La Russia e l’Ucraina che «ricicla denaro europeo» per acquistare armi

L’Ucraina sta avviando l’esportazione di armi. Grazie all’expertize accumulato nella guerra con la Russia. Ma l’annuncio del presidente Volodymyr Zelensky non piace a Mosca. Che accusa Kiev di fare parte di un progetto per riciclare denaro europeo destinato all’acquisto di armi. In cui «società di comodo ucraine possono essere inserite nella catena di utilizzo delle colossali somme di denaro recentemente stanziate dall’Europa per gli armamenti». E parte dei fondi può essere «restituita come ‘segno di gratitudine’ a quei leader che si battono con tanta veemenza per lo stanziamento di fondi sempre maggiori, sia per armare l’Europa che per armare il regime di Kiev».
L’Ucraina e l’export di armi
«Attualmente, la nostra competenza in materia di sicurezza e le nostre armi, collaudate nella guerra moderna, sono di interesse per tutti i partner in grado di garantire un reale livello di protezione per il proprio Stato e per la vita dei propri cittadini», ha detto Zelensky. Ai partner che sostengono l’Ucraina è stato offerto un formato speciale di cooperazione, denominato ‘Drone Deals’. Si tratta di accordi specifici sulla produzione e la fornitura di armi. «L’algoritmo è assolutamente chiaro: a livello interstatale, sulla base del principio di reciprocità, definiamo il quadro per la cooperazione in materia di sicurezza attraverso l’apposito accordo. Il processo prosegue poi a livello delle istituzioni statali e dei produttori».
Drone Deals
In base all’accordo le aziende ucraine avranno accesso ai mercati dei partner. A condizione che le forze armate ucraine abbiano il diritto di ricevere per prime il volume di armi richiesto. «In Ucraina la capacità produttiva in eccesso per alcune tipologie di armi raggiunge il 50%, e questo è il risultato diretto dei nostri investimenti statali nell’industria della difesa Ucraina e della nostra cooperazione con i partner», ha osservato il presidente. Sottolineando che la fornitura di armi ucraine ad alcuni paesi è impossibile a causa della loro cooperazione con la Russia. I processi di esportazione saranno coordinati dal Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale, che garantirà anche che le esigenze delle Forze di Difesa ucraine siano soddisfatte come priorità. Saranno esportate solo le armi in eccedenza, ovvero quelle prodotte oltre gli ordini statali per la difesa.
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La risposta della Russia
Ma per Mosca l’Ucraina non può esportare armi di propria produzione perché non ne produce praticamente nessuna: lo ha dichiarato Rodion Miroshnik, ambasciatore plenipotenziario del Ministero degli Esteri russo, parlando con la Tass. «Dal punto di vista delle capacità dell’industria della difesa, l’Ucraina è un enorme banco di prova per armi straniere e una piccola officina per l’applicazione di eliche e adesivi ‘Made in Ukraine’. Non ha praticamente alcuna capacità produttiva e tecnologica propria».
Uno schema di corruzione
Sempre secondo il diplomatico il progetto ucraino di esportazione di droni non è altro che uno schema per riciclare denaro europeo destinato all’acquisto di armi. «Quest’ultima trovata, tanto pubblicizzata da Zelensky con il nome altisonante di ‘Accordi sui droni’, è molto probabilmente uno schema di corruzione ideato dai finanziatori europei del progetto ucraino per riciclare fondi europei destinati all’equipaggiamento militare. In primo luogo, un’operazione di pubbliche relazioni di questo tipo crea l’illusione che l’Ucraina non dipenda completamente dagli altri, ma sia effettivamente in grado di produrre qualcosa in autonomia, il che rende il colpo meno duro per i donatori europei».
Secondo Miroshnik «società di comodo ucraine possono essere inserite nella catena di utilizzo delle colossali somme di denaro recentemente stanziate dall’Europa per gli armamenti, e parte dei fondi può essere restituita come ‘segno di gratitudine’ a quei leader che si battono con tanta veemenza per lo stanziamento di fondi sempre maggiori, sia per armare l’Europa che per armare il regime di Kiev».
