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Ebola, due casi sospetti a Milano: al Sacco attivato il protocollo sanitario speciale. Isolati i pazienti tornati dall’Uganda

25 Maggio 2026 - 15:38 Matteo Revellino e Alba Romano
Ospedale Sacco, due sospetti casi di Ebola
Ospedale Sacco, due sospetti casi di Ebola
I due erano atterrati ieri a Malpensa con un volo da Addis Abeba. I sintomi e la nota del ministero della Salute: cosa prevede la profilassi messa in campo dal centro di malattie infettive milanese
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All’ospedale Sacco di Milano è stato attivato il protocollo speciale per due pazienti ritenuti a rischio Ebola. I due, entrambi cooperanti, sono stati in Uganda e sono sbarcati insieme ad altre cinque persone alle 5:50 di ieri da Addis Abeba a Malpensa. Poi si sono trasferiti nei loro paesi di residenza: l’uomo di 30 anni a Lurate Caccivio, mentre la donna di 33 anni a Bulgarograsso, entrambi nel Comasco. Presentano dei sintomi riconducibili al virus che si sta diffondendo anche in Congo e Sud Sudan. L’uomo ha febbre, nausea e vomito. Più grave la donna, che presenta febbre, vomito e sintomi neurologici, quindi non è escluso che possa essere ricovercata in terapia intensiva. Per questo motivo, sono state isolate e trasportate dai vigili del fuoco all’ospedale Sacco di Milano, dove sono stati sottoposti ai test per varie malattie, tra cui l’ebola. Tra le ipotesi non va esclusa la malaria, contratta dalla figlia della 33enne in Africa.

Cosa dice il ministero della Salute

Il rischio Ebola in Italia «resta molto basso». Lo afferma il ministero della Salute sottolineando che «il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate». Il ministero della Salute continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell’evoluzione del quadro epidemiologico e degli esiti diagnostici in corso. Le due persone con sintomatologia febbrile, comunica il dicastero in una nota, sono state trasferite presso il Sacco di Milano, struttura dotata dei più elevati livelli di biocontenimento e di gestione delle malattie infettive ad alto rischio, dove saranno eseguiti gli accertamenti diagnostici previsti dai protocolli nazionali e internazionali.

Due nuclei familiari coinvolti

I due pazienti, partiti per l’Uganda per una missione umanitaria, appartengono a due nuclei familiari differenti, uno residente a Lurate e l’altro a Bulgarograsso. Le altre persone appartenenti alle due famiglie «sono sono sottoposte a sorveglianza sanitaria e monitoraggio da parte delle autorità competenti», fa sapere il Ministero della Salute, in contatto con la Regione Lombardia. Proprio nella giornata di ieri il Dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute ha partecipato alla riunione dell’HSC-Health Security Committee della Commissione europea e ha organizzato un punto di coordinamento nazionale dedicato alla situazione Ebola, con la partecipazione dei rappresentanti dei Ministeri degli Affari Esteri, della Difesa e dell’Interno, dell’Unità di Crisi, dell’Istituto Superiore di Sanità, del Consiglio Superiore di Sanità, del Coordinamento interregionale prevenzione, dell’Istituto Spallanzani, dell’Ospedale Sacco di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia.

Come funziona il protocollo

Il protocollo nazionale per la gestione della malattia da Ebola risale al 2014, anno della più grande epidemia di questo virus mai registrato fino ad allora. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità dichiarò l’emergenza sanitaria pubblica internazionale e anche l’Italia corse ai ripari. Oggi ne esiste una versione più aggiornata, ritoccata anche in base all’esperienza del Covid-19. Il protocollo speciale si attiva quando un soggetto presenta dei sintomi clinici compatibili o è entrato in contatto con casi confermati nei precedenti 21 giorni. Una volta identificato il caso sospetto, le procedure prevedono l’immediato isolamento del paziente nel luogo in cui si trova. La conferma diagnostica viene effettuata attraverso i test virologici presso i centri nazionali di riferimento, come il Luigi Sacco di Milao. Parallelamente, il Dipartimento di Prevenzione avvia un’indagine epidemologica per identificare i contatti delle persone coinvolte, stabilendo misure di sorveglianza attiva o di quarantena in base al livello di rischio di esposizione.

In aggiornamento