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Perché sono morti i 5 sub italiani alle Maldive

15 Maggio 2026 - 05:00 Alessandro D’Amato
maldive sub italiani morti perche
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La narcosi da azoto, il mare mosso, il possibile avvelenamento e il filo d'Arianna. Cosa è successo nell'atollo di Vaavu e le regole d'immersione da rispettare
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Cinque italiani sono morti durante un’immersione nelle grotte subacquee a 50 metri di profondità nell’atollo di Vaavu. Partecipavano a una crociera scientifica biologica. La polizia ha avviato un’indagine. Nel sito di immersione sull’atollo Vaavu le condizioni meteo erano sfavorevoli: per la zona era stata emessa un’allerta gialla. Tra le vittime Monica Monfalcone, professoressa associata in ecologia marina dell’Università di Genova, e la figlia ventiduenne Giorgia Sommacal, 23 anni. Poi Muriel Oddenino di Poirino, ricercatrice del Torinese, e gli istruttori subacquei Gianluca Benedetti di Padova e Federico Gualtieri di Borgomanero, del Novarese. Ma perché sono morti? Quali sono le cause della strage?

Perché sono morti gli italiani alle Maldive

In premessa bisogna dire che non esistono luoghi più o meno pericolosi in mare. Scendere a 50 metri di profondità è sempre pericoloso perché la narcosi da azoto è un evento possibile se chi si immerge non è sufficientemente allenato. Le grotte marine, spiega oggi il Corriere della Sera, presentano pericoli specifici. È necessario utilizzare il filo d’Arianna. I moschettoni devono essere utilizzati per l’aggancio. Non è sufficiente nemmeno conoscere la conformazione e sapere se la grotta ha una sola o più entrate. Bisogna anche sapere cosa succede all’interno quando c’è il mare mosso o l’alta marea e come si comportano le correnti. Ci vuole anche particolare attenzione alla creazione dei vortici.

Le ipotesi sull’incidente alle Maldive

Nell’incidente alle Maldive si possono ipotizzare due scenari. Nel primo il gas non era compatibile con la respirazione, magari per un caricamento fatto con un compressore che inquina l’aria, e le persone sono morte per avvelenamento. Però è improbabile che questo sia successo a tutte e cinque le vittime. La seconda ipotesi è quella di un imprevisto nella grotta. Che ha fatto perdere la via d’uscita ai cinque, poi morti per la fine dell’ossigeno. Chi va in profondità segue un allenamento specifico rispetto alle immersioni sportive di 10-12 metri. Uno dei pericoli è l’ebbrezza da azoto. Che però varia da persona a persona. Abituare il fisico alle profondità fa parte dell’addestramento. La narcosi da azoto fa perdere l’orientamento.

L’ossigeno nelle bombole

L’aria che usano i sub è fatta per il 20% di ossigeno e il resto è azoto. Non ci devono essere altri gas e i compressori devono essere manutenuti in odo adeguato. L’intossicazione, in caso di respiro di aria impura, può essere ritardata. Per questo un sub che avverte sintomi deve avvertire immediatamente gli altri. Se si scende a -50 metri non si può restare a lungo perché occorre tempo per la decompressione. Oggi ci sono bombole moderne (Rebreather) che riciclano il gas espirato depurandolo dall’anidride carbonica e reintegrano l’ossigeno consumato, permettendo un’alta autonomia. I media maldiviani precisano che le immersioni ricreative nel paese sono consentite fino a una profondità massima di trenta metri.

L’immersione

I sub si sono tuffati dalla Safari boat Duke of York. La grotta si estende fino a una profondità di circa sessanta metri e probabilmente lunga 260. L’immersione in località Alimathaa era quasi sicuramente legata ad una visita turistico scientifica per la flora e la fauna subacquea delle grotte dell’atollo di Vaavu, come quelle promosse dall’agenzia Albatros Top Boat, nella quale erano coinvolti almeno sia Montefalcone che Benedetti, che era top operation manager della società. I cinque erano partiti per la missione a bordo dello yacht Duke of York, un panfilo di proprietà della Luxury Yacht Maldives con sede a Malè, la capitale dello stato insulare, ma con una filiale a Verbania, in Piemonte. La nave, costruita nel 2010, è adibita al trasporto presso luoghi scelti proprio per i turisti, per una quota di poco più di duemila euro a crociera della durata di una settimana.

Lo yacht per le immersioni e il nitrox

A disposizione dell’equipaggio dello yacht, per le immersioni – secondo quanto spiega il sito dell’azienda – ci sarebbe anche il nitrox, una miscela respiratoria per immersioni subacquee composta da azoto e ossigeno, e una piccola imbarcazione utilizzata per avvicinarsi in superficie ai punti delle esplorazioni. Umberto Pelizzari, uno dei più grandi apneisti italiani, dice oggi a La Stampa che conosce luoghi e tour operator: «Ero sulla stessa barca utilizzata dal gruppo di Monica, il Duke of York, sei mesi fa. E anche questa è una circostanza che mi sconcerta». Secondo Pellizzari non è impossibile che siano entrati nella grotta: «Dipende dal livello di conoscenza ed esperienza dei subacquei. L’istruttore, il capo immersione, deve valutare se chi porta con sé ha le certificazioni, i brevetti, l’abilità adeguati. In questo caso, quello che mi tormenta è che nessuno di loro sia uscito dalla grotta per dare l’allarme».

L’allarme

E spiega: «Parlando teoricamente, ci si può perdere nella grotta, si va nel panico, si inizia a pinneggiare, si alza la fanghiglia, non si trova più la strada d’uscita». In questi casi «le torce servono a poco se si alza il fango e l’acqua diventa torbida: è come accendere i fari nella nebbia. Il filo d’Arianna, che si srotola per ritrovare l’ingresso, si usa in genere nelle spedizioni di speleo-sub, dedicate alle grotte. Non era questa la circostanza». In questi casi può accadere «che si respiri aria o miscela non buona contenuta nelle bombole, per ragioni diverse, e che a un certo punto ci si “spenga”, ci si addormenti fatalmente. Ma non può essere questo il caso, parliamo di professionisti scrupolosi».

La ricostruzione

Secondo i primi racconti il corpo dell’istruttore è stato trovato nel primo: «È attendibile. Entri nella prima sala, poi nella seconda, in una terza. Ti giri, c’è l’acqua torbida, ti sembra di essere passato da quella direzione, ma ti sbagli. Vai fuori controllo. E sei a 50-60 metri, dove ci sono regole d’immersione, tempi da rispettare. La grotta diventa una trappola», dice Pellizzari. Uno dei pericoli è il panico: «Non deve arrivare, però, perché ti sei preparato per immergerti in sicurezza». Un altro è l’eccesso di sicurezza: «Forse. Sei esperto, ti senti sicuro, trascuri qualcosa. Ma sono solo ipotesi. Non c’eravamo, laggiù, per dirlo».

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