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Il Castello delle cerimonie «resta aperto», perché il Consiglio di Stato ha dato ragione ai Polese: la reazione della famiglia e cosa succede adesso

14 Maggio 2026 - 23:52 Giovanni Ruggiero
Castello delle cerimonie
Castello delle cerimonie
Per il Comune, quella struttura era per la maggior parte abusiva. Ma gli eredi di Antonio Polese non si sono mai arresi. Dopo il successo della trasmissione su Real Time, il "Castello" rischiava di non ospitare più feste e banchetti. Pericolo per ora scampato, ma lo scontro giudiziario è ancora lontano dal concludersi
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Il Grand Hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli, conosciuto in tutta Italia come “Il castello delle cerimonie” grazie al programma andato in onda per anni su Real Time, resta aperto a matrimoni, cresime e comunioni. Il Consiglio di Stato ha sospeso efficacia ed esecutività della sentenza con cui, l’11 maggio, il Tar della Campania aveva confermato la revoca della licenza commerciale disposta dal Comune. La struttura avrebbe dovuto chiudere tra il 13 e il 14 maggio, ma i legali della famiglia Polese hanno presentato appello immediato ottenendo nuovo tempo: banchetti e cerimonie potranno proseguire almeno fino al 4 giugno, giorno in cui è fissata l’udienza collegiale in camera di consiglio.

L’ordinanza dei giudici amministrativi e la reazione dei legali

Nell’ordinanza, citata dal Corriere della Sera, i giudici amministrativi spiegano che «fino alla pronuncia collegiale è senz’altro prevalente l’esigenza di assicurare la prosecuzione delle attività economiche svolte dagli appellanti, inibendo l’esecuzione della sentenza impugnata e dei provvedimenti amministrativi oggetto di contestazione davanti al Tar». Insomma prevale la necessità di non fermare il Castello e le sue feste per poter pagare fornitori e soprattutto i dipendenti. Soddisfatto il pool difensivo della famiglia. «Finalmente uno spiraglio di giustizia in un clima di inusuale accanimento amministrativo», ha dichiarato l’avvocato Ignazio Tranquilli in una nota riportata da Fanpage.

La revoca delle licenze decisa dal Comune di Sant’Antonio Abate

A innescare lo scontro era stato il provvedimento dell’11 dicembre 2024 con cui il dirigente del settore unico attività produttive del Comune aveva ritirato le licenze commerciali alla struttura. Dopo la sentenza del Tar, la sindaca Ilaria Abagnale aveva firmato una seconda ordinanza di sgombero, parlando di atti dovuti. «Si tratta di due provvedimenti che rientrano nella normale presa di possesso dell’intero compendio assegnato all’ente comunale in seguito ad una sentenza definitiva per lottizzazione abusiva che ha stabilito l’acquisizione di tutti gli immobili e i terreni che ricadono in quella area», aveva spiegato la prima cittadina, come ricorda Fanpage.

La sentenza del Tar e il piano urbanistico bocciato

La sezione settima del Tar Campania, scrive il Corriere della Sera, era entrata nel merito confermando la fondatezza dell’intervento del Comune. Dopo l’accertamento definitivo del reato di lottizzazione abusiva da parte del giudice, «del tutto legittimamente l’amministrazione comunale ha ritenuto essere venuto meno il presupposto per il mantenimento dell’uso commerciale dell’immobile e per il legittimo esercizio di tale attività». Respinto anche il ricorso contro il rigetto, nel 2024, del piano urbanistico attuativo presentato dai Polese in base al condono edilizio del 1985 e ad altre normative regionali. Secondo i giudici «soltanto l’eventuale revoca della misura ablativa da parte del giudice della esecuzione penale, subordinatamente alla prova della buona fede e della completa estraneità degli istanti alle parti del procedimento penale e comunque limitatamente alle aree o immobili estranee alla condotta illecita, potrebbe radicare in capo ai ricorrenti quella legittimazione alla presentazione dell’istanza di piano attuativo, che allo stato risulta insussistente».

Cosa succede ora: revisione a Roma e udienza in Cassazione

Restano aperti anche i procedimenti penali. Davanti alla Corte d’appello di Roma pende una nuova richiesta di revisione, mentre per il 9 luglio è fissata un’altra udienza in Cassazione: entrambi i fascicoli sono stati avviati da Concetta Polese per ottenere la cancellazione della confisca legata al reato di lottizzazione abusiva, quella che ha trasferito il complesso nella disponibilità del Comune. Un esito favorevole, sottolineano i difensori, «cancellerebbe di colpo tutti i problemi amministrativi che stanno avendo i proprietari del castello delle cerimonie». Antonio Polese, il “boss delle cerimonie” scomparso nel 2016 a ottant’anni, è il fondatore dell’impero da cui è nata l’intera vicenda giudiziaria.