Mel Brooks il centenario, il mitico regista verso le 100 candeline. Il documentario sulla sua vita e la battuta sulla morte – Il video
Domenica Mel Brooks sta per spegnere cento candeline. Nato a Brooklyn il 28 giugno 1926 come Melvin Kaminsky, il comico, regista e autore di classici come Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Frankenstein jr, Robin Hood un uomo in calzamaglia e tanti altri capolavori immortali arriva al traguardo del secolo con la stessa vena ironica di sempre. Come racconta Jake Coyle in un ritratto firmato per l’Associated Press, l’attesa della ricorrenza è diventata materiale comico: Judd Apatow ha intitolato il suo documentario retrospettivo «Mel Brooks: The 99 Year Old Man!», giocando con uno dei suoi personaggi più celebri. Nel film Brooks lo riassume così: «Sono nato per far ridere la gente. Quindi è quello che faccio». Cresciuto a Williamsburg, dopo la Seconda guerra mondiale si fa le ossa nei Borscht Belt finché Sid Caesar lo assume come autore per lo «Show of Shows», dove incontra Carl Reiner, amico per la vita e complice negli sketch del 2000 Year Old Man, l’uomo antico bersagliato di domande anche su Gesù: «Un ragazzo magro. Portava i sandali. Andava sempre in giro con altri dodici tizi».
L’infanzia, la donazione al National Comedy Center e l’ironia sulla morte
In un’intervista all’AP del 2021 Brooks aveva spiegato che tutto nasce dall’infanzia a Brooklyn: «Volevo tenere viva la festa. Volevo che la felicità, la gioia e le esplosioni di risate continuassero anche nella parte più cupa della nostra vita». Più della vittoria dell’Oscar o del matrimonio con Anne Bancroft, ha indicato come momento più felice gli anni «dai quattro o cinque fino ai nove», interrotti, con battuta secca, dai «compiti». Gli ultimi mesi sono stati una stagione di omaggi: ad aprile ha inviato un videomessaggio per Eddie Murphy, premiato con l’AFI Life Achievement Award, e a maggio ha annunciato la donazione di migliaia di documenti e fotografie al National Comedy Center di Jamestown, nello Stato di New York, dicendosi orgoglioso che il suo lavoro «continuerà a far ridere». Sulla propria fine ha sempre scherzato, fin dalla lapide a gettoni inventata in uno sketch degli anni Ottanta: «Ero Mel Brooks, uno dei piccoli ebrei più divertenti mai vissuti sulla Terra». E alla domanda del 2021 se pensasse alla morte, la risposta è arrivata ridendo: «Ho smesso di pensarci dopo i sessanta. Se e quando arriverà, sarà un giorno triste, per tutti, tranne che per me. Mi piace vivere. Vorrei continuare a farlo il più a lungo possibile».

