Salim El Koudri e la possibile contestazione dell’odio razziale: «Arrabbiato con gli italiani per il lavoro»

Salim El Koudri ha visionato e scaricato contenuti su attentato terroristici in Europa. Avvenuti con modalità analoghe a quelle del 16 marzo scorso, quando si è lanciato con un’auto sulla folla nel centro di Modena. «Stiamo esaminando tutti i device sequestrati ma è presto per dare il giusto peso ad ogni contenuto che rintracciamo», avvertono gli inquirenti. In ogni caso non si trovano prove di percorsi di radicalizzazione. Ovvero contatti con gruppi e associazioni islamiche. Ma potrebbero contestargli l’odio razziale e la premeditazione.
Salim El Koudri e gli attentati
Gli inquirenti avranno un quadro chiaro di quanto trovato nei device del 31enne entro una settimana. Ma intato puntano sul rancore di Salim per il lavoro che non trovava. E sulla convinzione di essere discriminato a causa delle sue origini marocchine. Avrebbe così organizzato una vendetta contro gli italiani. Poi c’è la patologia non curata. La Procura di Modena gli potrebbe contestare anche l’aggravante dell’odio razziale e della premeditazione. I testi in arabo trovati a casa di Salim sono del padre, laureato in letteratura araba: si tratta di riflessioni e critiche al colonialismo nei paesi africani.
Il padre
La figura del padre è molto importante nella vita di Salim. «Dovevo trovare un lavoro, non potevo deluderlo», ha spiegato qualche giorno fa. Di recente con lui aveva un rapporto conflittuale. Intanto il sindaco di Modena Massimo Mezzetti annuncia le vie legali contro l’odio social che si è diffuso in questi giorni dopo l’attentato. Il primo cittadino ha replicato alle dichiarazioni di un parente di una donna ferita e ricoverata attualmente al Maggiore di Bologna, che accusava il sindaco di voler “insabbiare tutto” pronunciate in una puntata di una trasmissione tv.
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«Ieri ho ascoltato in una trasmissione televisiva un’affermazione del fratello di una vittima oggi ricoverata al Maggiore, dove diceva che io vorrei insabbiare tutto. A parte che io non avrei il potere di insabbiare, ho detto dall’inizio che questo è un attentato. La natura di questo attentato la decideranno gli inquirenti. Dico che qualunque sia la natura è un attentato perché ha deliberatamente attentato alla vita delle persone. Ci costituiremo parte civile, spero che la giustizia faccia il suo corso, che si dia la pena massima che può essere prevista in questi casi. Dire che io voglio insabbiare, è una totale falsità», ha scritto il sindaco.
L’odio social
Da qui il primo cittadino passa al tema dei social, e se quella al fratello di una delle ferite era in sostanza una replica, per quel che riguarda l’odio social, si tratta invece di azioni legali: «In questi giorni sui social si è riversato il peggio delle viscere che possiamo produrre. Si è vomitata tanta infamia, insulti, ricostruzioni sbagliate, sia nei miei confronti che nei confronti del ministro Piantedosi, nei confronti degli inquirenti. Addirittura ho sentito cose infamanti anche nei confronti della donna tedesca ferita. Tutto questo lo trovo raccapricciante».
«Presenterò regolare denuncia contro tutte le infamie, gli insulti e le diffamazioni che ho ricevuto, qualcuna al limite della minaccia, non perché le ho ricevute io, ma perché bisogna darci un taglio con questo uso troppo spregiudicato dei social perché ci sono gli attentatori che emulano altri attentatori, ma ci possono essere anche altre menti malate che di fronte a tutto questo odio possono pensare di vendicarsi direttamente. Bisogna che fermiamo chi propaganda questo odio. Qualora dovessi ricevere risarcimenti dalle cause che intenterò e sto intentando in questi giorni, saranno interamente devolute ai feriti», conclude Mezzetti.

