«Lui bello, io normale? Voleva dire che non sono Miss Universo»: parla l’accusatrice di Francesco Silvestro

«Non pensavo di dover affrontare, dopo la violenza, anche il dileggio. Lui bello, io normale. Quando l’ho letto non credevo ai miei occhi. Questo non riguarda l’inchiesta, posso e voglio dirlo». Si chiama V. l’imprenditrice che ha denunciato il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro per una violenza sessuale nello studio del parlamentare a San Luigi dei Francesi. Oggi lei parla in un’intervista a Repubblica nella quale replica alle parole di Silvestro. Intanto a carico del senatore Palazzo Madama valuterà sanzioni che vanno dalla censura all’interdizione ai lavori del Senato (per un massimo di dieci giorni). E il leader di Forza Italia Antonio Tajani valuta la sua sospensione dal partito.
Francesco Silvestro e l’accusa di violenza sessuale
Silvestro è stato denunciato da una rappresentante di vini che lo accusa di violenza sessuale nel suo studio in Senato. «Non voglio intralciare il lavoro dei magistrati. Né gettare la mia vita nel tritacarne», dice a Repubblica. Spiega di avere clienti come «manager, professionisti, esponenti istituzionali. E mi è capitato di avere ordinativi da parlamentari, persone perbene, che c’entra?», in risposta al senatore.
Poi racconta come tutto è cominciato. «È partito da loro. Conoscevo da anni un signore, per lavoro, che si era sempre presentato a me come carabiniere. Con lui ci sentivamo o scambiavamo gli auguri di Natale. Nel 2025 lo rivedo a Roma. Mi dice: adesso sto col senatore Silvestro. Poi mi chiama a febbraio, dice che “il senatore” mi voleva vedere perché per inaugurare la sua villa a Capri: doveva rifornire la cantina».
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25 febbraio 2025
Il 25 febbraio 2025 non è andata da sola all’appuntamento: «Mi accompagna quasi sull’uscio di quel Palazzo un amico che ha l’auto elettrica. Gli dico: aspettami, devono ordinarmi delle bottiglie». Descrive la stanza: «Un segretario mi fa accomodare dentro, oltre l’anticamera dove ci sono gli assistenti. Lui era in aula, mi dicono, arriva dopo, si chiude la porta alle sue spalle. La stanza? Più lunga che larga: a sinistra la sua scrivania con le due bandiere, a destra salottino con il divano». Dopo le prime ordinazioni tutto degenera. E, assicura, non c’è stato alcun consenso tra di loro. «Tengo a dire che allora prendo piumino e borsetta.. Lui però mi blocca. Ero come raggelata. Un senatore. Nel suo studio. La cosa mi ha paralizzato: è a piano terra, certo ci sono le tende, ma se qualcuno da fuori… La psicologa mi ha spiegato che questa paralisi è tipica».
Dopo la violenza
V. prosegue nel racconto: «Esco dal palazzo sconvolta, il mio amico mi ha vista in lacrime e mi ha fatto compagnia fino a tardi. Quella stessa sera il senatore mi manda un link e un indirizzo. È un hotel. Non ho mai risposto». Ha aspettato un anno a sporgere denuncia perché «stavo male dentro. Sono stata sotto terapia psicologica, cercavo di rimuovere, ma in realtà dovevo affrontarlo per superarlo». Dice anche di aver contattato lo studio di Giulia Bongiorno per la denuncia: «Dopo qualche giorno mi hanno chiamato, spiegando che lo studio era oberato, non aveva tempo».
L’incontro con il carabiniere
C’è un nuovo incontro con il carabiniere: «Ma ci vediamo con lui, alla fine , in un bar un po’ degradato in una zona industriale della Campania. Lui mi vede, mi chiede di lasciare borsa a telefono lontano…». E poi? «Le frasi che erano sul giornale. Che mi sarei rovinata la vita, non avrei più lavorato, eccetera». Poi replica alla frase di Silvestro su lui bel ragazzo, lei normale: «Voleva dire che non sono Miss Universo. Che squallore. Mi ha dato l’ultima consapevolezza. Un’ulteriore forza. Adesso veramente, dopo aver letto quelle parole, sono ancora più convinta di aver fatto la scelta giusta. Sarà la magistratura a valutare».
Forza Italia
Intanto sempre secondo Repubblica Tajani riflette sulle possibili sanzioni al senatore. Che ha rotto da tempo con Fulvio Martusciello, capodelegazione di FI a Bruxelles e, appunto, segretario regionale del partito partenopeo. Silvestro ha un’impresa di materassi. Sul sito del Viminale si presenta come odontotecnico diplomato. Aggiunge anche una laurea «hc» (honoris causa?) in «economia e commercio» e si dichiara «socio aggregato» di una camera degli avvocati. In altri documenti si presenta pure come «console dell’Ossezia del Sud». Che per la Farnesina non esiste. Per la decisione si valuta anche la questione dell’opportunità. Perché oltre all’accusa c’è il luogo in cui è stato commessa: il Senato.

