Da Teheran nuove minacce: «Azioni militari senza precedenti contro blocco su Hormuz». E Trump si posta col mitra: «Datevi una regolata» – La diretta

Nel 61esimo giorno della Guerra del Golfo tra Usa, Israele e Iran Donald Trump ha nuovamente attaccato Teheran in un post su Truth, affermando che il regime deve «darsi una regolata» e non sa «come firmare un accordo non nucleare». Il post, pubblicato quando a Washington sono le 4 del mattino, è accompagnato da un’immagine evidentemente generata dall’intelligenza artificiale che lo ritrae mentre impugna una mitragliatrice in piedi di fronte a una catena montuosa sconvolta dalle esplosioni. «BASTA CON IL SIGNOR GENTILE», recita la didascalia, riprendendo un precedente post di Trump in cui il presidente affermava di voler adottare una linea dura nei confronti dell’Iran.
Nuove minacce da Teheran: «Azioni militari senza precedenti contro il blocco Usa a Hormuz»
Le autorità di Teheran hanno comunicato, tramite l’emittente statale Press TV, l’intenzione di intraprendere «azioni militari concrete e senza precedenti» in risposta al blocco navale attuato dagli Stati Uniti nei confronti dei porti iraniani. La notizia, rilanciata nel pomeriggio del 29 aprile 2026, cita una fonte di sicurezza di alto livello che descrive la situazione come un punto di svolta nelle tensioni marittime tra le due nazioni.
Secondo quanto riportato, l’assenza di una reazione armata immediata da parte dell’Iran è stata motivata dalla volontà di «dare una possibilità alla diplomazia». Tuttavia, la stessa fonte ha precisato che gli Stati Uniti dovranno attendersi un «diverso tipo di risposta al blocco navale in corso» qualora le proposte diplomatiche di Teheran venissero respinte, segnalando un imminente irrigidimento della strategia difensiva iraniana nell’area.
Trump convoca i manager Big Oil alla Casa Bianca: i dubbi sulle ricadute della guerra
Il Presidente Donald Trump ha incontrato i vertici delle principali compagnie petrolifere statunitensi alla Casa Bianca per discutere le strategie di mitigazione dei prezzi dell’energia nel contesto del conflitto in Iran. Al centro del colloquio, riferito da fonti dell’amministrazione ad Axios e Nbs, vi è stata la gestione di un potenziale blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio mondiale di greggio, che potrebbe protrarsi «per mesi se necessario». L’obiettivo primario del vertice è stato individuare soluzioni per minimizzare l’impatto economico diretto sui consumatori americani derivante dalle tensioni in Medio Oriente.
All’incontro hanno partecipato figure chiave dell’amministrazione, tra cui il segretario al Tesoro Scott Bessent e gli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner. Oltre alle contromisure per le criticità in Iran, l’agenda ha incluso il monitoraggio della produzione petrolifera interna e l’analisi dei progressi nelle operazioni energetiche in Venezuela. Le discussioni riflettono la volontà della presidenza di stabilizzare il mercato nazionale a fronte dell’instabilità geopolitica crescente.
Onu: dall'inziio della guerra l'Iran ha giustiziato 21 persone
L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha riferito oggi da Ginevra che, dall’inizio del conflitto in Medio Oriente alla fine di febbraio 2026, le autorità iraniane hanno eseguito almeno 21 condanne a morte. Secondo i dati diffusi dall’agenzia, nove esecuzioni sono collegate alle proteste dello scorso gennaio, dieci riguardano presunti membri di gruppi di opposizione e due sono legate ad accuse di spionaggio. Parallelamente, si stima che oltre 4.000 persone siano state tratte in arresto con l’imputazione di aver minacciato la sicurezza nazionale.
L’Alto Commissario Volker Türk ha espresso forte preoccupazione per il sistematico diniego dei diritti fondamentali, segnalando l’uso di torture, sparizioni forzate e confessioni estorte all’interno delle carceri iraniane. Il rapporto evidenzia come l’ampia definizione dei reati contro la sicurezza dello Stato esponga al rischio della pena capitale numerosi detenuti, inclusi alcuni minori. Viene inoltre denunciato un blocco quasi totale dell’accesso a Internet che persiste da 61 giorni, misura descritta come uno dei tentativi di isolamento informativo più severi registrati a livello globale, con gravi ripercussioni sul tessuto sociale ed economico del Paese.
Il post di Trump con la mitragliatrice
Donald Trump ha nuovamente attaccato l’Iran in un post sui social media, affermando che il regime deve «darsi una regolata» e non sa «come firmare un accordo non nucleare». Il post, pubblicato quando a Washington sono le 4 del mattino, è accompagnato da un’immagine evidentemente generata dall’intelligenza artificiale che lo ritrae mentre impugna una mitragliatrice in piedi di fronte a una catena montuosa sconvolta dalle esplosioni. «BASTA CON IL SIGNOR GENTILE», recita la didascalia, riprendendo un precedente post di Trump in cui il presidente affermava di voler adottare una linea dura nei confronti dell’Iran.

Iran, von der Leyen: costi a 27 miliardi
«In soli 60 giorni di conflitto, la nostra spesa per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro. Stiamo perdendo quasi 500 milioni di euro al giorno». Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenuta in sessione plenaria al Parlamento europeo, a Strasburgo.
«Questa è la seconda grande crisi energetica nel breve arco di quattro anni. La lezione dovrebbe essere chiara per tutti. In un mondo turbolento come il nostro, semplicemente non possiamo dipendere eccessivamente dall’energia importata», ha aggiunto. «La strada da seguire è ovvia: dobbiamo ridurre la nostra eccessiva dipendenza dai combustibili fossili importati e potenziare la nostra produzione interna di energia pulita, accessibile e dalle energie rinnovabili al nucleare, nel pieno rispetto della neutralità tecnologica», ha concluso von der Leyen.
Time: i Dem potrebbero fare causa a Trump
I Democratici al Congresso Usa starebbero valutando la possibilità di intentare una causa contro il presidente Donald Trump qualora questi dovesse proseguire la guerra in Iran oltre la scadenza legale di venerdì, senza ottenere l’autorizzazione del Congresso. È quanto è stato riferito alla rivista Time da diverse fonti a conoscenza della questione.
Questo scenario potrebbe configurarsi come un potenziale scontro costituzionale sui poteri di guerra del presidente, mentre il Congresso si prepara a un’altra votazione questa settimana. Le discussioni interne, finora non rese pubbliche, sono state descritte dai parlamentari come ancora in una fase iniziale, ma potrebbero intensificarsi nelle prossime settimane se il presidente dovesse proseguire con le operazioni militari dopo la scadenza del termine cruciale di 60 giorni, fissata al 1° maggio.
Trump ai suoi: preparatevi a un blocco prolungato di Hormuz
Il presidente Trump ha incaricato i suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dell’Iran, hanno riferito funzionari statunitensi, prendendo di mira le casse del regime in un tentativo ad alto rischio di costringerlo alla capitolazione sul nucleare che Teheran ha a lungo rifiutato. Lo scrive il Wall Street Journal.
In recenti incontri, tra cui una discussione di lunedì nella Situation Room, Trump ha optato per continuare a comprimere l’economia e le esportazioni di petrolio iraniano bloccando le spedizioni da e verso i suoi porti. Ha valutato che le altre opzioni – riprendere i bombardamenti o ritirarsi dal conflitto – comportassero rischi maggiori rispetto al mantenimento del blocco, hanno affermato i funzionari.
Bessent: l'Iran dovrà ridurre la sua produzione di petrolio
«A seguito della campagna di massima pressione, l’inflazione a Teheran è raddoppiata e la sua valuta si è rapidamente deprezzata. L’isola di Kharg, il principale terminale di esportazione petrolifera iraniano, sta per raggiungere la sua capacità massima di stoccaggio, il che costringerà il regime a ridurre la produzione di petrolio, con conseguente perdita di entrate pari a circa 170 milioni di dollari al giorno e danni permanenti alle infrastrutture petrolifere iraniane». Lo scrive su X il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent.
«Il Dipartimento del Tesoro, attraverso l’operazione Economic Fury, ha preso di mira l’infrastruttura bancaria ombra internazionale dell’Iran, l’accesso alle criptovalute, la flotta ombra, le reti di approvvigionamento di armi, il finanziamento di gruppi terroristici nella regione e le raffinerie cinesi indipendenti che supportano il commercio petrolifero iraniano. Queste azioni hanno interrotto decine di miliardi di dollari di entrate che sarebbero state utilizzate per finanziare il terrorismo. Il Dipartimento del Tesoro continuerà a esercitare la massima pressione e qualsiasi persona, nave o entità che agevoli flussi illeciti verso Teheran rischia di essere soggetta a sanzioni statunitensi».
Gli Houthi condannano la pirateria nel Golfo
I ribelli Houthi dello Yemen hanno condannato la pirateria statunitense nel Golfo dell’Oman, affermando che gli attacchi contro le navi mercantili iraniane e la detenzione dei loro equipaggi violano il diritto internazionale. È quanto riporta Al-Jazeera.
In una dichiarazione, il Ministero degli Esteri Houthi ha affermato che le azioni degli Stati Uniti hanno costretto il mondo a pagare un prezzo elevato, interrompendo le catene di approvvigionamento e i trasporti marittimi e facendo aumentare il prezzo di cibo e carburante.
Ha tuttavia ribadito il proprio sostegno alle restrizioni imposte dall’Iran nello Stretto di Hormuz, riaffermando «il diritto degli Stati all’autodifesa e alla limitazione della navigazione nelle proprie acque territoriali per contrastare le minacce alla sicurezza».
La dichiarazione ha inoltre avvertito che «lo Yemen non è neutrale rispetto agli attacchi in corso contro Iran, Libano e Palestina» e ha ribadito che la sua posizione al riguardo rimane «chiara, pubblica ed esplicita».
Trump alla cena con Re Carlo: gli Usa hanno sconfitto l'Iran
Donald Trump ha detto alla cena di Stato per re Carlo che gli Stati Uniti hanno vinto “militarmente” sull’Iran. – Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti stanno «andando molto bene» nella guerra contro l’Iran. «Abbiamo sconfitto militarmente l’avversario», ha aggiunto. «Non permetteremo mai a quell’avversario, Charles è d’accordo con me, non permetteremo mai a quell’avversario di dotarsi di un’arma nucleare». Il presidente americano ha proseguito affermando che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno combattuto fianco a fianco, «fieri e trionfanti, contro le forze del comunismo, del fascismo e della tirannia».
L'intelligence Usa studia la reazione dell'Iran alla dichiarazione di vittoria
Le agenzie di intelligence Usa stanno studiando come reagirebbe l’Iran qualora Donald Trump dovesse dichiarare una vittoria unilaterale nella guerra, ormai in corso da due mesi. Lo riferiscono fonti informate all’agenzia Reuters. La comunità dell’intelligence sta analizzando la questione su richiesta di alti funzionari della Casa Bianca. L’obiettivo, secondo le fonti, è comprendere le implicazioni di un potenziale disimpegno di Trump da un conflitto che, secondo le preoccupazioni di alcuni consiglieri, potrebbe contribuire a causare pesanti perdite per i repubblicani in occasione delle elezioni di metà mandato a novembre.
L'Iran: stiamo studiando le armi Usa
Più di 15 missili pesanti statunitensi sono stati neutralizzati e le munizioni sono state trasferite a «unità tecniche e di ricerca» per «ingegneria inversa». Lo scrive l’agenzia iraniana Tasnim. In particolare una bomba anti-bunker GBU-57 è stata neutralizzata con successo e consegnata alle autorità competenti. Il sito web britannico ‘iPaper’, menzionato da Tasnim, citando ex analisti della Cia, afferma: «C’è preoccupazione per il fatto che l’Iran sia riuscito a recuperare ed esaminare armi avanzate statunitensi e israeliane che non sono esplose sul campo di battaglia».
I dubbi di Vance su Hegseth
Secondo The Atlantic negli incontri riservati alla Casa Bianca il vicepresidente JD Vance avrebbe posto domande sempre più insistenti sulle valutazioni del Pentagono, sospettato di aver edulcorato la situazione per non deludere il presidente Donald Trump. Non si parla ancora di accuse aperte, ma di cauto irrigidimento del vicepresidente, convinto che il quadro fornito dall’apparato militare non sia così trasparente. Al centro di questa tensione si trova il segretario alla Difesa Pete Hegseth, un muscolare ex conduttore televisivo che ha portato al Pentagono uno stile comunicativo diretto e propagandistico.

