Omicidio alla stazione Certosa di Milano, parla il padre del 22enne ucciso: «È stato il capo della MS13, l’ho riconosciuto dai tatuaggi»

«L’ho riconosciuto dai tatuaggi, è un capo della MS13». A parlare è il padre di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne ucciso ieri sera alla stazione Certosa di Milano. La MS13 a cui si riferisce è la famosa gang sudamericana che prende il nome dalla “Mara Salvatrucha“, l’organizzazione criminale nata negli anni ’80 a Los Angeles tra immigrati salvadoregni. La presenza della gang a Milano è emersa nel 2013, quando la Squadra Mobile di Milano concluse l’operazione “Mareros” con l’arresto di 24 presunti appartenenti alla banda. Secondo la Polizia, il gruppo era coinvolto in rapine, pestaggi e violenze. Lo scorso anno, a giugno, si era verificato uno dei casi più noti legati alla MS-13: l’aggressione con il machete a un capotreno del passante ferroviario milanese.
Le parole del padre in lacrime
«Ho riconosciuto uno di loro perché ero qui prima che avvenisse tutto e loro erano già qui, poi sono andato a casa», ha raccontato l’uomo, arrivato davanti allo scalo ferroviario dopo la morte del figlio. Ai cronisti ha raccontato di avere saputo dall’altro figlio, presente al momento dell’aggressione, che il gruppo era armato «con bottiglie e coltelli».
Secondo il padre della vittima, il movente sarebbe legato al controllo della zona: «Questo è il loro territorio», ha spiegato, aggiungendo poi, tra le lacrime: «Vorrei che li prendessero quei bastardi, sia fatta giustizia».
Le reazioni dell’assessore La Russa e del sindaco Sala
Dopo l’omicidio del ragazzo l’assessore alla Sicurezza della Regione Lombardia, Romano La Russa, ha proposto l’utilizzo di metal detector nelle stazioni e nelle zone della movida: «È indispensabile programmare attività di polizia che prevedano l’uso dei metal detector, in modo particolare nelle zone della movida, nelle stazioni, nelle metropolitane e nei luoghi di aggregazione. Come assessorato siamo disponibili a fornire gratuitamente i metal detector per i controlli delle polizie locali».
La proposta non è piaciuta, però, al sindaco Giuseppe Sala: «Mi sembra un’idea buttata lì, anche perché bisogna capire poi i tempi di ingresso nelle stazioni, insomma non è semplice». Il sindaco ci va giù pesante: «Io inviterei tutti, piuttosto, per non avere 30 secondi di visibilità, a pensare a quello che si dice. Una cosa del genere è fattibile? Ma come si fa a buttar lì delle idee senza neanche un attimo di approfondimento? Cosa vuol dire mettere il metal detector nelle stazioni, cioè mettere la gente in fila e impiegare 30-40 secondi per ogni persona che entra? Se il tema deve essere reagire con una cosa buttata lì, non risolveremo mai nulla».

