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La donna che si è salvata dal tumore al pancreas grazie al vaccino a mRna

donna gustafsson vaccino mrna cancro
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Donna Gustafson si è ammalata nel febbraio 2020. Solo il 20% dei casi è operabile. L'anno scorso ha scalato l'Etna per festeggiare il 50esimo anniversario di matrimonio

Nel febbraio 2020 Donna Gustafson si è sentita male durante un viaggio dalla Florida all’Australia. La sua palle aveva assunto la colorazione giallastra tipica dell’itterizia. All’epoca si presentò al pronto soccorso pensando a una semplice disidratazione. Invece i medici le dissero che aveva un cancro al pancreas. Gustafson, che ora ha 72 anni e vive a Delray Beach in Florida, è salita sul primo volo insieme al marito per tornare a casa. Nove giorni dopo si è sottoposta a un’operazione per rimuovere il tumore, che era al secondo stadio. E il giorno prima della chemioterapia i medici le hanno parlato di una sperimentazione clinica di vaccini personalizzati a mRna per il cancro.

La storia

All’epoca il mondo stava per fronteggiare la pandemia di SarS-CoV-2, poi debellata anche grazie ai vaccini a mRna. «Non ho avuto dubbi», racconta lei oggi a Nbc. «Sapevo che statisticamente le probabilità erano contro di me». Meno del 13% delle persone a cui viene diagnosticato un tumore al pancreas sopravvive per più di cinque anni, cosa che lo rende uno dei tumori più letali. Non esiste uno screening di routine per il tumore al pancreas come la colonscopia o la mammografia.

E i sintomi in genere non si manifestano fino a quando la malattia non è in fase avanzata. Una volta diagnosticato, le opzioni di trattamento sono limitate. Solo circa il 20% dei casi è operabile, requisito attualmente necessario per poter partecipare a una sperimentazione clinica di un vaccino contro il tumore al pancreas. L’anno scorso, per celebrare il suo cinquantesimo anniversario di matrimonio, Gustafsson ha scalato l’Etna in Italia.

Come funziona il vaccino a mRna

I vaccini funzionano come una sorta di immunoterapia, sfruttando il sistema immunitario di una persona per combattere le cellule tumorali. L’obiettivo non è eliminare i tumori esistenti, ma piuttosto debellare le cellule cancerose residue e non rilevate, e successivamente le nuove cellule che si formano prima che possano causare una recidiva. I pazienti devono comunque sottoporsi a un intervento chirurgico per rimuovere i tumori. Successivamente, i vaccini a mRNA vengono personalizzati per ogni singolo paziente utilizzando materiale genetico prelevato dalle sue specifiche cellule tumorali. Nella sperimentazione clinica, dopo la somministrazione del vaccino, i pazienti hanno ricevuto anche la chemioterapia, che rappresenta il trattamento post-operatorio standard per il tumore al pancreas operabile.

La ricerca scientifica

Il cancro al pancreas è l’esempio emblematico dei tumori difficili da trattare. Gli esperti hanno a lungo creduto che le persone affette da cancro al pancreas non potessero generare una risposta immunitaria contro i tumori. Ma dopo nove dosi del vaccino personalizzato, Gustafson è una delle otto persone, su un totale di 16 partecipanti alla sperimentazione di Fase 1, che ci sono riuscite, producendo un esercito di cellule immunitarie chiamate cellule T, in grado di individuare e distruggere le cellule tumorali. Il professor Balachandran e il suo team hanno pubblicato i risultati della sperimentazione clinica di Fase 1 lo scorso anno.

I risultati

All’epoca, i pazienti, tutti affetti da una malattia in fase iniziale prima di partecipare alla sperimentazione , erano stati monitorati per poco più di tre anni e non era chiaro se la risposta immunitaria sarebbe durata nel tempo e avrebbe portato a una maggiore sopravvivenza. Nuovi dati raccolti durante il periodo di follow-up di sei anni della sperimentazione mostrano che ciò potrebbe accadere. O risultati saranno presentati lunedì al congresso annuale dell’American Association for Cancer Research a San Diego. A sei anni dal trattamento, Gustafson e altre sei persone che hanno risposto positivamente alla terapia sono ancora vive, così come due delle otto persone che non hanno risposto al trattamento. Due dei pazienti che hanno risposto positivamente, incluso quello deceduto, hanno avuto una recidiva del tumore. Il cancro di Gustafson non si è ripresentato.

La risposta al vaccino

«La scoperta più importante è che le persone che sviluppano una risposta al vaccino vivono più a lungo di quelle che non la sviluppano», ha affermato il dottor William Freed-Pastor, medico e ricercatore presso il Dana-Farber Cancer Institute. Secondo il dottore i risultati provengono comunque da un gruppo troppo ristretto di pazienti. Sono necessarie ulteriori ricerche. Genentech e BioNTech, le due case farmaceutiche che hanno sviluppato il vaccino, hanno già avviato una sperimentazione clinica di fase 2 su larga scala. Balachandran e il suo team stanno approfondendo i dettagli di ciò che sembra accadere nel sistema immunitario.

I linfociti

Le loro ultime scoperte descrivono in dettaglio come due importanti tipi di linfociti T lavorino probabilmente in sinergia per creare una risposta immunitaria duratura, fondamentale per la sopravvivenza a lungo termine. Fin da subito, il team ha potuto osservare che le persone che rispondevano ai vaccini producevano un tipo di linfocita T chiamato “linfocita T killer”. Si tratta delle cellule immunitarie che attaccano effettivamente il cancro. La ricerca successiva ha scoperto che la longevità di queste cellule immunitarie sembrava essere rafforzata dai linfociti T helper, la cui produzione sembrava essere stimolata anch’essa dai vaccini. «Si presume che per una risposta ottimale al vaccino contro il cancro, sia necessario produrre entrambi i tipi di vaccino», ha affermato Balachandran.

I primi risultati

Alcune ricerche precedenti avevano testato i vaccini a mRNA per trattare persone con cancro in stadio avanzato, con risultati deludenti, «quindi pensavamo di non avere un vaccino efficace», ha affermato il dottor Robert Vonderheide, presidente eletto dell’American Association for Cancer Research e direttore dell’Abramson Cancer Center presso l’Università della Pennsylvania. In realtà, ricerche più recenti, come questo studio di Fase 1, suggeriscono che l’immunoterapia potrebbe essere efficace anche in casi di cancro meno avanzati. «Solo quando abbiamo cambiato mentalità abbiamo iniziato a capire che i vaccini possono funzionare in alcuni pazienti», ha affermato Vonderheide, che non ha partecipato alla sperimentazione. «Ora che stiamo approfondendo i meccanismi d’azione, potremmo tornare indietro e valutare come renderli efficaci anche in pazienti con tumori in stadio più avanzato».

Altri fattori

I risultati sono promettenti, ma preliminari, ha avvertito. Esiste sempre un sottogruppo di persone a cui viene diagnosticato un tumore al pancreas che sopravvive per più di cinque anni, ed è un aspetto importante da tenere presente con qualsiasi nuova terapia, ha affermato Vonderheide. «Potrebbe esserci un altro fattore alla base della risposta di alcuni pazienti, fattore che potrebbe anche spiegare la loro sopravvivenza», ha affermato Freed-Pastor. Ma sia Freed-Pastor che Vonderheide hanno concordato sul fatto che i primi risultati, che dimostrano come almeno alcune persone affette da cancro al pancreas possano rispondere alle immunoterapie, rappresentano un importante passo in avanti in questo campo. Un altro team sta lavorando a un vaccino pronto all’uso che ha come bersaglio una proteina chiamata KRAS, presente in ben il 90% dei casi di cancro al pancreas. In una piccola sperimentazione preliminare, circa l’85% dei partecipanti ha sviluppato una risposta immunitaria alla proteina.