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Il caldo record in Europa mette ko pure le centrali elettriche: la soluzione «bomba» in Romania – Il video

03 Agosto 2026 - 20:42 Olga Colombano
La siccità e il caldo record fanno crollare i livelli dei fiumi europei, mettendo in difficoltà le centrali nucleari e spingendo diversi Paesi ad aumentare le importazioni di energia
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Il Danubio, uno dei principali fiumi d’Europa che bagna 10 Paesi, è sceso a livelli mai registrati a causa della combinazione tra siccità prolungata e temperature estreme. A raccontare la gravità della situazione non sono soltanto i reperti riemersi dal letto del fiume, come le ossa di un mammut dell’era glaciale ritrovate in Bulgaria, ma anche le conseguenze concrete sul sistema energetico di diversi Stati. Proprio questa mattina, per cercare di mantenere operativo l’ultimo reattore ancora funzionante della centrale nucleare di Cernavodă, in Romania, l’esercito ha fatto esplodere una roccia sotto il fiume per favorire il passaggio di più acqua verso l’impianto. La crisi però non riguarda solo la Romania, ma anche l’Ungheria, la Francia e l’Italia stanno affrontando le stesse conseguenze del caldo estremo e della scarsità d’acqua. Una situazione che sta spingendo diversi Paesi ad aumentare le importazioni di energia, proprio mentre le ondate di calore fanno crescere la domanda di elettricità.

Il peso della crisi sulla Romania

Il primo Paese a fare i conti con questa situazione è stata proprio la Romania. Dopo il calo della produzione elettrica, il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per tutto il mese di agosto. La centrale di Cernavodă, che da sola garantisce circa un quinto dell’elettricità prodotta nel Paese, ha ridotto la propria attività a causa delle difficoltà legate alla disponibilità d’acqua. Una situazione destinata a rimanere critica visto che le previsioni indicano un ulteriore abbassamento del livello del Danubio nei prossimi giorni, con temperature oltre i 38 gradi e assenza di piogge. Per evitare problemi di approvvigionamento, il Paese ha aumentato il ricorso alle importazioni e avviato trattative con l’Ucraina e con altri Paesi vicini per assicurarsi energia nei momenti di maggiore consumo.

L’effetto domino arriva in Ungheria

La stessa dipendenza dal Danubio riguarda anche l’Ungheria, dove la centrale nucleare di Paks, che genera il 50% del fabbisogno del Paese, utilizza l’acqua del fiume per il raffreddamento. Il calo della portata ha costretto l’impianto a ridurre la produzione, mentre le autorità hanno avvertito che le difficoltà potrebbero proseguire se il livello dell’acqua non dovesse risalire. Per limitare la pressione sulla rete elettrica, il governo ha chiesto ai cittadini di ridurre i consumi nelle ore di punta, invitando a limitare l’utilizzo dei condizionatori e la ricarica dei veicoli elettrici. Anche alle case automobilistiche e ai produttori di batterie è stato ordinato di ridurre il consumo di energia e acqua. Il primo ministro, Péter Magyar ha postato su X che «saranno necessari passi coordinati e moderazione per evitare conseguenze più gravi. Contiamo su tutti!».

Il problema dell’acqua arriva anche in Francia

Non è solo il bacino del Danubio a essere colpito. Anche in Francia il caldo estremo sta creando problemi alle centrali nucleari, che dipendono dai fiumi per il raffreddamento degli impianti. In particolare il caldo Il periodo prolungato di caldo ha causato un surriscaldamento e un calo della portata dei fiumi Mosa e Mosella, costringendo l’Edf ha dovuto fermare o ridurre la potenza di tre reattori nucleari sui 57 esistenti. Una perdita di generazione di elettricità pari al 15% del totale. Un problema visto anche che la Francia, vista la sua grande capacitò a produrre energia, è una dei nostri principali fornitori. 

Il caso italiano

Gli effetti della siccità si fanno sentire anche in Italia, dove il Po ha raggiunto livelli record di siccità. La riduzione della portata del fiume ha già costretto alcune centrali elettriche raffreddate con acqua del Po a fermarsi o ridurre la produzione, come accaduto durante l’estate del 2022. In più l’aumento dei consumi e la difficoltà nel produrre energia dovuti al caldo ha portato ad un aumento del prezzo dell’elettricità. Il Pun, il prezzo unico nazionale dell’energia stabilito sulla Borsa elettrica italiana, ha infatti raggiunto circa 197 euro al megawattora, valori tra i più alti degli ultimi anni.

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