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Re Carlo e l’elogio della Nato al Congresso Usa. I «coraggiosi ucraini» come gli americani dopo l’11 settembre: cosa ha ricordato a Donald Trump – Il video

28 Aprile 2026 - 22:45 Giovanni Ruggiero
Il sovrano britannico è stato accolto da una standing ovation a Capitol Hill. Gesto ripetuto in diverse altre occasioni durante il suo discorso. Come per il passaggio sulla necessità di difendere Kiev e sostenere la Nato, sempre più spesso rimessa in discussione da Donald Trump

Lunghi applausi, standing ovation e perfino qualche grido di entusiasmo. Così il Congresso americano ha accolto re Carlo III prima del suo intervento a Capitol Hill. Il sovrano britannico ha aperto il discorso con parole nette sull’attentato di sabato, durante il gala dei corrispondenti della Casa Bianca, alla presenza di Donald Trump e quasi tutto il governo americano: «La violenza non vincerà, uniti difenderemo la democrazia».

La «storia di due George»: il parallelo Washington-Giorgio III

Nel cuore del discorso, Carlo ha rievocato la Rivoluzione Americana con un parallelismo storico, definendola «una storia di due George», in chiave quasi dickensiana: il primo presidente George Washington e il suo trisavolo di quinta generazione, re Giorgio III. Il sovrano ha ricordato che si tratta della sua ventesima visita negli Stati Uniti, ma della prima da quando è salito al trono. «Re Giorgio non mise mai piede in America e, vi assicuro, io non sono qui nell’ambito di qualche astuta azione di retroguardia», ha aggiunto, strappando una risata all’aula. I padri fondatori sono stati invece richiamati con un gioco di parole sul celebre film con James Dean, descritti come «ribelli con una causa».

Guerra in Ucraina e Iran: l’appello alla «risolutezza incrollabile»

Sui due conflitti aperti il re non ha usato giri di parole. «Ci incontriamo in tempi di grande incertezza», ha detto, citando le guerre in Ucraina e in Iran come scenari che «pongono immense sfide per la comunità internazionale». Da qui l’esortazione a Donald Trump perché gli Stati Uniti mostrino una «risolutezza incrollabile» nel sostegno a Kiev e alla sua «coraggiosa gente», la stessa determinazione che, ha ricordato Carlo, gli americani avevano saputo trovare dopo l’11 settembre. Il sovrano britannico ha dedicato una parte del suo intervento per sottolineare il ruolo della Nato nel proteggere i propri cittadini . Proprio l’11 settembre era stata la prima occasione, ricorda, in cui la Nato ha invocato l’articolo 5, che stabilisce come un attacco a un membro dell’Alleanza atlantica va considerato come un attacco a tutti i suoi membri.

11 settembre e rapporto Usa-Regno Unito: «Vi siamo al fianco»

Uno dei passaggi più sentiti è stato dedicato al rapporto storico tra le due sponde dell’Atlantico. «Vi siamo stati a fianco dopo l’11 settembre e vi siamo al fianco adesso», ha scandito il re, annunciando che il giorno successivo si sarebbe recato a New York al memoriale dell’attentato. «Quel giorno non sarà mai dimenticato», ha aggiunto, definendo «indistruttibile» il legame tra Stati Uniti e Gran Bretagna e ribadendo la profonda amicizia dei britannici verso gli americani.

Oscar Wilde, l’«ostaggio» e il sopravvissuto designato

Non sono mancate le battute di Carlo, come quando ha citato Oscar Wilde, ricordando l’aforisma secondo cui «americani e britannici non hanno nulla in comune se non la lingua». Citazione che ha suscitato le risate dei parlamentari. Spazio anche all’autoironia istituzionale: a Londra, ha spiegato, si segue ancora l’antica tradizione di prendere «in ostaggio» un membro del Parlamento, trattenendolo a Buckingham Palace finché il sovrano non rientra sano e salvo dai Comuni. «Di questi tempi, ci prendiamo cura del nostro ospite piuttosto bene, al punto che spesso non vuole più andarsene», ha aggiunto, in un parallelismo con la figura statunitense del «sopravvissuto designato» nominato durante le sedute congiunte del Congresso.

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