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«Meloni? Rompe i cogl…»: l’indagine sul traffico di migranti a Taranto

01 Luglio 2026 - 06:20 Alessandro D’Amato
meloni
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30 misure cautelare tra Taranto, Lecce e Foggia. La procedura agevolata per l'ingresso dei lavoratori extracomunitari e l'esposto della premier
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La premier Giorgia Meloni che «rompe i coglioni» sui controlli. Di cosa? Della procedura agevolata per l’ingresso di lavoratori extracomunitari nel Decreto Flussi. E, spiega oggi Il Giornale, per questo metteva i bastoni tra le ruote ai loro profitti. La procura di Taranto e quella di Bari hanno smantellato un’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento dell’immigrazione. Trenta le misure cautelari eseguite nelle province di Taranto, Lecce, Foggia, Matera, Campobasso, Milano, Verona, Ragusa e Latina dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Taranto.

L’inchiesta

A capo secondo l’accusa ci sono due tarantini: il 63enne avvocato Michele Cervellera e il 52enne Antonio Damiano Milella, già noto alle forze dell’ordine. I due ricorrevano in modo «sistematico e fraudolento» alla procedura agevolata per l’ingresso di lavoratori extracomunitari prevista dal decreto flussi: per trarne profitto favorivano ingressi illegali di centinaia di extracomunitari. Gli intermediari stranieri reperivano le persone concordando la somma da pagare (c’era un tariffario che variava in base alla posizione e al paese di provenienza. E prendevano i soldi tramite ricariche PostePay o bonifici accompagnati da causali fittizie. I promotori predisponevano richieste di nulla osta al lavoro subordinato o stagionale tramite il portale online «Ali» del Ministero dell’Interno.

Lo sfruttamento dell’immigrazione

Lì venivano indicate le posizioni lavorative che a volte erano inesistenti e altre non utili alle aziende. Poi una volta approvata la pratica veniva emesso dal Ministero dell’Interno il nulla osta all’ingresso in Italia per motivi lavorativi, che veniva inoltrato al Consolato o all’Ambasciata. Ogni documento aveva un costo di 6.500 euro: 5.000 per il datore di lavoro compiacente, 1.000 al procacciatore e 500 all’avvocato.

Il decreto flussi

Nel giugno 2024 però un esposto di Meloni al procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Melillo poteva far rischiare il business. E nelle intercettazioni Cervellera ne parlava con un sodale: «Allora ha fatto una lettera al Ministero non so quale Ministero bhoo… Proprio… Perché… ha visto che i posti di lavoro… i contratti di lavoro dei flussi… Sono oh… La metà della metà dei reali ingressi dei flussi Cioè… Praticamente ha detto… C’è la camorra dietro e quindi massimi controlli sulle pratiche dei flussi».

La premier

E ancora: «Soprattutto a Napoli, Campania e Puglia, no… Ha parlato di qualche città della Puglia… Ha detto Puglia in generale Napoli e Campania, che le domande di lavoro sono superiori ai reali posti di lavoro». La premier, secondo Cervellera, stava «rompendo i coglioni» caldeggiando la necessità di ulteriori controlli.