«Mi aspettava per uccidermi», parla il figlio sopravvissuto alla strage della famiglia a Casalotti. La lite con l’amico, l’ossessione per la madre e la fuga

«Ha ucciso tutta la mia famiglia. Sono arrivato a casa e l’ho visto. Aveva ammazzato tutti», ha racconta Amir, ventenne bengalese e unico sopravvissuto al massacro di via Montiglio, ai soccorritori che gli tamponavano le ferite davanti alla palazzina di Casalotti, periferia nord ovest di Roma. Come riporta Il Messaggero, il ragazzo insanguinato e in stato di choc ripeteva il nome di Shahadat, il connazionale considerato amico di famiglia e ora indicato come responsabile della mattanza in cui sono morti a colpi di mannaia i suoi genitori Kamal e Jahan, oltre alla sorellina Arowa di 8 anni.
«Mi stava aspettando per ammazzarmi. Avevamo litigato la scorsa settimana», ha ripetuto Amir, alludendo a un retroscena personale che secondo gli investigatori potrebbe avere natura passionale. Nella comunità bengalese, raccolta nel dolore, circolano voci mai confermate su un possibile legame fra il presunto killer e la madre del ragazzo. «Mio padre voleva allontanare Shahadat dalla comunità», ha aggiunto il ragazzo, ripetendo più volte il nome dell’uomo ora ricercato dalla polizia.
RICERCATO
Nella foto, divulgata su disposizione dalla Procura di Roma, il sospettato autore triplice omicidio avvenuto ieri a Roma,
Shahadat HOSSAIN nato in Bangladesh il 10 maggio 1983
Chi ha info può contattare l'utenza 3346903295 della Squadra Mobile della questura di Roma pic.twitter.com/9QXrBu5Fs0— Polizia di Stato (@poliziadistato) June 27, 2026Ti potrebbe interessare
Il ritorno a casa e il piede della sorellina fuori dal materasso
Sulla dinamica, Amir ha spiegato di essere rientrato dal lavoro senza accorgersi di nulla nei primi istanti. Il presunto aggressore, scrive Il Messaggero, avrebbe trascorso ore a ripulire l’appartamento e a occultare i tre corpi, nascondendo Kamal fra il muro e il divano, Jahan e la bambina sotto al letto. È stato il piedino della sorella, sbucato fuori dal materasso, a far capire tutto al ragazzo. Da lì la colluttazione, le spinte e i fendenti che hanno ferito Amir alla testa e alle gambe. Sbattuto con violenza contro una parete, è ora ricoverato in prognosi riservata al Policlinico Gemelli, ma fuori pericolo di vita.
L’ipotesi del movente passionale: l’ossessione per la moglie di Kamal
Secondo gli investigatori della Squadra mobile, guidati da Roberto Pititto, dietro la strage ci sarebbe l’ossessione di Shahadat Hossain, 43 anni, richiedente asilo in attesa del permesso di soggiorno dalla Questura di Frosinone, per la moglie di Kamal. Come ricorda Rinaldo Fignani sul Corriere della Sera, sul suo profilo Facebook, poche ore prima dell’eccidio, l’uomo avrebbe scritto: «Un uomo non muore da solo. Dovresti morire con i tuoi cari. Così nessuno deve soffrire per nessuno». Hossain, che ha moglie e figli residenti a Londra, frequentava ormai quotidianamente la famiglia di via Montiglio e veniva visto sempre più spesso accanto alla 38enne, anche per strada.
La mattanza si sarebbe svolta in due tempi. In un primo momento Hossain si sarebbe presentato a casa come ogni giorno, avrebbe tentato un approccio con la donna e, di fronte all’ennesimo rifiuto, avrebbe afferrato la mannaia colpendo madre e figlia senza dare loro il tempo di gridare. La sua era una presenza pressante, quasi morbosa: «Era come se volesse controllarla, entrava nel nostro locale senza consumare nulla. Succedeva spesso», raccontano dal bar di zona dove la 38enne portava la bambina a prendere il gelato. Più tardi, mentre cercava di cancellare le tracce di sangue, sarebbero rientrati Kamal e il figlio Amir, sorprendendolo nell’appartamento. L’uomo avrebbe ucciso il capofamiglia e inseguito il ragazzo in strada.
A salvare Amir sono stati alcuni passanti che portavano a spasso i cani, accorsi mentre l’aggressore continuava a colpirlo con la lama. «Stavo guardando Norvegia-Francia in tv, all’improvviso ho sentito grida provenire dalla strada: mi sono affacciato alla finestra e ho visto l’assassino, con la maglia blu, fuggire e il ragazzo ferito a terra», racconta al Corriere Agostino, sindacalista Cgil residente di fronte alla palazzina. Il killer è scappato a piedi, si è liberato della t-shirt, poi recuperata dalla polizia, ed è sparito nel nulla.

