Marcello Franzoso e gli insulti omofobi al figlio Matteo: «Non ci ha mai detto nulla»

Marcello Franzoso, 66 anni, assicuratore genovese, padre di Matteo, nei giorni scorsi ha raccontato che il figlio veniva apostrofato come «il frocetto di Sestriere» in Nazionale. Oggi in un’intervista a La Stampa attacca direttamente la federazione sci: «Siamo rimasti soli, sono scappati tutti prima delle Olimpiadi». Matteo Franzoso è morto otto mesi fa durante un allenamento sulla pista di La Parva in Cile. È finito contro una barriera di legno ed è morto dopo due giorni di coma.
I rimorsi del padre
«Se solo avessi saputo tutto ciò che ho scoperto dopo la sua scomparsa, gli avrei detto di lasciare l’attività sportiva di alto livello e di dedicarsi allo studio. Perché lui era bravo anche a scuola. L’altro mio figlio Michele si è laureato con 110 e lode. Non c’è solo lo sport nella vita. Anche se tanti pensano il contrario. E poi mi sento impotente, tutto ciò che è avvenuto è ingiusto. Anche se Matteo da lassù ci aiuta e ogni giorno ci manda segnali positivi», spiega Marcello. Che poi parla della frase incriminata: «Quando mi hanno riferito di questa circostanza, sono andato su tutte le furie. Purtroppo, mio figlio non ci ha mai raccontato nulla del contesto in cui si allenava e sciava, forse perché sapeva che io avrei reagito male. Comunque quello che mi torna in mente è il fatto che Matteo mi ripeteva sempre che non avrebbe fatto l’allenatore. Ci sono risvolti che non mi piacciono in questo mondo. Lo dico perché anch’io ho fatto sport, giocavo a pallanuoto».
Lo sci e la sicurezza
Marcello dice che nello sci c’è il problema della sicurezza: «Possibile che nessuno si renda conto dei rischi che gli atleti affrontano scendendo a oltre cento all’ora? Che il tema della sicurezza sia così sottovalutato? Prendiamo l’esempio di La Parva, con quella barriera di legno. Cosa ci fa in pista? È pericolosissima. Perché era senza protezione? Perché nessuno è intervenuto? Non è cambiato nulla. Ecco, su questo vorrei avere una risposta dalla federazione e dal direttore tecnico. Ciò che è successo a Matteo deve essere un monito. Inoltre, ho saputo che la Nazionale tornerà di nuovo ad allenarsi in Cile. E anche su questo c’è da riflettere. Mi chiedo se siano stati fatti miglioramenti».
Ti potrebbe interessare
- Matteo Franzoso morto, il padre accusa: «Il Dt lo chiamava frocetto di Sestriere»
- La famiglia Lorenzi al funerale di Matteo Franzoso: «Il sacrificio di Matilde non è servito»
- L’incidente di Franzoso, Innerhofer racconta: «Ho visto lui dalla seggiovia, sono andato fuori di testa»
- La morte di Matteo Franzoso: l’allenamento in Cile, il sogno Milano-Cortina 2026 e la sicurezza sulle piste da sci
La morte e gli olimpionici
Racconta anche un’altra cosa che l’ha infastidito: «Matteo è morto a settembre. E nella prima di Coppa del mondo a Soelden nessuno ha pensato di fare due minuti di silenzio per lui. Perché i leader di oggi sono un po’ bambini. Se ci fosse stato l’asso norvegese Kilde o il francese Sarrazin si sarebbero fermati. Anche solo due minuti ma l’avrebbero fatto. Le racconto un altro episodio. Noi non abbiamo mai sentito nessuno. Ovviamente, siamo seguiti a livello psicologico».
Ma c’è un ricordo che gli ha regalato sollievo: «Sì, l’altra sera quando, al “Premio Di Marzio” hanno consegnato a Michele una maglietta del Genoa. Lui era tifoso, si era messo come obiettivo di arrivare tra i primi dieci al mondo per essere invitato dal Genoa e fare un giro di campo. Poi abbiamo ricevuto una lettera dal Genoa, a settembre ci sarà un ricordo di Matteo. Ecco anche questo mi solleva un po’. Perché Matteo era un ragazzo meraviglioso, solare. Era davvero una bella persona».

