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Ebola, sono negativi ai test i due casi sospetti atterrati a Milano. Erano tornati dall’Uganda

25 Maggio 2026 - 21:07 Matteo Revellino e Alba Romano
ebola milano
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I due erano atterrati ieri a Malpensa con un volo da Addis Abeba. I sintomi e la nota del ministero della Salute. Probabile «un'infezione di origine batterica a carico dell'apparato gastroenterico»
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I test per il virus dell’Ebola effettuati oggi al “Sacco” di Milano su due persone rientrate nelle scorse ore dall’Uganda sono negativi: è quanto si legge in un comunicato diffuso dal Ministero della Salute.  I due sono stati sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica nell’ambito delle attività di monitoraggio. Il Ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia. E sta anche partecipando al Comitato operativo della Protezione civile nell’ambito delle attività di coordinamento e monitoraggio in corso. Nella nota si specifica che il rischio di Ebola in Italia resta molto basso.

Probabile batterio

Cosa hanno quindi i due pazienti atterrati dall’Uganda? «Gli esami virologici eseguiti presso il laboratorio di riferimento dell’.Ospedale Sacco di Milano hanno dato esito negativo. I pazienti sono risultati negativi anche ai test per malaria e per i principali virus respiratori attualmente monitorati», ha detto l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso. L’ipotesi, al momento, è quella di «un’infezione di origine batterica a carico dell’apparato gastroenterico».

Cosa era successo

All’ospedale Sacco di Milano è stato attivato il protocollo speciale per due pazienti ritenuti a rischio Ebola. I due, entrambi cooperanti, sono stati in Uganda e sono sbarcati insieme ad altre cinque persone alle 5:50 di ieri da Addis Abeba a Malpensa. Poi si sono trasferiti nei loro paesi di residenza: l’uomo di 30 anni a Lurate Caccivio, mentre la donna di 33 anni a Bulgarograsso, entrambi nel Comasco. Presentano dei sintomi riconducibili al virus che si sta diffondendo anche in Congo e Sud Sudan. L’uomo ha febbre, nausea e vomito. Più grave la donna, che presenta febbre, vomito e sintomi neurologici, quindi non è escluso che possa essere ricovercata in terapia intensiva. Per questo motivo, sono state isolate e trasportate dai vigili del fuoco all’ospedale Sacco di Milano, dove sono stati sottoposti ai test per varie malattie.

Cosa dice il ministero della Salute

Il rischio Ebola in Italia «resta molto basso». Lo afferma il ministero della Salute sottolineando che «il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate». Il ministero della Salute continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell’evoluzione del quadro epidemiologico e degli esiti diagnostici in corso. Le due persone con sintomatologia febbrile, comunica il dicastero in una nota, sono state trasferite presso il Sacco di Milano, struttura dotata dei più elevati livelli di biocontenimento e di gestione delle malattie infettive ad alto rischio, dove saranno eseguiti gli accertamenti diagnostici previsti dai protocolli nazionali e internazionali.

Due nuclei familiari coinvolti

I due pazienti, partiti per l’Uganda per una missione umanitaria, appartengono a due nuclei familiari differenti, uno residente a Lurate e l’altro a Bulgarograsso. Le altre persone appartenenti alle due famiglie «sono sono sottoposte a sorveglianza sanitaria e monitoraggio da parte delle autorità competenti», fa sapere il Ministero della Salute, in contatto con la Regione Lombardia. Proprio nella giornata di ieri il Dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute ha partecipato alla riunione dell’HSC-Health Security Committee della Commissione europea e ha organizzato un punto di coordinamento nazionale dedicato alla situazione Ebola, con la partecipazione dei rappresentanti dei Ministeri degli Affari Esteri, della Difesa e dell’Interno, dell’Unità di Crisi, dell’Istituto Superiore di Sanità, del Consiglio Superiore di Sanità, del Coordinamento interregionale prevenzione, dell’Istituto Spallanzani, dell’Ospedale Sacco di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia.

Come funziona il protocollo

Il protocollo nazionale per la gestione della malattia da Ebola risale al 2014, anno della più grande epidemia di questo virus mai registrato fino ad allora. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità dichiarò l’emergenza sanitaria pubblica internazionale e anche l’Italia corse ai ripari. Oggi ne esiste una versione più aggiornata, ritoccata anche in base all’esperienza del Covid-19. Il protocollo speciale si attiva quando un soggetto presenta dei sintomi clinici compatibili o è entrato in contatto con casi confermati nei precedenti 21 giorni. Una volta identificato il caso sospetto, le procedure prevedono l’immediato isolamento del paziente nel luogo in cui si trova. La conferma diagnostica viene effettuata attraverso i test virologici presso i centri nazionali di riferimento, come il Luigi Sacco di Milao. Parallelamente, il Dipartimento di Prevenzione avvia un’indagine epidemologica per identificare i contatti delle persone coinvolte, stabilendo misure di sorveglianza attiva o di quarantena in base al livello di rischio di esposizione.

In aggiornamento