso. Un ritocco del 20%, significa che la pressione esterna ha raggiunto il punto di rottura. E mentre la politica internazionale cerca una quadra per riaprire le rotte commerciali nel Golfo Persico, i ristoratori milanesi (ma anche tutti quelli del resto d’Italia) si trovano a gestire un’emergenza che è ormai diventata quotidiana. Il cartello in via Nerino è solo il primo segnale di una stagione che si preannuncia caldissima, e non solo per le temperature.
