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Spagna, oltre un milione di migranti chiede la sanatoria. Destra all’assalto di Sánchez: «Invaderanno l’Europa» – Il video

30 Giugno 2026 - 18:28 Simone Disegni
Pedro Sanchez
Pedro Sanchez
Boom di adesioni al piano del governo. Le opposizioni fanno ricorso alla Corte suprema, che ora potrebbe bloccare la regolarizzazione dei permessi di soggiorno
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La Spagna si è stufata di ospitare centinaia di migliaia di immigrati clandestini. Ma il governo di Pedro Sánchez ha deciso di provare a risolvere il problema nel modo opposto a quello predicato dalle destre al governo in mezzo mondo: con una regolarizzazione di massa. Oggi 30 giugno era l’ultimo giorno per migranti e richiedenti asilo senza documenti in regola per aderire alla sanatoria, e la risposta s’è rivelata impressionante: ha chiesto di uscire dalla clandestinità oltre 1 milione di persone. I numeri sono stati annunciati oggi dallo stesso Sánchez nel giorno della presentazione del Piano di integrazione e cittadinanza. La straordinaria adesione ha stupito lo stesso esecutivo, che nel lanciare l’iniziativa ad aprile aveva detto di prevedere l’emersione dalla clandestinità di circa mezzo milione di immigrati. Secondo le organizzazioni che assistono i migranti, le richieste alla fine potrebbero superare quota 1,2 milioni. A metà giugno 360mila di queste risultavano già ammesse all’istruttoria, con il rilascio di un’autorizzazione provvisoria al soggiorno e al lavoro.

I requisiti per accedere e i documenti concessi: come funziona la sanatoria

Per avanzare la domanda è necessaria provare di aver vissuto in Spagna per almeno 5 mesi, o di aver chiesto la protezione internazionale, alla data del 31 dicembre 2025 e di non aver commesso reati. Chi si vedrà convalidata la richiesta emergerà dalla clandestinità, nel senso che si vedrà riconosciuto un permesso di soggiorno e di lavoro, valido inizialmente per un anno. Ma non la cittadinanza spagnola e il diritto di voto. «Alcune decisioni che prende il governo parlano non solo del Paese che siamo ma anche del Paese che aspiriamo a essere. E questa è una di quelle più importanti che può prendere un’amministrazione, perché così vogliamo che il mondo guardi alla Spagna: come a un Paese che rispetta, protegge e tutela i diritti umani», ha spiegato Sánchez. In concreto, poi, complice l’«inverno demografico» che vive anche la penisola iberica, «senza immigrazione la Spagna perderebbe un 19% del Pil nel 2050 e un 22% del Pil nel 2075: significa che chiuderebbero 90mila bar, che 50mila classi scolastiche resterebbero senza studenti e che 220mila fattorie scomparirebbero».

Se la sanatoria ha il sostegno della Chiesa, di centinaia di associazioni e delle oltre 600mila persone che avevano firmato per un’iniziativa legislativa popolare, il Partito Popolare (Pp) e Vox l’hanno aspramente criticata, accusando Sanchez di attrarre così nuovi clandestini. Il premier oggi ha risposto alle critiche parlando di un provvedimento «responsabile», volto a garantire un’immigrazione «legale, sicura e ordinata».

Il ricorso alla Corte Ue e la difesa di Sanchez: «Permesso solo per la Spagna»

La questione però travalica i confini europei, sia sul piano politico che su quello territoriale. Alcune giunte regionali guidate dal centrodestra infatti hanno già presentato ricorso contro la sanatoria, sostenendo che potrebbe infrangere il diritto europeo. L’accusa in sostanza è che la regolarizzazione spalancherebbe le porte dell’Ue a centinaia di migliaia di (ex) clandestini. Il ricorso è già arrivato all’attenzione della Corte suprema spagnola, che dopo aver raccolto le opinioni delle parti potrebbe a sua volta inoltrare una «questione pregiudiziale interpretativa» di fronte alla Corte di giustizia Ue. Nell’attesa che questa si pronunci, la Corte suprema potrebbe ordinare la sospensione cautelare dell’applicazione del programma – bloccando di fatto almeno provvisoriamente l’iniziativa di Sánchez. Una brutta gatta da pelare per il governo, che prepara la sua controffensiva legale assicurando che la sanatoria è pienamente compatibile con il diritto Ue, per il semplice fatto – precisano fonti di Madrid – che la regolarizzazione «concede un permesso di residenza e lavoro valido esclusivamente in territorio spagnolo».

La legge dei nipoti e le accuse di «ingegneria elettorale»

A tenere banco a Madrid nelle stesse ore è poi anche un’altra iniziativa di «regolarizzazione» lanciata dal governo: la cosiddetta ley de nietos (“legge dei nipoti”) che permette di concedere la cittadinanza spagnola ai discendenti di chi emigrò e perse o rinunciò alla cittadinanza per ragioni di esilio politico, ideologico, religioso o per il proprio orientamento o identità sessuale durante la Guerra civile o la dittatura di Francisco Franco (1936-1975). La finestra per aderire a quest’iniziativa, varata nel 2022, si è chiusa ad ottobre scorso, ma il trattamento delle domande è tuttora in corso, anche perché pure in questo caso la risposta è stata «esplosiva»: hanno richiesto la cittadinanza spagnola oltre 2,4 milioni di persone, e oltre mezzo milione di domande sono già state accettate.

Quanto basta per la destra per attaccare pesantemente Sánchez anche su questo terreno. Il Pp parla di «ingegneria elettorale» e perfino di «frode», accusando i rivali Socialisti di volersi costruire in laboratorio una nuova platea di elettori amici in vista del prossimo appuntamento con le urne, previsto nel 2027. «Visto che con gli elettori attuali non funziona, vediamo se fabbricandone di nuovi si svolta», è il maligno ragionamento messo in bocca a Sánchez dal leader dell’opposizione Alberto Núñez Feijóo. Dal Partito socialista rigettano tali accuse come indegne e irresponsabili. «Sono disperati, non sanno più cosa inventarsi», è l’accusa reciproca che si lanciano i due (ex?) grandi partiti del Paese.

In copertina: Pedro Sánchez nel corso di una visita a Dakar, Senegal – 28 agosto 2024 (Ansa/Epa – Jerome Favre)

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