Ultime notizie Crisi Usa - IranMario RoggeroMondiali 2026Sigfrido Ranucci
ATTUALITÀArrestiAutoDomiciliariEsplosioniInchiesteLazioPerquisizioniRaiReportRomaSigfrido RanucciTvVideo

Attentato a Ranucci a Pomezia, chi sono i quattro arrestati – Il video

30 Giugno 2026 - 10:01 Alessandro D’Amato
attentato ranucci campo ascolano arresti
attentato ranucci campo ascolano arresti
Pellegrino D'Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Marika De Filippis. Perquisizioni in corso di altri indagati. Il commando è partito dalla Campania con una 500 a noleggio. La gelatina di cava usata come esplosivo
Google Preferred Site

Quattro persone sono state arrestate per l’attentato dinamitardo a Sigfrido Ranucci a Campo Ascolano (Pomezia) del 16 ottobre 2025. I carabinieri di Roma hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari (tre in carcere, uno ai domiciliari mentre un quinto indagato non è destinatario di misura) nelle province di Napoli e Avellino emessa dal gip di Roma su richista della Direzione distrettuale antimafia. I reati contestati sono detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, reati aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Si tratta di quattro persone sospettate di essere gli esecutori materiali dell’attentato. Sono Pellegrino D’Avino, 27enne di Avellino; Antonio Passariello, 53enne di Avellino; Saverio Mutone, 41 anni di Avellino; Marika De Filippis, 22enne di Avellino

Gli arresti

Gli arrestati sono residenti nei comuni di Nola, Cicciano e Avella, nelle provincie di Napoli e Avellino e hanno tra i 53 e i 22 anni, con precedenti per droga e danneggiamento. Uno di loro era ai domiciliari da qualche giorno nell’ambito di un’indagine per stupefacenti. Dalle indagini è emerso che tre degli arrestati hanno effettuato un sopralluogo sei giorni prima dell’attentato mentre sono stati in due a portare l’ordigno poi fatto deflagrare. Il commando avrebbe agito dietro un compenso economico di diverse migliaia di euro.

In carcere e ai domiciliari

In relazione agli indagati Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello e Saverio Mutone «in ragione dei ruoli ricoperti e dell’effettivo contributo svolto alla realizzazione» dell’attentato al giornalista di Report Sigfrido Ranucci, «non vi sono elementi per ritenere che misura meno grave della custodia cautelare in carcere sia idonea a prevenire e neutralizzare il rischio di inquinamento probatorio, di fuga e di reiterazione dei reati», scrive il gip di Roma Iole Moricca nelle 107 pagine di ordinanza cautelare con la quale ha mandato in carcere tre indagati.

La quarta, Marika De Filippis, va agli arresti domiciliari, «con applicazione del braccialetto elettronico presso il luogo di dimora dalla predetta indicato al momento della esecuzione della misura». Secondo il giudice, «la spregiudicatezza e la capacità criminale mostrata» da D’Avino, Passariello e Mutone, «dimostra chiaramente come unica misura cautelare idonea a prevenire il rischio di azioni recidivanti sia quella della custodia cautelare in carcere», conclude il giudice.

Il reato di strage

Ai quattro il pm di Roma Carlo Villani ha contestato la strage, articolo 422 del codice penale. Il 53enne ha tra i precendenti anche il sequestro di persona, violenza sessuale, rapina ed estorsione. Per gli altri reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. «Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli», ha affermato il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci raggiunto telefonicamente da “Agorà Estate”, la trasmissione in onda su Rai 3.

«Da quello che ho capito c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le sim. Vedremo cosa accadrà ancora», ha concluso.

L’ordinanza

Antonio Passariello «è un delinquente abituale come mostra il suo curriculum nel dettaglio descritto» dal pm di Roma Carlo Villani, fresco di nomina a procuratore capo di Velletri. «E come emerge dalle risultanze in atti che dimostrano come lo stesso sia dedito alla commissione di reati su commissione (atti intimidatori, danneggiamenti) e sia dedito al traffico di stupefacenti», dice il gip di Roma Iole Moricca nelle 107 pagine di ordinanza cautelare. Inoltre, «la gravità del fatto commesso, con uso di armi potenzialmente micidiarie, su commissione, dimostra chiaramente come il predetto abbia una spregiudicatezza e uno spessore criminale di elevatissima pericolosità».

Le stesse considerazioni devono essere svolte nei confronti di Pellegrino D’Avino, il quale, «sebbene risulti gravato da una condanna per rissa, comunque ha dimostrato di essere dedito all’approvvigionamento di esplosivi da utilizzare in azioni illecite. Certamente emblematico della sua personalità è il reiterato collegamento tra le richieste di fornitura di esplosivo e il buttare a terra i palazzi», scrive ancora il giudice.

Le misure cautelari

Inoltre, la circostanza che lo stesso abbia contatti diretti con i referenti «dimostra come sia inserito di un contesto di elevato livello criminale, dotato di cospicui mezzi economici e organizzativi». Per quanto riguarda Saverio Mutone, «sebbene, incensurato, è certamente inserito nel gruppo criminale dedito al traffico di sostanze illecite capeggiato da Passariello. Egli ha preso parte sia alla fase organizzativa che alla fase esecutiva dell’azione delittuosa, dimostrando di avere una non comune freddezza operativa. Inoltre, è il primo che ha inteso avvicinare Colucci al fine di conoscere le informazioni rilevate, ulteriore circostanza che dimostra comunque una sua elevata spregiudicatezza».

«Tali elementi, unitamente alla gravità del fatto, induce dunque a ritenere anche nei suoi confronti sussistente il rischio di azioni recidivanti, avendo dimostrato di essere facilmente assoldato per l’esecuzione di gravi azioni delittuose», conclude il giudice.

La bomba e le indagini

I rilievi tecnico scientifici svolti dalla Sezione Rilievi e dalla Squadra Artificieri del Nucleo Investigativo di Roma e i successivi accertamenti del Ris di Roma hanno dimostrato che l’ordigno era costituito da una carica detonante composta da gelatina da cava. Un materiale obsoleto ma dalla straordinaria capacità distruttiva. «Indicativo di una rete illecita di approvvigionamento di materiale esplodente», secondo gli inquirenti. Una telecamera installata sulla strada statale 148 Pontina, a diversi chilometri di distanza dal luogo del delitto, ha permesso di individuare una Fiat 500 X, risultata noleggiata in Campania. E di tracciarne il viaggio di andata verso Roma con il repentino ritorno della vettura nelle ore immediatamente successive all’attentato.

I tabulati

L’analisi dei tabulati di traffico telefonico e telematico ha dimostrato che il percorso dei cellulari utilizzati dagli esecutori materiali era perfettamente sovrapponibile al tracciato della Fiat 500 X sia il giorno dell’attentato sia in precedenza quando avevano effettuato un sopralluogo della zona.

Gli inquirenti, poi, sono convinti che l’azione sia stata eseguita su commissione. Il commando avrebbe agito su specifico mandato di terze persone, allo stato non identificate. Come favore e dietro compenso economico. I mandanti si sono adoperati per garantire supporto per tutelare i presunti esecutori, fornendo fondi, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e pianificando una loro eventuale fuga all’estero.

L’inquinamento probatorio

L’inchiesta registra poi anche tentativi di inquinamento probatorio. Gli indagati hanno tentato in più occasioni di ostacolare le indagini effettuando bonifiche per cercare microspie, distruggendo schede sim. Ma anche concordando linee difensive omertose per dissimulare il loro coinvolgimento e coprire i mandanti. Contestualmente all’esecuzione delle misure restrittive, sono tuttora in corso numerose perquisizioni nei riguardi di altri indagati. Che nelle ipotesi investigative hanno fornito l’esplosivo e garantito il supporto logistico al commando.