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Addio a Marjane Satrapi, l’autrice di Persepolis aveva 56 anni. Morta di amore «a un anno dalla scomparsa del marito»

04 Giugno 2026 - 11:17 Giulia Norvegno
Marjane Satrapi
Marjane Satrapi
Nata in Iran, era naturalizzata francese. Il successo con il fumetto e il film sulla sua infanzia durante la rivoluzione a Teheran. Il dolore per la morte del compagno nel 2025
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Si è spenta a 56 anni Marjane Satrapi, fumettista e regista franco-iraniana conosciuta in tutto il mondo per Persepolis, prima graphic novel e poi film. A dare la notizia è stato il suo entourage, come riporta Le Parisien. In un comunicato affidato all’agenzia AFP, i familiari spiegano che l’artista «è morta di tristezza poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e amore della sua vita». Ripa, produttore, attore e sceneggiatore, era morto l’8 aprile 2025 al termine di una lunga malattia, e su Instagram lei aveva affidato il proprio dolore a poche parole, «I Lost the love of my life». Secondo Le Point era ricoverata da un paio di mesi in una clinica di Monaco di Baviera. A descriverne gli ultimi tempi è stata Azadeh Kian, amica dell’artista, ai microfoni di Franceinfo: «era molto malata» e «non era più la stessa» dopo la perdita del marito. «Si è lasciata morire dopo la morte del marito che adorava. Mi diceva “smetto di lottare, voglio andarmene”», ha raccontato.

Chi era Marjane Satrapi e la storia di Persepolis

Nata a Rasht, in Iran, Satrapi lasciò il Paese cinque anni dopo la rivoluzione islamica: i genitori la mandarono in Austria, al liceo francese di Vienna, per allontanarla dalle violenze della polizia morale. Arrivò in Francia nel 1994 e ottenne la cittadinanza nel 2006, vivendo poi nel Paese per quasi trent’anni. Il suo nome resta legato a Persepolis, la serie a fumetti in bianco e nero in cui ricostruisce l’infanzia in Iran sotto il regime dei mollah e poi l’esilio in Europa, tra arresti ed esecuzioni sommarie seguiti all’ascesa di Khomeini. La versione animata per il cinema conquistò il Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2007. Lo stesso film fu però bollato come «islamofobo» e «anti-iraniano» dal governo dell’allora presidente Mahmoud Ahmadinejad, e finì vietato in Libano su pressione di Hezbollah; di recente, la nuova messa in onda su France 4 ha riacceso accuse di islamofobia sui social. Nel 2005 un altro suo fumetto ambientato in Iran, Pollo alle prugne, vinse come miglior album al Festival di Angoulême, e nel 2011 ne firmò l’adattamento al cinema con Mathieu Amalric, Edouard Baer e Maria de Medeiros.

L’impegno per l’Iran e il rifiuto della Legion d’Onore

All’inizio del 2025 Satrapi aveva rifiutato la Legion d’Onore per denunciare «l’atteggiamento ipocrita della Francia nei confronti dell’Iran». In un video su Instagram aveva definito il gesto «un segno di solidarietà con gli iraniani, soprattutto con le donne e con i giovani iraniani, ma anche con i compatrioti francesi tenuti in ostaggio in Iran», criticando il fatto che a «giovani iraniani amanti della libertà, dissidenti, artisti, vengano negati i visti», mentre i figli degli oligarchi «se ne vanno in giro a Parigi come a Saint-Tropez senza che ciò ponga alcun problema». Già nel 2022 aveva diretto il video di Barayé, l’inno della gioventù iraniana intonato da una cinquantina di artisti francofoni, tra cui Benjamin Biolay, Camille Cottin e Chiara Mastroianni. Due anni più tardi si era scontrata con la deputata ecologista Sandrine Rousseau sulla difesa del velo islamico: «Da quando il velo è diventato sinonimo di emancipazione? Per non essere accusati di razzismo fate il gioco dei fanatici».

Le due patrie di Marjane Satrapi: Francia e Iran

Il legame con i suoi due Paesi lo aveva riassunto in un’intervista al Figaro nel 2023: «Io ho due patrie: la Francia, la patria dei diritti umani, e l’Iran, dove sono nata». In quelle stesse parole univa la crisi politica francese alla battaglia per la democrazia nel Paese d’origine, di cui per la prima volta si diceva certa dell’esito positivo. Ricordava di avere 9 anni nel 1979, quando le donne, sua madre compresa, manifestarono contro il velo, e citava i numeri di una trasformazione profonda: l’alfabetizzazione passata dal 40% a oltre l’80% della popolazione, ma anche i 20.000 giovani giustiziati dalla Repubblica islamica tra il 1981 e il 1988, «nell’indifferenza più totale».