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Beatrice è stata uccisa perché «piangeva e loro volevano stare tranquilli»

02 Giugno 2026 - 11:00 Alessandro D’Amato
beatrice emanuela aiello manuel iannuzzi
beatrice emanuela aiello manuel iannuzzi
Il racconto delle sorelline della bimba uccisa dalla madre Emanuela Aiello e da Manuel Iannuzzi
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È Manuel Iannuzzi a far fumare «una canna» nel video a Beatrice, la bambina di due anni morta per le percosse in provincia di Imperia. Lo riporta la pm Veronica Meglio nell’accusa nei confronti del 42enne edile con impieghi saltuari e precedenti per uccisione di animali e detenzione di armi. Il filmato lo riprende mentre, accanto a Manuela e alle sorelline della piccola, 9 e 7 anni, «fa fumare la sigaretta artigianale, verosimilmente con hashish o marijuana, a Beatrice». Poi la «prende in giro» davanti a tutti, ride, addirittura sghignazza, «dimostrando totale indifferenza rispetto al malessere» manifestato dalla bambina e ai «pericoli a cui la esponeva».

L’ordinanza

L’ordinanza del Gip di Imperia Massimiliano Botti ha disposto l’arresto di entrambi, ora accusati di maltrattamenti aggravati: rischiano da 12 a 24 anni di carcere. Secondo il racconto del Corriere della Sera la bambina è stata presa a calci e pugni, il viso è stato sbattuto contro muri, finestre e pavimenti. E poi colpita con cinture, calzature e ciabatte elettriche. A partire da dicembre 2025 e fino al 9 febbraio, dopo che aveva cominciato a «vomitare carne» ed essere stata colpita con un oggetto contundente non ancora individuato. Manuela dice a un testimone che non vuole portarla in ospedale perché sennò «il nonno paterno ne avrebbe approfittato per chiedere l’affido delle bimbe».

Le altre figlie

Iannuzzi se la prendeva anche con le altre figlie: «Guarda che ti ho visto che le hai dato un bacino prima di andare in bagno…», dice a quella di sette anni. La più grande, scrive la pm, ha la «maturità nell’occuparsi delle due bimbe più piccole in assenza della madre a cui inviava dei messaggi per aggiornarla e dimostrarle di essere in grado di gestire la situazione». Alle grandi i due facevano pulire casa a Capodanno in vista di una festicciola tra amici. Secondo un investigatore la picchiavano perché «Bea piangeva, loro volevano stare tranquilli». E quando la più grande avverte la madre che Beatrice «è in preda a una crisi di pianto e non so cosa fare», come risposta ottiene solo delle «bestemmie».

Le sorelline

Per fare parlare le sorelline c’è voluta la psicologa. Le bimbe hanno raccontato che Beatrice è stata infilata «in uno spazio ristretto tra muro e armadio». Poi Manuela istruisce le figlie dicendo loro del compagno: «Non dite che lo conoscevate». Il 21 aprile le bambine tenute per mano dalle psicologhe manifestano segni di «disagio, sofferenza», pianti ripetuti, «dita intrecciate in modo convulso», «fazzolettini per piangere ridotti a brandelli». Rispondono però con «impeto, senza titubanze, alleggerendosi di un peso troppo grande».

La fine

Dicono che la madre è diventata violenta «solo dopo aver conosciuto» Iannuzzi. Infine piangono per Bea: «Non la vedremo da grande».