Ultime notizie Crisi Usa - IranDelitto di GarlascoGoverno MeloniJannik SinnerMaldive
ATTUALITÀAndrea SempioBresciaCorruzioneDelitto di GarlascoInchiesteOmicidi

Garlasco, perché l’inchiesta per corruzione di Brescia è un pilastro per le accuse contro Sempio. Dalle intercettazioni mai trascritte alle zero perquisizioni

16 Maggio 2026 - 08:01 Alba Romano
sempio inchiesta brescia
sempio inchiesta brescia
Nell'altra procura fanno le pulci alla prima indagine su Sempio, accusato dell'omicidio di Chiara Poggi. Dalle lettere della mamma a Stasi fino allo scritto sui soldi e l’archiviazione: tutte le stranezze
Google Preferred Site

Il Corriere della Sera ricorda oggi una lettera scritta da Daniela Ferrari, madre di Sempio, e rivolta ad Alberto Stasi, detenuto a Bollate. È il 16 dicembre 2018 e la donna nello scritto ricorda una frase letta anni prima durante il suo lavoro come vigilatrice nel carcere femminile di Voghera: «Con i soldi e l’amicizia lo metti in culo alla giustizia». Ferrari scriverà a Stasi due volte: la prima nel 2018, poi nel 2019. Lettere arrabbiate, ora agli atti della nuova inchiesta, dove la donna accusa Stasi di aver coinvolto il figlio nelle indagini e di averli rovinati economicamente, con periti e legali chiamati in loro difesa. Quegli scritti però, riporta il Corriere, assumono ora un significato diverso e rendono l’inchiesta di Brescia (dove per corruzione sono indagati l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, e il padre di Sempio, Giuseppe) fulcro del filone in cui Andrea Sempio è ora indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.

Intercettazioni mai trascritte, audio negati alla difesa di Stasi, assenza di perquisizioni: tutte le falle della prima indagine su Stasi

Secondo i magistrati, affiancati dalla Procura di Brescia, emergerebbero infatti elementi che farebbero pensare non solo a un’inchiesta “pilotata” — quella condotta tra il 2016 e il 2017 sul conto di Sempio — ma anche a un presunto sistema di pagamenti destinato ad accelerarne l’archiviazione. Il procuratore aggiunto Stefano Civardi scrive che, non appena Andrea Sempio venne indagato nel 2016, lui e il padre si sarebbero attivati «per reperire il denaro necessario a pagare investigatori e ottenere una rapida definizione del procedimento». L’inchiesta originaria, ricostruisce oggi il Corriere, viene ora descritta dagli attuali investigatori come un insieme di anomalie difficili da spiegare: intercettazioni mai trascritte, accessi agli audio negati per anni alla difesa di Stasi, contatti tra carabinieri e indagato ancora prima che quest’ultimo sapesse di essere sotto inchiesta, interrogatori ritenuti “guidati”, assenza di perquisizioni, nessuna copia forense del cellulare e attività di intercettazione durate appena quindici giorni nonostante un’accusa di omicidio. Un modus operandi che per la procura avrebbe reso Sempio «più attento e abile nel cancellare le tracce del proprio passato». Riporta il Corriere della Sera che in una conversazione intercettata, lo stesso Sempio avrebbe dichiarato di aver «bruciato tutto» ciò che possedeva prima del 2017.

«Pagare quei signori lì». Come nasce l’inchiesta di Brescia

Il quotidiano precisa che la nuova inchiesta di Brescia sarebbe nata proprio quando i carabinieri di Milano riascoltano le intercettazioni del febbraio 2017, accorgendosi che diverse parti non erano mai state trascritte. Audio in cui si specifica di «pagare quei signori lì». Secondo gli inquirenti, i genitori di Andrea avrebbero raccolto almeno 43 mila euro tra parenti e conoscenti, con l’obiettivo di costituire una somma complessiva tra i 50 e i 60 mila euro. Per i magistrati, questo spiegherebbe anche la scritta: «Gip Venditti archivia 20.30». I Sempio però sostengono che fossero somme destinate a pagare i legali dell’epoca: Massimo Lovati, Angela Taccia Grassi e Francesco Soldani. Sentiti a Brescia, i tre avvocati hanno confermato l’esistenza dei pagamenti, pur fornendo versioni discordanti. Pagamenti che in alcuni casi sono stati in contanti: senza fatture.

Il giallo degli atti

Tra i punti da chiarire anche il passaggio di documenti da Soldani al generale Luciano Garofano, ex consulente dell’accusa nel processo Stasi e successivamente vicino alla difesa di Sempio. Perché sarebbero atti riservati usciti irregolarmente dalla Procura generale di Milano. Il Corriere ricorda che al vaglio ci sono anche i contatti tra il luogotenente Silvio Sapone e Andrea Sempio, prima della notifica dell’avviso di garanzia. La pm Giulia Pezzino ha dichiarato di non aver mai autorizzato Sapone a interloquire con l’indagato. In un’intercettazione del 3 novembre scorso, Andrea Sempio, parlando con il padre, ricorda quelle telefonate dicendo: «Secondo me era proprio lui che mi chiamava… quando mi ha proposto la roba».

L’obiettivo era chiudere l’indagine appena possibile

Infine, gli inquirenti segnalano correzioni anonime su una bozza della richiesta di archiviazione trovata al carabiniere Maurizio Pappalardo e un parere chiesto dall’ex pm Venditti all’ex sostituto procuratore generale Laura Barbaini, senza che sia chiaro a quale titolo. Per la Procura sono tutte queste anomalie che sembrano convergere verso un’unica conclusione: chiudere l’indagine nel più breve tempo possibile.