Davide Toffolo: «Libertà non è una parolaccia. Ci sono artisti che si schierano e artisti che non lo fanno, ma quello che conta è il loro lavoro». L’intervista

Due weekend milanesi, 25-26-27 giugno e 2-3-4 luglio, per un solo festival, il Welcome to Socotra. Festival estivo di libri, satira e musica, organizzato dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, quest’anno dedicato alle “Voci senza filtro”. Una di queste è certamente quella di Davide Toffolo, fumettista e voce dei Tre Allegri Ragazzi Morti, band fondamentale del panorama indipendente italiano. Sarà lui il direttore artistico della sezione del festival dedicata alla musica, il secondo weekend; mentre quella legata alla comicità è stata messa in mano a Sergio Ferrentino. Quest’anno Welcome to Socotra ospiterà nomi di prestigio come Jonathan Bazzi, Ivano Bisi, Stefano Bollani, Micaela Bongi, Luca Bottura, Giulio D’Antona, Claudia de Lillo, Marta Del Grandi, Tommaso Faoro, Marianna Folli, Chiara Galeazzi, Lamante, Emiliano Luccisano, Anna Gaia Marchioro, Francesco Muzzopappa, Valo Pusceddu, Andrea Sesta, Michele Serra, Pietro Sparacino, Vaga, Nicola Villa.
Come ci si sente a fare il direttore artistico?
«Io sono abbastanza a mio agio nella figura del direttore artistico, mi piace la dimensione di gruppo».
Il tema del Welcome to Socotra è “libri, satira e musica”, tre elementi che in questa Italia effettivamente hanno bisogno di un rilancio, no?
«Sì, è vero, hanno bisogno di un rilancio, infatti questo è un festival speciale, dentro un posto speciale. Io però ho abbastanza fiducia, sia nella musica che nella comicità e anche nei libri; ci vuole un rilancio, ma in questo momento qua c’è molto in giro».
Posso chiederti cos’è che ti fa essere così positivo?
«Ti sento scettico…».
Un pochino, magari. Ma in realtà qualcosa di positivo sta avvenendo sicuramente, non sono affatto d’accordo con chi pensa che nella musica italiana vada tutto male…
«Infatti, c’è musica fatta per l’intrattenimento, per le radio, però se uno cerca ce n’è tanta di musica adesso, l’accesso alla creatività non è mai stato così alto, quindi io sono positivo rispetto a questa condizione che viviamo adesso. È una condizione di passaggio, quando ero ragazzino a me la musica non piaceva, mi sembrava tutta brutta, tutta inutile, poi ad un certo punto ho scoperto che invece c’era anche un altro tipo di musica, un tipo di musica dove potevi essere attivo, non soltanto passivo, e penso che in questo momento sia così. Vediamo la solita musica delle grandi multinazionali, che ha le sue logiche, però, se non proprio adesso, fra un po’ vedremo un cambiamento».
Fra l’altro questo dell’impegno nella musica è un tema abbastanza attuale…
«Io penso che gli artisti debbano rimanere in una posizione di libertà, parola che diventata quasi una parolaccia. È chiaro che in questo momento così drammatico un urlo contro ‘sta merda complessiva che c’è sarebbe bello sentirlo anche da chi ami, però può succedere anche che non lo faccia. Io sono sempre stato attratto da posizioni importanti rispetto alla realtà, però non credo che sia obbligatorio per tutti gli artisti vivere quel tipo di dimensione lì, ce ne sono di differenti, e va bene così. Poi la cosa veramente interessante degli artisti è quello che fanno, dall’altra parte ci sono tanti artisti in questo momento che invece si schierano in modo preciso, urlano forte il loro dissenso, bellissimo, infatti non mi sembra un momento stanco, anzi è pieno di posizioni, di parole, di artisti giovani che hanno interesse a immaginare il loro mondo, il prossimo mondo che verrà, che sarà migliore di questo, che è sempre una bella ipotesi».
Passiamo alle scelte che hai fatto per il Festival…
«Marta Del Grandi è una grande artista. Lamante tempo fa l’ho vista impegnata in un esperimento legato anche al disegno che me l’ha fatta conoscere meglio, ed è un artista con un talento musicale gigantesco e anche con delle scelte personali di vita molto speciali, è giovanissima, spregiudicata, veneta, con tutta la forza che hanno gli antichi veneti».
Poi ci sarà anche un tributo a Davide Riondino da parte di Stefano Bollani…
«Mi sembrava un tributo obbligatorio a un artista ironico, complesso, che ha avuto anche una grande popolarità e mi sembrava giusto ricordarlo con un altro artista enorme che è Bollani».
Ospiterete anche la fumettista Vaga…
«È un’autrice napoletana, giovanissima, bravissima, che farà un incontro durante la serata in cui suonerà Lamante. Le serate sono sempre costruite così, un libro e un’artista. Loro in comune hanno una forza visiva e anche narrativa simile».
Ci sarà anche un omaggio a Giacomo Feltrinelli…
«Il 2 di luglio apriamo le giornate quelle immaginate da me con la lettura pubblica di questo libro a fumetti nuovo che ho fatto assieme a Giulio D’Antona, un libro sulla storia di Giangiacomo Feltrinelli. Una storia che arriva nell’anno del suo centenario, non completamente conosciuta, soprattutto da quelli più giovani. Io ho anche la fortuna di avere un rapporto con un pubblico di quel tipo, quindi mi sento sempre di essere una specie di traghetto. La storia di un editore importante che ha cambiato anche la nostra quotidianità e che aveva in testa un’idea molto speciale: poter cambiare il mondo. Quando mi proposero qualche anno fa di fare questo lavoro, io sciolsi la riserva solo quando trovai Giulio D’Antona, perché non volevo svilupparlo da solo, volevo farlo assieme a un giornalista e lui mi è sembrato il giornalista giusto. La proposta mi accese subito, perché arrivata direttamente dalla Feltrinelli Comics, si tratta di un libro particolare, l’architettura è sostenuta da un monologo di Feltrinelli costruito con le sue dichiarazioni. È uno spettacolo che ha una parte parlata, chiaramente, e una parte di visualizzazione. La parte da guardare (aggiungendo anche un po’ di musica) la faccio io, quella parlata la fa Giulio».
Lavorando a questa figura, cos’è che ti ha colpito particolarmente?
«Ci sono delle cose che racconta Feltrinelli che sono eccezionali, nel senso che vanno proprio fuori dalla normalità del pensiero. Soprattutto oggi, che l’editoria ha una forma veramente molto supina al mercato. Lui sosteneva di cercare sempre “Libri necessari” e che fare l’editore è un lavoro che consiste principalmente nel mettere delle cose su una carretta e portarle in giro. Certo, poi la sua la sua visione si articola, il sottotitolo del libro è “Rivoluzione permanente”, quindi nel nostro racconto vengono prese alcune grandi rivoluzioni che lui ha fatto, sia nei confronti del suo pensiero sia nei confronti della realtà. Però, ti dico, la cosa che a me piace di più di Feltrinelli è quando lui dice che per cambiare, per far diventare gli italiani un popolo di lettori, c’è bisogno che gli italiani abbiano più tempo libero e più soldi. Quindi la trasformazione sociale ed economica della nazione va di pari passo con lo sviluppo dell’editoria e solo in quel modo si può sviluppare un’editoria seria».

