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Caso Murgia, parla Teresa Ciabatti: «Con Mari nessun litigio furioso, solo un confronto di idee diverse»

23 Giugno 2026 - 16:08 Francesca Milano
teresa ciabatti
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La scrittrice candidata al Premio Strega spiega cosa è accaduto con Michele Mari durante il viaggio in pulmino
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«Ho letto ricostruzioni congetturali e dichiarazioni. Cosa è lecito e cosa no, dove inizia e finisce la privacy. Attenendomi ai fatti: alcuni giorni fa ho assistito e poi preso parte a una conversazione. L’oggetto della conversazione era Michela Murgia, il suo corpo. Non c’è stato alcun litigio furioso tra me e Michele Mari, ma un confronto diretto di idee profondamente diverse. In seguito, Mari si è scusato dicendo che non era sua intenzione ferirmi». Con queste parole rilasciate all’Ansa la scrittrice Teresa Ciabatti, tra i sei candidati al Premio Strega 2026, rompe il silenzio e mette fine alle polemiche di questi giorni sul caso Murgia.

Cosa era successo

Secondo alcune ricostruzioni – poi smorzate dallo scrittore Michele Mari – giovedì 18 giugno sul pulmino sul quale viaggiavano i candidati del Premio, diretti a Bisceglie, Mari avrebbe detto: «Michela Murgia era intransigente e violenta, perché era brutta. E sfogava così la sua rabbia». Ciabatti, amica intima di Murgia, aveva risposto: «Le tue considerazioni sono inaccettabili e sono parole che mi fanno molto male».

Il chiarimento e le scuse

Quando la notizia è diventata di dominio pubblico Mari aveva voluto precisare: «Non ho mai parlato dell’aspetto fisico di Michela Murgia, né mai mi sarei permesso». E in quell’occasione si era però anche scusato con Ciabatti: «Mi sono comunque scusato con lei (Teresa Ciabatti, ndr), se qualcosa nelle mie parole poteva averla ferita; così come non volevo certo offendere Michela Murgia, ma soltanto rievocare, peraltro in un contesto privato, un lontano episodio di reciproca incomprensione».

Le parole di Ciabatti

Oggi, parlando con l’Ansa, Ciabatti ha voluto chiudere la vicenda, spiegando che «tutti i presenti possono avere raccontato ad altri l’accaduto, com’è normale nella vita di ciascuno di noi. Anch’io l’ho raccontato, ma non ho alcuna responsabilità circa la diffusione della notizia alla stampa né circa la correttezza di quanto è stato riportato».

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