Niente da fare: i bambini di Catherine e Nathan restano per ora nella casa famiglia

Niente da fare. La Corte d’Appello dell’Aquila, sezione minorile, non entra in merito al ricorso presentato dagli avvocati della “famiglia nel bosco“. Il ricorso, definito improcedibile, impugnava il provvedimento del 6 marzo scorso emesso dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che disponeva l’allontanamento della madre, Catherine Birmingham, dalla struttura che ospitava lei e i suoi tre figli da novembre. I minori, infatti, erano già stati sottratti ai genitori su decisione dell’autorità giudiziaria e collocati in un istituto a Vasto. Di fatto i giudici non entrano nel dibattito, per loro sarà il tribunale a dover eventualmente decidere di cambiare il provvedimento.
Lo psichiatra Cantelmi: «Delegittimare la madre è crudeltà»
«Catherine ha documentato momento per momento, passo per passo tutta la sua tragica vicenda. Come ho avuto già modo di affermare, Catherine dice la verità. Delegittimare il suo racconto, trasformarlo in semplice ostilità, denigrarla, affermare che lei sia il problema è a mio parere una crudeltà», dichiara Tonino Cantelmi, lo psichiatra di parte della famiglia del bosco. «Abbiamo depositato molto tempo fa audio e video che sostanziavano il racconto di Catherine nella casa famiglia di Vasto – sottolinea -. Ne abbiamo ancora tantissimi, ma questi sono stati ignorati dal tribunale, dagli assistenti sociali, dagli operatori e anche persino dalla perizia della Ceccoli». «L’elaborato peritale della Ctu, appena depositato – conclude -, non può non riconoscere che Catherine è sana di mente, esente da patologie psichiatriche, esente da disturbi di personalità. È stata descritta come matta, ma non lo è. Nell’elaborato peritale vengono poi descritte alcune caratteristiche di personalità che però non costituiscono patologia e non costituiscono pregiudizio per la capacità genitoriale: ma anche in questo caso si va avanti nell’errore e si dichiara Catherine inadeguata come genitore. Non posso tacere di fronte a questa clamorosa ingiustizia sulla persona di Catherine».
