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Il padre di uno degli accusati dell’omicidio di Massa: «Sono stati aggrediti, è partita una testata»

alin eduardo catarasu aleandur giacomo bongiorni
alin eduardo catarasu aleandur giacomo bongiorni
Dei cinque arrestati i maggiorenni sono Eduardo Alin Carutasu di 19 anni e Alexandru Ionut Miron di 23, entrambi di origini romene. «Erano in dieci», ha detto la madre di Gabriele Tognocchi

Alin Eduardo Catarasu, 19 anni, è uno dei cinque indagati per la morte di Giacomo Bongiorni a Massa. Il padre si chiama Gabriel, è rumeno, fa l’imprenditore edile. E in un’intervista a La Stampa dice: «Mio figlio non è un criminale». Alin lavora con il padre nei cantieri. Ora dovrà affrontare l’accusa di «concorso in omicidio volontario». Ma il padre non ci crede: «Da quello che sappiamo noi, anche i ragazzi sono stati aggrediti e si sono difesi. Non doveva assolutamente finire così. È una tragedia. Perché Alin è bravo, non è un criminale. Siamo disperati, la nostra vita è rovinata».

L’omicidio di Giacomo Bongiorni a Massa

Il padre dice che la sua impresa è arrivata ad avere fino a 40 dipendenti: «Sono venticinque anni che vivo in Italia, mio figlio è nato e cresciuto qui. Siamo una famiglia di lavoratori. Non doveva succedere una tragedia del genere, nessuno vorrebbe vivere una cosa così. Se me lo permetteranno, pagherò una borsa di studio ai figli del signor Bongiorni». La titolare del Caffè Centrale Valentina Credendino invece racconta tutt’altro: «Stanno qui davanti sulle panchine di piazza Palma, bevono tanto, fumano, hanno la rabbia facile, ogni fine settimana le stesse scene. Io sono costretta a chiudere alle otto di sera. Perché è un delirio. Non posso lavorare di notte, non mi sento più al sicuro».

I due minorenni

I due minorenni accusati facevano boxe. Hanno lasciato l’istituto tecnico che frequentavano. Uno di loro viene dal quartiere dei “Poggi“. E proprio quella zona, sotto l’autostrada, qui a Massa viene raccontata senza troppe sfumature. Case popolari, problemi, marginalità, zona di spaccio, auto bruciate. «Da lì è incominciata la faida che ha portato a un duplice omicidio, tanti anni fa».

Sui social

Uno degli indagati sui social ha scritto: «Chi volta la testa vuole dire che ha paura». Un altro: «Riconosci chi ti vuole bene da chi ti viene a trovare in ospedale o in carcere». La loro linea di difesa è tracciata: «Siamo stati aggrediti. È partita una testata, allora abbiamo reagito», avrebbero detto nei primi interrogatori. Le telecamere diranno se è la verità. «Molti studenti vanno e vengono a scuola con in tasca lo spray al peperoncino per paura», raccontano davanti all’ingresso di un liceo che si trova in zona.

Chi era Giacomo Bongiorni

«È cambiata Massa e sono cambiati i ragazzi di questa piccola città, non riconosco più il posto in cui sono nato», dice Pietro Martinelli. È un amico d’infanzia della vittima, il carpentiere Giacomo Bongiorni. «Io me lo vedo che cerca di fare ragionare quei ragazzi. Giacomo era un uomo buono. Ma ormai basta un niente, se fai un richiamo da genitore ricevi subito un pugno in cambio. Io non ci passo più da questa piazza, quando è sera». Andar Obaidullah, afgano, vende il kebab proprio lì e ha chiamato i soccorsi: «Non li capisco questi ragazzi. Dieci giorni fa uno mi ha spaccato le vetrine a sediate, perché stavo chiudendo e non potevo più dargli da bere».

I cinque arrestati

Dei cinque arrestati i maggiorenni sono Eduardo Alin Carutasu di 19 anni e Alexandru Ionut Miron di 23, entrambi di origini romene. «Erano in dieci», ha detto la madre di Gabriele Tognocchi, Anna Vita. Repubblica racconta che vivono tra Massa e Montignoso, hanno precedenti per reati contro il patrimonio e per droga. Dei tre minorenni, tutti italiani, il 17enne avrebbe precedenti e avrebbe già scontato una misura restrittiva. Anche Miron, come Alin, lavorava nella ditta del padre di Alin. Hanno una compagnia fatta di albanesi, italiani e rumeni che va dai 16 ai 23 anni. «Se le accuse dovessero essere confermate, sia chiaro che la comunità rumena non chiederebbe sconti, né comprensione. Chiederebbe giustizia. Una giustizia rapida ed esemplare perché siamo i primi a voler vedere chi sbaglia pagare fino all’ultimo», dice Robert Deleanu, consigliere comunale romeno a Massa.