La madre di Eitan Bondì: «Noi per la pace, sono infuriata con lui. Armi in casa? Ero contraria, ora non le avrà più»

Il giorno che Eitan Bondì è stato arrestato per aver sparato a due militanti dell’Anpi, a sua madre è caduto il cellulare in terra, lo schermo si è rotto. «Un segno, perché in questi giorni non potuto leggere nulla: mi ha protetta», dice a Repubblica Eleonora Pagani. È la prima volta che parla la madre del 21enne della Comunità ebraica romana che ha confessato la «bravata» di sabato 25 aprile. Da quando martedì è stato fermato, non lo ha più visto né sentito – portato prima in carcere e poi agli arresti domiciliari, in un’altra casa. Ma di pensieri in questi giorni ha avuto modo di farne molti. «Eitan è un ragazzo educato e stimato da tutti. Io l’ho cresciuto da sola ed è sempre stato molto responsabile, attento alla sorella e al fratello minore. Penso che sia disperato e sono certa che si vergogni del suo gesto», dice a Luca Monaco la donna, che fa l’insegnante a scuola. E anche per questo si dice «infuriata con lui, da madre e educatrice». Di certo lei di valori ne coltiva ben altri da quelli che hanno portato il 21enne a quell’azione scriteriata. «Io sono una pacifista. Vado a suonare i salmi con la chitarra al Ghetto. Ho portato a scuola la canzone Salam/Shalom (pace, in arabo ed ebraico, ndr): i bambini arabi mi si attaccano alle gambe, mi vogliono tutti bene», racconta Pagani, che parla anche un po’ di arabo.
Il parente scampato al 7 ottobre e le armi in casa: «Ero contraria»
Il giorno in cui Eitan è stato arrestato però le è crollato il mondo addosso. Dopo la disavventura a scuola col telefonino, Pagani è tornata a casa e sua figlia le ha dato la notizia che non avrebbe mai voluto ricevere. «Mamma siediti: è venuta la polizia, Eitan è in commissariato», le ha detto. Corsa lì, ha capito cos’era successo e ricollegato tutto. Pagani racconta che negli ultimi anni hanno conosciuto da vicino il prezzo dell’odio: «In famiglia abbiamo un parente scampato alla strage del Nova peace festival (il rave nel sud di Israele assaltato da Hamas il 7 ottobre 2023, ndr). Viviamo un dolore enorme, un senso di scampato pericolo». E ciononostante, o forse proprio per questo, «siamo i primi a volere la pace». Eppure suo figlio aveva in casa pistole e coltelli, insieme alle bandiere d’Israele. La madre sapeva, e protestava. «Aveva il porto d’armi e le ha acquistate regolarmente. Andava al poligono. Io sono sempre stata contraria, glielo ripetevo in continuazione ma non sono riuscita a evitarlo. Adesso non le avrà più e sono contenta». La strada da seguire per lei è opposta: «Se ognuno imparasse a guardare alla propria sfera personale e sociale, questo aiuterebbe a coltivare il buon senso».
