La verità di Libero sull’incontro “segreto” tra Conte e l’inviato di Trump: «Abbiamo parlato di affari immobiliari»

Giuseppe Conte ha incontrato Paolo Zampolli, inviato di Donald Trump per l’Italia, per parlare di affari immobiliari. L’incontro della fine di marzo al ristorante Sanlorenzo in via dei Chiavari era stato immortalato da due fotografie che ritraevano il presidente del M5s con Zampolli. E a parlarne era stato il quotidiano Libero. Proprio Libero oggi racconta cosa si sono detti i due a quel pranzo in un articolo a firma di Giacomo Amadori, nel frattempo passato da La Verità al quotidiano di Alessandro Sallusti. «Abbiamo discusso dell’hotel Plaza, conosco chi potrebbe comprarlo, a 299 milioni lo prendo io», rivela l’amico del presidente Usa. L’albergo è di proprietà del suocero e Open ne ha parlato spesso, segnalando la situazione finanziaria pesante del gruppo e i debiti con il fisco.
L’incontro tra Conte e Zampolli
Il Grand Hotel Plaza è un Cinque stelle che si trova su via del Coros a pochi metri da Piazza di Spagna. Appartiene da decenni alla famiglia di Olivia Paladino, compagna del leader grillino. A gestirlo da sempre è Cesare, insieme alle figlie (l’altra si chiama Cristiana). Due aziende del gruppo, la Agricola Monastero Santo Stefano vecchio srl e l’Immobiliare di Roma Splendido srl, sono state messe in liquidazione. Il 16 luglio 2024 è stato depositato un progetto di fusione, ma anche un nuovo piano in base al quale rimarrebbe in piedi l’Agricola srl. Così tutti gli immobili, compreso il Plaza, si concentrerebbero in un unico soggetto. Che dovrebbe accollarsi anche i 29 milioni di debiti tributari.
La vendita del Plaza
Matteo Di Raimondo, avvocato e docente Luiss oltre che marito di Cristiana Paladino, ha ricevuto l’incarico fino a ottobre per trovare un acquirente. Un’Offerta non vincolante viene utilizzata nelle trattative per stabilire i termini della compravendita. A metterla a punto, dice Libero, è stato proprio Conte. I documenti non prevedono un preliminare di vendita e la possibilità di una disclosure completa della situazione finanziaria del gruppo. «L’immobile è in vendita a un prezzo superiore a quello iscritto a bilancio e la società che lo cede non ha creditori, se non l’Erario, che però è un creditore non ostile con cui si sono fatti accordi: rottamazioni, rateizzazioni», dice Di Raimondo. Il quale smentisce l’interessamento di Conte: «Non mi risulta. Certo è il compagno di Olivia ed è un avvocato, quindi è normale che possa aiutare a fare dei ragionamenti, ma non ha un ruolo attivo in questa vicenda».
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Paolo Zampolli
E qui entra in scena Zampolli. «Se le hanno raccontato che con “Giuseppi” abbiamo parlato dell’albergo va bene. Basta che non sia stato io a dirlo per primo», esordisce lui. «È un palazzo fantastico, che deve essere venduto al pezzo giusto. Se mi offrissero trecento milioni cash io li prenderei subito». Poi la domanda: «Chi le ha fatto il mio nome? Sa, qualunque cosa dica o faccia mi arrivano le telefonate dal Dipartimento di Stato…». E replica: «Possiamo dire così, perché è la verità: io non sono andato a parlare di politica con Conte a quella colazione. Abbiamo discusso di tante cose, anche dell’albergo e lui ha precisato: “Guarda, l’hotel non è mio, è dei familiari della mia signora”».
Special government employee
Poi spiega: «Io sono uno special government employee, tipo Kushner, Witkoff… possiamo anche fare del business, ma non vendiamo relazioni con il presidente degli Usa». L’albergo «l’ho visto da fuori, sono stato qualche giorno a Roma e a Roma i palazzi sono molto belli. E questo è uno dei più belli che ci sia in Italia…». Ma «in questo momento lavoro per il presidente degli Stati Uniti d’America, non sto operando né per i miei amici, né per altri soggetti, compreso il gruppo Paladino, ma di sicuro conosco persone molto “liquide” che potrebbero comprare il Plaza a occhi chiusi cash».
Giuseppi il comunista
Zampolli spiega perché apprezza l’ex premier: «Io, questo, glielo confermo, ma se arriva da loro, perché io questa cosa l’ho tenuta segreta… nei mesi scorsi sono andato a fare colazione con “Giuseppi” anche perché volevo parlare di questo tema, più che di altri. Non me ne frega un cavolo di parlare di politica con Conte. Non sapevo neanche che fosse quasi comunista, anche se come persona mi è sempre piaciuto». Beh, proprio comunista… «In effetti, ha la fidanzata “povera”… con un palazzo da 300 milioni…».
Il prezzo
Zampolli parla anche del prezzo: «Mi sembra che vogliano 325 milioni. Scriva (ride, ndr) che a 300 lo compro io. Anzi a 299». Il suo cliente «e uno dei più seri che si possano trovare al mondo». L’aspirante buyer è stato anche avvertito della telefonata di Libero. E aggiunge: «Sto seguendo la vendita di circa 400 palazzi del governo americano, che stiamo rimettendo a posto a Washington e in altre città. I pochissimi soldi che ho fatto li ho guadagnati con il real estate che è una cosa che mi è sempre piaciuta. Io all’inizio lavoravo in questo settore con Trump nella Trump Organization, poi ho fatto le mie cose».
L’offerta
Intanto La Cbe capital limited, una società di investimento privato e merchant banking con sede a Londra, specializzata nel settore immobiliare, ha fatto un’offerta da 310 milioni per l’albergo. In Italia il gruppo è rappresentato dall’avvocato Andrea Mazziotti di Celso, socio dello studio legale Gianni & Origoni (Gop), che è anche vicesegretario di Azione di Carlo Calenda.
«Non so da chi abbia avuto l’informazione, ma non sono autorizzato a dire nulla. Con il cliente ho un impegno di riservatezza su tutto e quindi non posso parlare di offerte, di operazioni non chiuse, eccetera. Posso solo confermare che rappresento la Cbe in gran parte delle operazioni che fanno in Italia», dice Mazziotti. Che poi nega di aver parlato della trattativa con Conte: «Assolutamente no. So del suo legame indiretto con questa vicenda, nel senso che la sua compagna è una delle azioniste della società che sta vendendo il Plaza. Però posso dirle che non parlo con Conte da venti, venticinque anni».

