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«Farmaci a rischio e prezzi in aumento entro l’estate», l’allarme di Farmindustria se lo Stretto di Hormuz resta chiuso. Ecco quali

14 Aprile 2026 - 18:06 Anna Clarissa Mendi
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Il presidente Marcello Cattani mette in guardia l’Europa sull’impatto che la crisi del Golfo avrà sul settore farmaceutico nei prossimi mesi: «Nuovo shock: aumenti del 20 per cento e produzione a rischio»

Il blocco dello stretto di Hormuz può avere conseguenze rilevanti anche sul settore farmaceutico, con il rischio concreto, nel giro di pochi mesi, già a partire dall’estate, di carenze di medicinali essenziali. Tra cui farmaci di largo utilizzo come paracetamolo, antibiotici, antidiabetici e persino medicinali per le terapie oncologiche, la cui produzione dipende in larga misura da precursori petrolchimici che arrivano dal Golfo e transitano per lo Stretto. A lanciare l’allarme è il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, che al Corriere sottolinea come il conflitto in Iran rappresenti il terzo grande shock in quattro anni, dopo la guerra in Ucraina e la crisi del Mar Rosso. Una sequenza di eventi che sta colpendo simultaneamente logistica, energia e costi di produzione. Secondo Cattani, si osserva già un aumento significativo dei prezzi degli ingredienti attivi, con incrementi stimati tra il 20 e il 60 per cento nei casi più critici. A questi si aggiungono rincari sulle materie prime per il packaging, come l’alluminio (+20 per cento) e le plastiche e il PVC (tra il 20 e il 35 per cento).

Insostenibilità dei costi e l’indisponibilità delle materie prime

Sul fronte delle scorte, la situazione resta incerta. Generalmente, le aziende dispongono di stock sufficienti per alcuni mesi, ma la durata effettiva varia in base alle strategie di approvvigionamento. Se la crisi dovesse protrarsi, il settore potrebbe trovarsi ad affrontare non solo un aumento dei costi, ma anche difficoltà concrete nel reperire materie prime fondamentali, a partire dagli ingredienti attivi.

A complicare ulteriormente il quadro interviene la politica industriale degli Stati Uniti. L’introduzione del principio della Most Favored Nation (MFN), che lega i prezzi dei farmaci negli Usa ai livelli più bassi registrati in altri Paesi avanzati, rappresenta secondo Cattani un punto di svolta per l’equilibrio globale del settore. Questa misura si inserisce in una strategia più ampia di attrazione degli investimenti, che ha già portato ad accordi con grandi aziende farmaceutiche e all’annuncio di investimenti per 400 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. 

I rischi per l’Europa, cosa fare?

Il rischio, per l’Europa, è una perdita significativa di competitività e capacità industriale, con una stima di circa 100 miliardi di euro di investimenti in meno nello stesso periodo. «In questo sandwich perfetto in cui l’Europa si trova, schiacciata tra Usa, Cina e crisi in Medio Oriente, diventa necessario agire per migliorare le condizioni italiane», spiega Cattani. Ad esempio dotando l’Italia di un «meccanismo di accesso accelerato ai nuovi farmaci e nuovi vaccini dall’approvazione Ema perché abbiamo un ritardo di 14 mesi. Serve urgentemente – conclude – una strategia per definire gli ambiti che condizionano non solo l’accessibilità ai farmaci da parte dei cittadini ma anche la capacità dell’industria farmaceutica italiana di essere attrattiva, nonostante le crisi, come ha fatto finora».

Foto copertina: JIMMY LOPES / DREAMSTIME | Immagine farmaci generica

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