Entrano in vigore i «delitti contro il patrimonio agroalimentare»: multe e carcere per le indicazioni geografiche false sui prodotti

La tutela del patrimonio agroalimentare italiano passa attraverso un inasprimento delle sanzioni e degli strumenti di controllo. Da oggi, 29 maggio, scattano novità nel sistema penale e amministrativo per contrastare frodi, contraffazioni e pratiche illecite nel settore alimentare. La riforma nasce dall’esigenza di proteggere uno dei comparti più strategici dell’economia nazionale, da anni esposto ai rischi della concorrenza sleale e della falsificazione. Si interviene così con nuove leggi per garantire sicurezza alimentare e tutela del consumatore, ma anche per difendere il valore economico e culturale del Made in Italy.
I nuovi delitti contro il patrimonio agroalimentare
Uno dei punti centrali della legge 21 aprile 2026 n. 75, che entra in vigore oggi, riguarda l’introduzione nel Codice penale dei cosiddetti «delitti contro il patrimonio agroalimentare», una nuova categoria di reati destinata a colpire le condotte fraudolente nel settore alimentare. La normativa punisce chi introduce nel territorio nazionale, trasporta o commercializza prodotti con indicazioni geografiche false o alterate, comprese le denominazioni DOP e IGP contraffatte. Per tali condotte sono previste pene severe, con la reclusione da uno a quattro anni e multe comprese tra 10mila e 50mila euro.
In più la legge introduce anche un nuovo articolo, il 517-sexies del codice penale. La disposizione sanziona la vendita e la distribuzione di alimenti e bevande non genuini oppure diversi da quanto dichiarato per origine, qualità o quantità. Accanto a questa fattispecie viene introdotto anche l’articolo 517-septies sui cosiddetti «segni mendaci», che punisce l’utilizzo di simboli, diciture, immagini o riferimenti grafici idonei a indurre in errore il consumatore attraverso il packaging o la pubblicità del prodotto. In questo caso la pena prevista è la reclusione da tre a diciotto mesi e una multa fino a 20mila euro.
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Sanzioni accessorie e prodotti confiscati destinati alla beneficenza
Accanto alle nuove tipologie di reato, la legge introduce un sistema di pene rigoroso. Nei casi più gravi è prevista la chiusura temporanea dello stabilimento coinvolto nelle attività illecite e, in caso di recidiva, anche la cessazione definitiva dell’attività per un certo periodo. La normativa dispone inoltre il divieto di accedere a contributi, agevolazioni o finanziamenti pubblici per le imprese condannate per reati agroalimentari. Nella legge viene data anche attenzione alla gestione dei prodotti sequestrati o confiscati. Se possono essere ancora consumati e sono privi di rischi sanitari, gli alimenti devono essere destinati a enti caritatevoli o organizzazioni benefiche e non semplicemente buttati o distrutti. La norma prevede inoltre la possibilità di destinare alcuni prodotti anche agli animali abbandonati, con l’obiettivo di evitare sprechi alimentari e dare una finalità sociale ai sequestri.
Tracciabilità della filiera e coordinamento dei controlli
La riforma interviene in maniera significativa anche sul fronte della tracciabilità alimentare. La mancata osservanza degli obblighi previsti dalla normativa europea comporterà sanzioni amministrative comprese tra 6mila e 48mila euro oppure pari al 3% del fatturato annuo dell’operatore, fino a un massimo di 150mila euro. La riforma interviene in maniera significativa anche sul settore lattiero-caseario, introducendo specifiche sanzioni contro l’utilizzo abusivo delle denominazioni relative al latte e ai prodotti derivati. Viene inoltre rafforzata la tracciabilità della filiera bufalina, imponendo ad allevatori e trasformatori l’obbligo di registrare quotidianamente i dati produttivi nel Sistema informativo agricolo nazionale. Per rendere più efficiente il sistema dei controlli, la legge istituisce presso il Ministero dell’Agricoltura una cabina di regia per i controlli amministrativi nel settore agroalimentare. Il nuovo organismo deve coordinare l’attività delle diverse autorità coinvolte nelle verifiche e nelle attività ispettive, tra cui Carabinieri, Guardia di Finanza, Guardia Costiera e altri organismi di controllo per rendere più rapida l’azione di prevenzione e repressione degli illeciti.
Nuove regole anche per la pesca
La legge n. 75 del 2026 interviene infine anche nel settore della pesca marittima, attraverso una revisione del sistema delle sanzioni amministrative e dei punti di penalità applicati alle licenze di pesca. Vengono ridefinite le conseguenze per violazioni quali la pesca in aree o periodi vietati, il superamento delle quote autorizzate, l’utilizzo di attrezzi non conformi. Sanzioni particolarmente elevate sono previste anche per la cattura di specie ittiche al di sotto della taglia minima consentita, con importi che possono arrivare fino a 75 mila euro nei casi più gravi. La finalità è garantire una gestione più sostenibile delle risorse marine e rafforzare il rispetto delle normative nazionali ed europee in materia.

