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Che dischi Gazzè e Willie Peyote, ottimi i Pinguini tattici, Elisa e anche Tiziano Ferro con Lazza. Malissimo Irama. Le recensioni

17 Maggio 2026 - 19:17 Gabriele Fazio

Max Gazzé – L’ornamento delle cose secondarie

L’ornamento delle cose secondarie non è solo un semplice nuovo disco di Max Gazzè, ma un’esperienza musicale e poetica altissima, intellettuale, meravigliosamente eccessiva. Quella di Gazzè è un’opera a parte, che non c’entra niente con nessun’altra cosa prodotta oggi dall’industria musicale italiana. Perché sono venti brani, nessun disco ad anticipare il singolo, ad aprire la porta per farci accomodare in questo non luogo etereo in cui è necessario, affinché l’esperienza sia completa e godibile, lasciarsi andare del tutto, lasciarsi sommergere da parole e immagini composte, capaci di tradurre, come oggettivamente poche altre opere sono riuscite a fare negli ultimi anni, la nostra vita in qualcosa di più brillante. Molti ci vedranno dentro un bel pizzico di Battiato, noi rispettiamo il paragone, perché in termini di spessore, ve lo assicuriamo, regge, a tal punto che non rende giustizia ad un autore, Gazzé, che quest’indole impegnata ce l’ha sempre avuta, anche se poi a vincere, perlomeno sul mercato, per i più, sono quei brani (ugualmente geniali) dai colori vivaci e ironici. Ecco, qui parliamo proprio di un’altra cosa, parliamo della libertà, assoluta, suprema, di dar sfogo ad una vena poetica dai rarissimi precedenti. È un disco impetuoso e corposo, uno di quei dischi che più che ascoltati vanno affrontati per uscirne poi arricchiti, sospesi anche noi, in questo altrove lirico, attraverso perle di luminosa delicatezza come Amo, Da piccolo, Attriti, Il matrimonio di tua figlia o Rumore. Di certo parliamo di un punto di arrivo di un certo agire in musica di Gazzè, un punto che ci conferma lo spessore di un artista raro che per fortuna fa tutto ciò che la stragrande maggioranza degli attori del mercato musicale italiano non si sognerebbe mai nemmeno di pensare. Eccellenza.