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Alisya e Sarah ritrovate, la svolta grazie a una videochiamata della mamma. Il pm: «Erano segregate. Non erano contente di vederci»

22 Giugno 2026 - 12:33 Matteo Revellino
Sorelle Alisya e Sarah Di Giacinto
Sorelle Alisya e Sarah Di Giacinto
Parla il procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D'Angelo, in conferenza stampa: «Tra i tanti difetti della mamma c'era anche quello di mantenere il controllo. Non poteva rimanere giorni e giorni senza contattare le figlie»
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«Provo dolore, mi porto ancora dentro il colloquio che ho avuto con loro perché sono stato la seconda, terza persona che ci ha parlato dopo le due carabiniere. Quando le abbiamo trovate le due sorelle non hanno fatto salti di gioia, si sono chiuse nella stanza dove avevano vissuto fino ad allora». A raccontarlo è il procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo, nella conferenza stampa convocata all’indomani del ritrovamento di Alisya e Sarah Di Giacinto, le due sorelle di 16 e 12 anni sparite dalla casa famiglia di Civitella Alfedenza e ritrovate la sera del 21 giugno a Formia nella casa dello zio materno, poco distante da quella della madre. «Vogliamo stare con la mamma», avrebbe detto la più piccola dopo aver visto i carabinieri. Solo dopo l’arrivo di un’assistente sociale avrebbe convinto le due ragazzine a lasciare la casa della parente. D’Angelo precisa: «Quello che dicono le bambine non ha un valore dal punto di vista giuridico».

La svolta grazie a una videochiamata della mamma

È stata una videochiamata a segnare la svolta delle indagini e il ritrovamento delle sorelle. Secondo il racconto del pm D’Angelo, la mamma ha chiamato «un numero di telefono che era attenzionato intestato a un pachistano, facente parte di un gruppo di schede clandestinamente attivate a Napoli un paio di giorni prima della scomparsa». Gli investigatori speravano in un passo falso simile della madre, che in questi ultimi giorni ha visto le figlie solo nella videochiamata descritta da D’Angelo. «Tra i tanti difetti della mamma – prosegue il pm – c’era anche quello di mantenere il controllo. Non poteva rimanere giorni e giorni senza contattare le figlie».

«Le ragazze erano segregate in una stanza»

La scena del ritrovamento ha in parte spiazzato i carabinieri: «Eravamo pronti a a trovarci davanti alla porta delinquenti o pazzi, abbiamo trovato una signora di 80 anni. Le ragazzine segregate in una stanza, non potevano uscire né aprire le persiane. Potevano solo vedere la tv». Proseguono le indagini per far luce su quanto è successo. Le ragazze non sono ancora state interrogate. La signora 80enne, lontana parente acquisita, è indagata insieme ad altre tre persone: la madre delle giovani, Valentina Dacunto, il compagno della donna, Vincenzo Esposito e il nonno delle ragazze, Marco Dacunto. Restano tre i decreti di fermo. 

Il pm: «Lasciate stare le bambine»

«Vi rivolgo un invito: lasciatele in pace», è l’appello del pm D’Angelo, che precisa dove siano in questo momento le due sorelle: «Le ragazze sono in una struttura protetta. Sono affidate a un tutore: il sindaco di Minturno che le ha sistemate provvisoriamente in una casa di accoglienza». Minturno, comune di circa 20mila abitanti in provincia di Latina, è stato scelto perché qui vivono Alisya e Sarah Di Giacinto. Gerardo Stefanelli, il sindaco di Minturno ammette: «Vivono uno stato di forte stress emotivo, ma non mi sono permesso di chiedere loro nulla della vicenda: lo farà chi di dovere. Sarà un percorso difficile, anche alla luce del fatto che adesso tutte le relazioni si complicheranno ancora di più. È una situazione molto difficile da gestire».