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Roma, firmato uno storico accordo interreligioso dai rappresentanti di 15 comunità. L’appello del Cardinale Zuppi: «Risolvere i conflitti non con le armi, ma con il diritto»

25 Giugno 2026 - 14:00 Roberta Brodini
Firma accordo interreligioso a Roma
Firma accordo interreligioso a Roma
Rappresentanti di cristianesimo, islam, ebraismo, buddhismo, induismo, sikhismo e bahaismo riuniti all'Ara Pacis oggi, 25 giugno, per una firma storica: un Patto interreligioso comune, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana
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Quindici confessioni religiose presenti in Italia hanno sottoscritto un patto comune per promuovere il dialogo interreligioso e contrastare ogni forma di estremismo e strumentalizzazione della fede. L’accordo, intitolato La via italiana del dialogo e frutto di un lavoro durato tre anni, è stato firmato giovedì 25 giugno all’Ara Pacis di Roma dai rappresentanti delle principali comunità religiose del Paese, tra cui il cardinale Matteo Maria Zuppi per la Conferenza episcopale italiana, promotrice dell’iniziativa. Il documento impegna i firmatari a difendere il confronto tra le diverse fedi e a respingere quello che viene definito il «muscoloso richiamo a Dio», ossia l’uso della religione per alimentare conflitti, divisioni o derive estremiste.

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Cerimonia di firma del Patto comune interreligioso promosso dalla Cei oggi, 25 giugno, all’Ara Pacis

Un accordo nato tre anni fa

Tutto è cominciato nel giugno 2023, quando i leader delle religioni diffuse in Italia si sono ritrovati per la prima volta nella sede della Cei (Conferenza episcopale italiana) per interrogarsi sul ruolo e sul contributo che le loro tradizioni religiose potevano offrire alla coesione sociale, alla pace e alla conoscenza reciproca. Dagli undici partecipanti iniziali, si è passati ai 15 firmatari di oggi, che includono cristianesimo, con esponenti della comunità cattolica, della Chiesa Evangelica e di quella ortodossa, fino all’islam, all’ebraismo, al buddhismo, alla Soka Gakkai, all’induismo, al sikhismo e al bahaismo. La firma è stata seguita da interventi di tutto gli esponenti, che hanno voluto commentare un traguardo frutto di sforzi, coraggio e speranza.

Sono così risuonati all’interno dell’Auditorium dell’Ara Pacis messaggi di pace nelle lingue delle diverse religioni, tra cui: «Shalom», «As-salamu Alaykum» e «Shaanti». «Un percorso per niente scontato», come ha commentato il Cardinale Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che arriva a 40 anni dallo storico incontro interreligioso di Assisi presieduto da Papa Giovanni Paolo II, ma anche nell’ottantesimo anniversario della Costituzione Italiana e del suo art. 4, che sancisce l’unione di «progresso materiale» e «spirituale». «Un motivo ulteriore di responsabilità», quindi – continua Zuppi – per portare avanti la tradizione di una via italiana che si nutre da radici di dialogo, importanti soprattutto in un momento in cui «la forza del diritto è diventato il diritto della forza» e predomina una «polarizzazione volgare che cancella le differenze».

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Il Cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, intervenuto oggi a Roma alla firma del Patto comune interreligioso

I principi e valori ispiratori

Nel testo si legge: «Abbiamo imparato a guardarci negli occhi, a vincere i reciproci pregiudizi»: un accordo che, nel suo preambolo, riporta nero su bianco il principio ispiratore di un testo «rispettoso nelle parole, responsabilizzante nei contenuti, pragmatico e coraggioso nella sua concretezza e nella sua visione». Molti i valori etici e morali comuni sanciti nel documento, ispirati tra gli altri a pace, giustizia e solidarietà in «una società postmoderna» che è «ferita da conflitti ed estremismi, anche pseudo-religiosi», derivanti da una colonizzazione culturale ed economica.

L’impegno contro antisemitismo e islamofobia

In un momento storico che vede le religioni, in particolare quelle islamica ed ebraica, contrapporsi in una guerra senza pace in Medio Oriente, il Patto comune prevede espressamente l’impegno delle comunità coinvolte a prendere posizioni nette e chiare contro l’antisemitismo e l’islamofobia. Così i rappresentanti delle due religioni hanno dato l’esempio: Livia Ottolenghi, presidente UCEI (Unione Comunità Ebraiche Italiane) ha citato il salmo: «È bello e piacevole vedere i fratelli seduti insieme», mentre Yassime Baradai, presidente UCOII (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), ha risposto parafrasando un versetto del Corano: «Se (Allah, ndr) avesse voluto, li avrebbe creati tutti uguali. Per questo li ha creati tutti diversi», a sottolineare il valore della diversità.

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Giuseppe Momigliano, rabbino capo della Comunità ebraica di Genova, e Yassine Baradai, presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, mentre firmano il Patto comune interreligioso

I capisaldi

Altri capisaldi fondamentali all’interno dell’accordo vedranno d’ora in poi le 15 comunità impegnate nel «valorizzare il ruolo delle donne all’interno delle confessioni e tradizioni religiose», ma anche nella salvaguardia della vita sul pianeta, sostenendo il disarmo nucleare e il contrasto del cambiamento climatico. Una missione portata avanti, si legge nel testo, «nella consapevolezza che la pace e la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi sono responsabilità comuni e imprescindibili».

Il pluralismo religioso in Italia: un complesso mosaico

L’importanza del patto firmato in mattinata si inscrive all’interno di una cornice che vede in Italia un complesso pluralismo di confessioni religiose: il Rapporto Immigrazione 2025 di Caritas italiana e Fondazione Migrantes, riporta infatti come nel nostro Paese vivano oltre 5,4 milioni di stranieri regolarmente residenti. Si tratta del 9,2% della popolazione totale, caratterizzato dalla presenza per il 51,7% di cristiani (ortodossi, cattolici, evangelici) e per il 31,1%musulmani, ma che si completa con fedeli buddhisti, induisti, sikh, ebrei e di altre tradizioni.