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Il bimbo di 13 mesi «cianotico» sul volo Bergamo-Marrakech. La rabbia dei due infermieri che lo hanno salvato: cosa mancava a bordo

03 Giugno 2026 - 07:11 Giovanni Ruggiero
Infermieri vicenza salvano bambino volo Ryanair
Infermieri vicenza salvano bambino volo Ryanair
Stavano andando in vacanza a Marrakech, quando sul volo Ryanair partito da Bergamo è scattata l'emergenza. I due sono intervenuti con le manovre salvavita. Ma hanno anche scoperto le gravi carenze dei kit a bordo
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Riccardo Marchetto e Ilaria Valentini, entrambi 33 anni, sono marito e moglie e lavorano come infermieri all’ospedale Cazzavillan di Arzignano, in provincia di Vicenza, per l’Ulss 8 Berica, divisi tra i turni del Pronto soccorso e gli interventi sulle ambulanze del 118. Nella prima settimana di maggio viaggiavano su un volo Ryanair partito da Orio al Serio, a Bergamo, e diretto a Marrakech per qualche giorno di ferie. Come raccontato dal Giornale di Vicenza, a circa 40 minuti dall’atterraggio, l’equipaggio ha lanciato un appello chiedendo se a bordo ci fossero medici o infermieri. La coppia si è alzata subito ed è stata raggiunta da una madre marocchina che le ha affidato il figlio.

Come hanno rianimato il bimbo di 13 mesi in arresto respiratorio

Il piccolo, di appena 13 mesi, era in condizioni critiche. «Era cianotico, privo di tono muscolare, con la testa all’indietro e non respirava», ha ricordato Marchetto a Marianna Peluso sul Corriere. Con l’aiuto di un ragazzo italo marocchino che faceva da interprete, i due hanno capito che il bambino aveva la febbre alta: probabilmente una crisi convulsiva febbrile, seguita da una fase di ipoventilazione. I due infermieri hanno avviato le manovre di disostruzione pediatrica e poi la rianimazione cardiopolmonare, praticando la respirazione bocca a bocca nel corridoio dell’aereo, alternata al massaggio cardiaco. Dopo due cicli completi, durati circa cinque minuti, il bimbo ha reagito: «Il bambino ha ripreso a respirare e il suo colorito è tornato normale». Lo hanno poi spogliato e rinfrescato con dei panni bagnati, tenendolo sotto controllo fino all’atterraggio.

Cosa mancava nel kit medico di bordo del volo Ryanair

Il vero problema, raccontano alla coppia, è stato il kit sanitario presente sull’aereo, rivelatosi inadeguato per un intervento su un bambino. «Abbiamo cominciato le manovre di rianimazione secondo le linee guida pediatriche, ma tutto il materiale disponibile era inadeguato», hanno spiegato a Repubblica. Nella borsa medica i tre palloni autoespandibili erano privi delle maschere facciali, quindi inutilizzabili. Delle due bombole di ossigeno, una era scarica e l’altra non aveva la mascherina per bambini. Anche il defibrillatore era pensato solo per adulti, senza modalità pediatrica: una scarica calibrata su un adulto, applicata al corpo di un neonato, avrebbe potuto avere conseguenze mortali. Senza la ventilazione bocca a bocca e i due massaggi cardiaci, secondo i due, il piccolo non sarebbe arrivato vivo all’ambulanza che lo attendeva a terra.

La denuncia alla compagnia aerea e i controlli sui presìdi sanitari

Una volta scesi, accolti dall’applauso degli altri passeggeri e dai ringraziamenti della famiglia in lacrime, Marchetto e Valentini hanno deciso di scrivere alla compagnia per segnalare le carenze. «Ho inviato diverse mail alla compagnia aerea», ha raccontato Marchetto al Corriere, aggiungendo di essere entrato anche nel forum di assistenza clienti, dove però ha ottenuto «soltanto una risposta automatica generata dall’intelligenza artificiale». Finora nessun riscontro concreto. La coppia tiene a chiarire le proprie intenzioni: «Noi non vogliamo essere ringraziati, questo è il nostro lavoro». L’obiettivo, dicono, è un altro: «L’unica cosa di cui vogliamo assicurarci è che i controlli sui presìdi sanitari di bordo siano molto più accurati e che una situazione del genere non si ripeta più. Perché l’esito potrebbe non essere lo stesso».

La storia di Riccardo e Ilaria, dai turni Covid al matrimonio

I due si sono conosciuti proprio in corsia, al Pronto soccorso di Arzignano, alla fine del 2020, nel pieno della pandemia. «Eravamo solo due colleghi quando ci siamo innamorati, lavorando fianco a fianco», ricorda Marchetto. Questo mese festeggeranno il primo anno di matrimonio. Per loro, intervenire fuori servizio non è una novità: circa un anno fa, mentre stavano partendo per le vacanze, sono stati i primi a soccorrere una persona ferita in un grave incidente stradale. Al rientro in ospedale, colleghi e responsabili li hanno accolti con complimenti e ringraziamenti, ma la coppia ridimensiona il proprio gesto: «È un intervento che avrebbe fatto chiunque al nostro posto».