Clima, la corrente che scalda l’Europa verso il collasso: «Entro il 2100 il rischio è superiore al 50%»

Quando si parla di cambiamento climatico, sono molti i fattori che vengono considerati per fare previsioni sui suoi possibili sviluppi ed effetti. Tra questi, centrale sarebbe il ruolo giocato dalla corrente atlantica, nota anche come AMOC: un sistema di correnti oceaniche che porta acqua calda dai tropici verso l’Europa settentrionale e riporta acqua fredda in profondità verso sud. Il suo rallentamento, il più forte negli ultimi 1.600 anni, sarebbe più veloce del previsto e al centro delle maggiori preoccupazioni degli esperti per la salute del pianeta entro il 2100.
La corrente atlantica e come funziona
Come si legge in uno studio pubblicato su Science Advances «la circolazione meridionale di ribaltamento atlantica (AMOC) trasporta efficacemente calore e sale attraverso l’oceano globale e modula fortemente il clima regionale e globale». Oltre a trasportare l’acqua tropicale proveniente dalle zone equatoriali dell’Oceano Atlantico, riscaldata dal sole, verso l’Europa e l’Artico, la circolazione termoalina atlantica permetterebbe che dal suo raffreddamento e dal conseguente affondamento si generi una profonda corrente di ritorno, che alimenterebbe un meccanismo simile a quello di un nastro trasportatore. Proprio questo processo naturale di termoregolazione della Terra sarebbe da anni oggetto di intenso studio da parte degli scienziati, a causa del suo rallentamento che, come riporta The Guardian, rischia di causare «conseguenze catastrofiche per l’Europa, l’Africa e le Americhe».
Perché la corrente sta rallentando
Le temperature dell’aria nell’Artico stanno aumentando rapidamente, a causa del riscaldamento globale, e così la sua capacità di “raffreddare” l’acqua in arrivo dalle zone tropicali dell’Atlantico. Questo porterebbe una minore quantità di acqua raffreddata a scendere in profondità e ad alimentare la corrente di ritorno. Inoltre, il ristagno maggiore delle acque permetterebbe a una maggiore quantità di precipitazioni di accumularsi nelle acque superficiali salate. Così l’acqua ancora meno densa, rallenterebbe ulteriormente l’affondamento, creando un circolo vizioso. Sono proprio le sottili differenze di densità dell’acqua causate da variazioni di salinità nell’Atlantico, infatti, a determinare a loro volta il meccanismo della corrente.
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Gli effetti del rallentamento dell’AMOC
Spostamento della fascia di precipitazioni tropicali da cui dipendono milioni di persone per coltivare il proprio cibo, inverni estremamente rigidi e siccità estive nell’Europa occidentale, e aumento di 50-100 cm del livello del mare nell’area atlantica. Questi gli effetti potenzialmente catastrofici che gli studiosi prevedono entro il 2100 dal rallentamento della corrente atlantica. Un fenomeno difficile da misurare con esattezza e rispetto al quale le stime iniziali sono state più volte riviste e significativamente stravolte. Il professor Stefan Rahmstorf, dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico in Germania, studia l’AMOC da 35 anni e lancia un allarme: il collasso della corrente atlantica va evitato a tutti i costi. «Lo sostenevo già quando pensavamo che la probabilità di un arresto dell’Amoc fosse forse del 5%, e anche allora dicevamo che il rischio era troppo alto, visti gli enormi impatti. Ora sembra che sia superiore al 50%.». L’AMOC avrebbe effetti globali inarrestabili: i più grandi e pericolosi cambiamenti climatici degli ultimi 100.000 anni sulla Terra sono sempre stati causati proprio dalle variazioni che l’hanno interessata.
I risultati più precisi delle nuove misurazioni e l’allarme sempre più motivato
Sono molti i sistemi che negli anni sono stati utilizzati per analizzare questo complesso fenomeno, e il loro utilizzo si è intensificato a partire dal 2021. Si è trattato prevalentemente di modelli computerizzati che nel tempo hanno riportato risultati molto variabili, dall’assenza di ulteriori rallentamenti entro il 2100 fino a un’enorme decelerazione di circa il 65% nello stesso periodo. Gli ultimi sistemi di ricerca hanno, però, combinato sofisticati modelli di calcolo con intense osservazioni oceaniche, portando le previsioni a risultati molto più precisi e affidabili: un rallentamento stimato tra il 42% e il 58% entro il 2100, che porterà infine a un collasso definitivo della corrente. Al centro dei nuovi modelli il calcolo, il fattore essenziale per la salute della corrente: la salinità superficiale nell’Atlantico meridionale. Gli scienziati hanno quindi lanciato un allarme che non può più essere ignorato.
