Meteo, verso il picco della quarta ondata: quando arriverà il fresco. Tre vittime per il caldo, il Papa si rifugia al chiuso

Un’ondata di calore senza precedenti sta stringendo l’Italia in una morsa rovente, portando per la prima volta nella storia al bollino rosso tutte e 27 le città monitorate dal Ministero della Salute. L’emergenza non è soltanto una questione di statistiche e temperature al limite dei 40 gradi: il caldo estremo ha già fatto registrare tre vittime nei campi e sui posti di lavoro e ha persino spinto la Santa Sede a modificare l’agenda di Papa Leone, costretto a tenere l’udienza generale al chiuso all’interno della Basilica di San Pietro. Mentre il Mediterraneo raggiunge temperature superficiali pari a quelle del Mar Rosso favorendo temporali violenti e improvvisi, la domanda di tutti riguarda la durata di questo fenomeno. La risposta dei meteorologi lascia poco spazio alle illusioni: l’anticiclone africano terrà in pugno il Paese almeno fino a Ferragosto, concedendo solo una brevissima tregua di 48 ore al nord.
L’allerta in tutta la penisola
Se finora le precedenti ondate estive avevano sempre risparmiato qualche area della penisola, questa volta l’anticiclone africano non lascia scampo da Nord a Sud. Oggi restano in arancione soltanto Messina e Reggio Calabria, ma da domani, giovedì 6 agosto, anche le ultime due città passeranno nel livello massimo di allerta. In Pianura Padana e nelle zone interne del Centro le massime sfioreranno costantemente i 39-40 gradi, con tassi di umidità che renderanno l’afa opprimente anche durante le ore notturne.
Le vittime per il caldo
Le conseguenze sulla salute iniziano purtroppo a farsi drammatice. Nelle ultime ore sono stati segnalati tre decessi riconducibili alla calura: un carpentiere di 40 anni stroncato da un malore mentre lavorava sul tetto di un’abitazione nel Bresciano, una guardia giurata di 55 anni trovata morta nella propria auto di servizio a Bologna e una donna di 90 anni deceduta in un campo nel Vicentino mentre raccoglieva patate. La situazione romana ha convinto anche il Vaticano a evitare l’esposizione al sole in Piazza San Pietro per la ripresa delle udienze del mercoledì.
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Mari caldi come nel Golfo del Messico e il pericolo grandine
A rendere ancora più insidioso il quadro meteorologico è il contrasto tra l’aria rovente e le correnti instabili. L’energia accumulata dall’atmosfera e dalla superficie dei mari sta trasformando i temporali pomeridiani in eventi potenzialmente devastanti, come dimostra quanto accaduto a Cervinia con l’esondazione di due torrenti e le colate di fango. La Protezione Civile ha disposto l’allerta gialla per gran parte dell’Appennino e per la Sicilia, ma il vero allarme riguarda la temperatura delle acque. Nel Tirreno meridionale e nell’Adriatico settentrionale la superficie del mare ha raggiunto valori compresi tra i 30 e i 32 gradi, del tutto simili a quelli del Mar Rosso o del Golfo del Messico. Questo enorme serbatoio di calore e umidità aumenta drasticamente il rischio di grandinate intense e nubifragi in concomitanza con le prime infiltrazioni d’aria fresca.
Cosa dicono le previsioni
La grande incognita rimane quella del ritorno a condizioni normali. Secondo i dati forniti da Lorenzo Tedici di iLMeteo.it, l’anticiclone africano continua a mostrare un’ostinazione eccezionale, bloccando il passaggio delle perturbazioni atlantiche. Per le regioni del Centro e del Sud non si intravedono cambi di rotta significativi almeno fino a Ferragosto, con una possibile e graduale attenuazione della canicola solo verso il 17 o 18 agosto. Al Nord si profilerebbe invece soltanto un’illusione di refrigerio: tra domenica 9 e lunedì 10 agosto un rapido cavo d’onda atlantico riuscirà a valicare le Alpi portando un calo termico e rovesci diffusi. Si tratterà però di una parentesi di appena 48 ore prima del ritorno prepotente del gran caldo africano, destinato a dominare la scena ancora a lungo.

