Ideologia neonazista, armi stampate in 3D e minacce di morte: arrestato un 17enne, tradito da una chat su Telegram – Il video
Non era solo il solito sfogo d’odio dietro lo schermo di uno smartphone, ma un vero e proprio addestramento da “lupo solitario” pronto a colpire. Un 17enne residente a Sant’Egidio alla Vibrata, nel Teramano, è finito in una comunità per minori dopo un’operazione della Digos che ha svelato un universo inquietante fatto di suprematismo, armi fatte in casa e minacce di morte. Il giovane era da tempo sotto i riflettori degli investigatori per la sua attività di propaganda sui social, ma l’analisi dei suoi dispositivi ha rivelato una realtà molto più pericolosa della semplice ideologia.
Cosa hanno trovato nei suoi dispositivi
Tra i file sequestrati dagli agenti sono spuntati veri e propri manuali di istruzioni per costruire una pistola semiautomatica e canne da sparo utilizzando una stampante 3D, un macchinario che il ragazzo possedeva e usava attivamente. Non mancavano video tutorial su come assemblare bombe molotov perfettamente funzionanti e guide operative per la cosiddetta “caccia all’uomo”, documenti che spiegano nel dettaglio come equipaggiarsi, come agire senza lasciare tracce e dove colpire il corpo umano con armi bianche per rendere l’attacco letale al primo colpo.
L’ideologia estremista
Il materiale rinvenuto disegna il profilo di un estremista totale. Il ragazzo non si limitava al neonazismo o al suprematismo bianco, ma esplorava anche i testi dell’estremismo islamico e frequentava chat dove si condividevano pratiche sataniste. Il filo conduttore di questo mix tossico è l’accelerazionismo, una dottrina radicale che punta a scatenare atti di violenza estrema per “accelerare” il collasso della società moderna, considerata corrotta, e favorire la nascita di una presunta civiltà superiore. In questi gruppi virtuali il giovane discuteva persino di sacrifici umani, individuando le vittime tra le categorie di persone ritenute deboli o inferiori.
Cosa ha fatto scattare l’intervento delle forze dell’ordine
A far scattare l’intervento immediato della Procura per i Minorenni di L’Aquila è stata però una minaccia specifica che ha trasformato la teoria in un pericolo imminente. In una chat su Telegram, il diciassettenne aveva giurato più volte di voler uccidere una persona a coltellate: «Giuro su tutto quello che ho che quando andrò a Bergamo lo accoltellerò a morte», scriveva con ferocia. Secondo gli inquirenti, guidati dal procuratore David Mancini, l’arresto ha interrotto una progressione criminale che stava passando rapidamente dai manuali d’istruzione all’azione diretta, sventando quella che poteva diventare una tragedia annunciata.
