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«Qual è il lavoro giusto per te?». Viaggio nelle periferie di Berlino, dove il futuro è un gioco da ragazzi – Il video

27 Maggio 2026 - 09:10 in collaborazione con  UniCredit Foundation
In una Germania in cui cresce la dispersione scolastica, l'associazione JOBLINGE col sostegno di UniCredit Foundation aiuta i ragazzi a progettare il proprio futuro lavorativo. Guardando prima di tutto dentro se stessi
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«Ok ragazzi, ora prendete il bicchiere, lanciatelo in aria e provate a farlo cadere in piedi. Pronti? Partenza, via». Campus Efeuweg, comprensorio scolastico all’estrema periferia sud di Berlino. Una luminosa mattina di primavera, fuori. Alexander, Ahmed, Demir, Asil, Lutio, Esna e Alejandro, 16 anni, ridono e scherzano mentre si dilettano al banco col gioco di equilibrio. Non è l’ora di ricreazione. È il cuore di una mattinata decisamente diversa dal solito per la loro classe. Al posto dei soliti insegnanti, oggi alla lavagna c’è una formatrice esterna di nome Antonia. Quello del glass-flip è solo uno dei tanti giochi creativi che propone ai ragazzi. Tra le sfide manuali da tentare in 60 secondi, c’è pure un cordino pieno di piccoli nodi da sciogliere; un foglio di carta da trasformare in aeroplanino in grado di volare; due immagini similari tra cui trovare le differenze. Ci si mette alla prova con occhi, mani e dita. Ma l’obiettivo vero è ragionare poi con la testa su ciò che si è fatto, e non. «Quali sono le attività che vi riescono meglio, e quali meno? Quali sono i vostri punti di forza, e in cosa sentite di dover migliorare?», sono le domande chiave che Antonia pone ai ragazzi.  

La ricetta per il lavoro ideale 

Antonia è una delle operatrici sociali di JOBLINGE, un’organizzazione no profit attiva dal 2008 in Germania che combatte la disoccupazione giovanile aiutando i ragazzi sin dall’età scolastica a trovare la loro strada nel mondo del lavoro, e a perseguirla. Il punto di partenza è sempre l’esplorazione da parte dei ragazzi di loro stessi. In quella scuola di Neukölln – uno dei quartieri più multiculturali di Berlino e tra i più poveri della Germania – Antonia non è mai stata. Eppure la chimica con la piccola classe del Produktives Lernen – un percorso d’istruzione superiore orientato al lavoro, che alterna le lezioni in aula a diversi tirocini – è dal primo minuto eccellente. Antonia ha in serbo per gli allievi una lunga serie di quiz e riflessioni guidate con cui stimolare le loro domande interiori – anche quelle che forse non si erano mai posti. Sulla lavagna digitale scorrono le immagini di oggetti e strumenti vari – ai ragazzi il compito di dire ad alta voce a quali mestieri potrebbero servire. Poi compaiono le icone che indicano le varie possibili qualità di una posizione lavorativa: buoni guadagni, attività stimolanti, riconoscimento sociale, lavoro in team, contatto con altre persone, e così via. Qual è davvero il segreto per il mestiere “perfetto”? I ragazzi intervengono, discutono, se la ridono. Poi tornano seri, per dedicarsi a disegnare sulla mappa individuale la propria ricetta personale per un lavoro in linea con le loro attitudini. Per alcuni di quei 16enni è la prima occasione di porsi domande così di lungo termine, per altri no. Per tutti, la mattinata di esercizi si rivela una palestra mentale eccellente. «Fantastico, abbiamo pensato a questioni su cui non avevamo mai riflettuto», ci dicono uno dopo l’altro i ragazzi a workshop finito. 

Le fragilità della Germania e il gap scuola-impresa

Quello che Antonia ha condotto al Campus Efeuweg è il primo step di un percorso che JobLinge intraprende con i ragazzi delle scuole superiori che aderiscono per cercare di giocare d’anticipo sui problemi, poco visibili, che piagano la società e l’economia tedesca. «Troppo spesso in Germania il successo dipende dalle origini famigliari, forse non tutti sanno che siamo tra i peggiori Paesi in Occidente per mobilità sociale», ci spiega Nora Ackermann, una delle responsabili dei programmi di JOBLINGE. Secondo i dati dell’Ocse, in effetti, tra le famiglie in cui i genitori non hanno un titolo di studio superiore solo un figlio su cinque arriva alla laurea. E tra il 2019 e il 2024 il tasso di giovani che hanno abbandonato la scuola prima del diploma superiore è salito, dal 13 al 15%. La forbice delle disuguaglianze si allarga dunque, e inizia dall’adolescenza. Ecco perché iniziare da qui, e prevenire piuttosto che curare, è la chiave di volta. Il sistema d’istruzione tedesco è già più orientato verso il mondo del lavoro di quello di molti altri Paesi europei, con periodi di stage/apprendistato previsti in tutti i percorsi scolastici. Eppure questo non basta a garantire che domanda e offerta di lavoro poi s’incrocino, specialmente in un periodo di crisi e trasformazione profonda, per l’economia globale e per il modello tedesco in particolare. «Le scuole spesso hanno collegamenti solo superficiali col mondo del lavoro, gli insegnanti a loro volta difficilmente sanno come funziona un’azienda. E dalla nostra esperienza abbiamo imparato che agli studenti servono più tirocini per capire davvero per cosa sono tagliati». 

L’ultimo miglio prima del lavoro 

Il lavoro da fare con i ragazzi, insomma, specialmente quelli che provengono da contesti famigliari o sociali più svantaggiati, è lungo e profondo. C’è da provocare coi metodi giusti le riflessioni e gli interrogativi di partenza. C’è da far conoscere il mondo là fuori, illustrando la varietà dei percorsi possibili e i relativi pro e contro, portando le imprese dentro le scuole e viceversa. C’è da dare fiducia ai ragazzi, farli sperimentare, capire, sbagliare, ritentare –  mentre continuano a formarsi, ovviamente, lungo il normale sentiero scolastico. Se hanno potuto contare su questo percorso di esplorazione interna ed esterna, quando si avvicina il momento della fine della scuola e la fatidica domanda sul “che fare”, per molti dei ragazzi la strada è in discesa. Più facile da intravedere. Non certo garantita. In quest’ultima fase, cruciale, JobLinge gioca ancora un ruolo di rilievo. Addestra i ragazzi a predisporre le candidature per i primi programmi di avviamento al lavoro: cosa scrivere, cosa no, cosa mettere in evidenza di sé, come gestire i tempi, i modi, le fisiologiche ansie. 

Piano A, B e C

Alla Willy-Brandt-Teamschule, un’altra scuola al capo opposto di Berlino, incontriamo due ragazze che si trovano proprio a questo stadio del programma. Stanno per terminare le superiori, e dopo aver svolto il percorso “esplorativo” con JOBLINGE ora stanno preparando le candidature per le prime vere esperienze lavorative. Ranem, 17 anni, nata in Germania da genitori libanesi, confessa che prima di iniziare quel percorso non aveva idea di quante lettere bisognasse inviare per ottenere un posto, e di come impostare una strategia vincente. Ora ha le idee piuttosto chiare sul futuro: «Mi immagino tra qualche anno come arredatrice d’interni, progettare stanze e mobili, consigliare i clienti e aiutarli a sentirsi a proprio agio. Sento di avere un istinto naturale per questo», sorride. L’idea sul percorso prediletto è chiara e ben formata, ma per una ragazza della sua età sono notevoli pure i ragionamenti che fanno da corollario. «Personalmente so già qual è il mio piano, ma è sempre necessario averne uno di riserva nel caso in cui il primo non funzioni, È un peccato che ci siano altri studenti che non sappiano esattamente quale sia il loro piano A e quello B». Ranem si dice pure ben consapevole del fatto che nei prossimi anni la professione che sogna – come moltissime altre – potrebbe cambiare molto con l’impatto dell’intelligenza artificiale. «Certo, basterà inviare a un’IA la richiesta su dove piazzare i mobili e si riceverà subito il progetto pronto. Ma non per questo abbandonerei il mio piano, perché non credo che un’IA possa cogliere esattamente ciò che una persona prova davvero».

Come fare la differenza coi ragazzi 

In un mondo stravolto da guerre, polarizzazione politica, evoluzione tecnologica prorompente, i punti fermi su cui possono contare i ragazzi forti di un percorso del genere sono come gli appigli su una parete da scalare. La salita, poi, spetta a loro. «Non possiamo essere con loro tutto il tempo, ma ci siamo se hanno bisogno di noi, e loro lo sanno. Questo è il cuore della nostra relazione», ci spiega ancora Nora. Per condurre i suoi programmi con scuole e imprese JOBLINGE può contare anche sul sostegno di UniCredit Foundation, fondazione impegnata a combattere in tutta Europa la povertà educativa e la dispersione scolastica supportando il lavoro di associazioni che operano sul terreno in contesti diversi. «Al momento nella sola Berlino lavoriamo con 800 studenti in dieci scuole diverse: aiutiamo in particolare 250 ragazzi all’ultimo anno delle superiori nel ponte verso il mercato del lavoro o l’educazione superiore», racconta Nora. Uno sforzo titanico, ma anche un lavoro in grado di regalare grandi emozioni. «Si potrebbe pensare che successo sia per noi quando sappiamo che i ragazzi hanno trovato il posto che desideravano. Ma personalmente i momenti di soddisfazione si verificano già prima», ci spiega Antonia dopa la mattinata con la classe di Neukölln: «Quando qualcuno dei ragazzi si rende conto che esistono cose di cui prima non sapeva, e viene da noi a chiedere aiuto; quando si accorgono che c’è qualcuno che crede in loro e sa che c’è qualcuno che li può guidare». «Per quasi tutti i ragazzi con cui abbiamo lavorato alla Willy-Brandt-Teamschule», testimonia all’altro capo della città la collega Zoe, «tutto è cambiato in modo forte, si sono aggiunte così tante nuove competenze. Sono diventati molto più sicuri di sé, sanno già esattamente cosa stanno facendo in quel momento e qual è il passo successivo. Con ogni piccola abilità che viene “sbloccata” si crea una nuova pressione positiva, un nuovo senso di realizzazione. E lo vediamo ogni giorno».

Dalla classe al reparto, il percorso JobLinge alla prova 

Chi il percorso con JOBLINGE l’ha sfruttato al massimo, e ora ne sperimenta tutti i giorni i benefici, è Juan, un ragazzo di 17 anni nato in Venezuela e arrivato in Germania coi genitori dal Venezuela quando ne aveva 13. «Quando a scuola ho sentito che c’erano queste persone che potevano aiutare a orientarsi sul futuro mi sono detto: perché no? Beh, è stato impressionante. Mi hanno chiarito le idee sui diversi percorsi possibili nel mondo della medicina, e mi hanno aiutato un sacco a prepararmi per i colloqui o a scrivere le lettere di candidatura, su cui non avevo proprio idea da dove iniziare». Vagliate tutte le varie opzioni possibili, per decidere il da farsi dopo le superiori Juan ha guardato dunque prima di tutto dentro sé stesso, ci racconta. Ha capito di essere una persona concreta, cui piace sperimentare, “sporcarsi le mani”. Così ha deciso di mettersi subito alla prova con un’esperienza di lavoro concreta nel mondo della sanità: ha intrapreso un apprendistato in infermeria in un ospedale a ovest di Berlino. Ed è elettrizzato da quello che ora ha l’opportunità di fare, nonostante gli sforzi – sveglia quotidiana prima delle 5 compresa. «Alterniamo teoria e pratica, e già nel primo anno è incredibile quello che ci danno l’opportunità di fare, lavorando coi pazienti, anche in situazioni d’emergenza». La prova provata, per lui, che è sulla strada giusta. Terminato il periodo di apprendistato, progetta di iscriversi a Medicina, magari per diventare tra qualche anno chirurgo. C’è ancora tanto da imparare. Ma il percorso di vita e carriera davanti appare chiaro, e luminoso. «Se dovessi dare un consiglio ai ragazzini di 14 o 15 anni che hanno le idee confuse o magari gozzovigliano la notte mentre io sto già andando al lavoro? Direi loro di non avere timore di farsi aiutare – da JOBLINGE o altri. Nella vita non bisogna per forza fare tutto da soli».

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