Altro che “seconda vita”: i 40 anni sono il decennio più stancante secondo la scienza. Cosa succede al corpo e perché

L’invecchiamento umano non è un processo lento e costante, ma subisce un’accelerazione improvvisa intorno ai 40 anni. Secondo un nuovo studio pubblicato su Nature Aging, la sensazione di stanchezza cronica in questa fase della vita dipende da cambiamenti molecolari drastici che colpiscono il metabolismo e il sonno. La sensazione di essere più stanchi coincide con una serie di cambiamenti fisiologici misurabili: il metabolismo energetico diventa meno efficiente, il recupero si allunga, il sonno perde continuità. Dinamiche che non si distribuiscono in modo uniforme nel tempo, ma tendono a concentrarsi in un passaggio specifico della vita adulta. È proprio questo il punto su cui si è concentrata una recente analisi, che ha cercato di individuare quando questa combinazione di fattori raggiunge la massima intensità.
L’età più “costosa”
Lo studio pubblicato sulla rivista Nature Aging, ha analizzato l’andamento dell’invecchiamento umano seguendo nel tempo 108 adulti tra i 25 e i 75 anni. I ricercatori hanno raccolto per diversi anni campioni biologici come sangue, feci e tamponi della pelle e della bocca per osservare come cambiano nel tempo alcune componenti fondamentali dell’organismo: le proteine (che regolano la maggior parte delle funzioni cellulari), i metaboliti (coinvolti nella produzione e nell’uso dell’energia), l’RNA (che riflette l’attività dei geni) e il microbioma, cioè l’insieme dei microrganismi che contribuiscono a digestione e risposta immunitaria. Secondo quanto spiegano gli autori, «i cambiamenti legati all’età non appaiono con un andamento lineare», ma tendono a concentrarsi in momenti specifici: «Circa l’80% delle molecole analizzate mostra variazioni più marcate in intervalli temporali circoscritti».
La crisi dei 40 anni
Secondo i risultati della ricerca, è intorno ai 40 anni di età che iniziano a sovrapporsi cambiamenti capaci di incidere direttamente su come il corpo produce e utilizza energia. Tra questi c’è il progressivo calo dell’efficienza dei mitocondri, le strutture presenti nelle cellule che trasformano i nutrienti in ATP, la “moneta energetica” utilizzata per far funzionare i tessuti. Quando questo processo diventa meno efficiente, a parità di sforzo si produce meno energia o la si produce più lentamente: «è per questo che il recupero dopo una notte corta, una giornata intensa o attività fisica richiede più tempo rispetto a prima». Allo stesso tempo cambia anche il sonno. Non necessariamente si dorme meno ore ma si riduce la quota di sonno profondo: «La fase in cui l’organismo ripara i tessuti, regola il metabolismo e riequilibra molti processi biologici, mentre aumentano i risvegli notturni». Il risultato è un riposo meno “efficace”, che lascia una quota di stanchezza residua anche al risveglio.
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Cambiamenti su Insulina e risposta infiammatoria
A questi fattori si aggiungono le fluttuazioni ormonali: ormoni come cortisolo, estrogeni o testosterone contribuiscono a regolare energia, risposta allo stress e ritmi sonno-veglia. «Quando questi segnali diventano meno stabili, anche la capacità dell’organismo di adattarsi ai carichi quotidiani, fisici e mentali, risulta meno immediata». Secondo lo studio, infine, entrano in gioco anche modifiche nella gestione dei nutrienti e nella sensibilità all’insulina, l’ormone che permette alle cellule di utilizzare il glucosio come fonte di energia. «Una minore efficienza di questo sistema può rendere più “lenta” la disponibilità di energia durante la giornata, con picchi e cali più marcati». In parallelo, si osservano cambiamenti nella risposta infiammatoria: «Aumenta quella che viene definita “infiammazione di basso grado”, una condizione cronica ma lieve in cui il sistema immunitario resta leggermente attivato. Non provoca sintomi evidenti, ma può contribuire a una sensazione diffusa di affaticamento e a un recupero meno rapido.
È la combinazione di questi processi, più che il singolo cambiamento isolato, a spiegare secondo gli esperti perché questa fase della vita diventa più “costosa” dal punto di vista energetico: il corpo continua a funzionare, ma con un margine di efficienza ridotto, e questo si traduce in una maggiore sensazione di fatica anche a parità di impegni.

