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Google deve pagare per Android, confermata la multa miliardaria dalla Commissione Ue: cosa non poteva fare Alphabet e cosa dice la sentenza

02 Luglio 2026 - 11:19 Giovanni Ruggiero
Google android
Google android
Il caso era nato da una decisione del 2018 di Bruxelles, che accusava Google di sfruttare la propria posizione dominante nel marcato per favorire solo il suo motore di ricerca e il suo browser Chrome. La sentenza della Corte di Giustizia Ue. Come si è arrivati alla cifra da 4,1 miliardi per la sanzione
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La sanzione da 4,125 miliardi di euro inflitta a Google per abuso di posizione dominante nel mercato Android è ormai definitiva. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha respinto il ricorso presentato dal gruppo insieme alla controllante Alphabet, confermando quanto già stabilito nel 2022 dal Tribunale dell’Ue. Al centro del caso ci sono le condizioni imposte da Google ai produttori di smartphone che utilizzano il suo sistema operativo.

Perché Google è stata multata dalla Commissione europea

Il caso nasce da una decisione della Commissione europea del 2018, che aveva accertato come Google avesse sfruttato la propria forza sul mercato per favorire il motore di ricerca Google Search e il browser Chrome. Il meccanismo individuato dalla Commissione riguardava gli accordi di preinstallazione delle app di sistema e alcune clausole di licenza legate ai dispositivi Android. Per Bruxelles si trattava di un’unica infrazione continuata nel tempo, che aveva portato a una multa iniziale di 4,342 miliardi di euro, con 1,922 miliardi da versare in solido insieme ad Alphabet.

Come è cambiato l’importo della multa nel tempo

Già nel 2022 il Tribunale dell’Unione europea aveva sostanzialmente confermato l’impostazione della Commissione, bocciando però un aspetto specifico della decisione: gli accordi con produttori di dispositivi e operatori telefonici che garantivano loro una quota dei ricavi in cambio della preinstallazione esclusiva di Google Search su parte del proprio catalogo. Per effetto di questo annullamento parziale, l’importo della sanzione era stato ricalcolato a 4,125 miliardi di euro, di cui 1,521 miliardi a carico di Alphabet insieme a Google.

Cosa non poteva fare Google con i produttori Android

Tra le pratiche contestate a Google c’è anche il divieto imposto ai produttori di vendere dispositivi basati su versioni di Android modificate e non approvate dall’azienda. Per la Corte, questa regola ha ostacolato la concorrenza nel settore e ha rafforzato ulteriormente il predominio di Google sul mercato mobile.

Cosa dice la sentenza definitiva della Corte di giustizia Ue

Nella sentenza pubblicata oggi, la Corte ha stabilito che il Tribunale non ha commesso errori nel valutare come le pratiche di Google fossero idonee a restringere la concorrenza e a consolidare la sua posizione dominante. Respinte anche le giustificazioni presentate dall’azienda: l’ammenda resta così fissata, in via definitiva, nella misura ricalcolata dal Tribunale nel 2022.

La reazione di Google

«Android offre maggiore scelta per tutti e supporta migliaia di imprese – dice un portavoce di Google a commento della decisione della Corte – Questa sentenza non riconosce i significativi investimenti fatti per garantire che Android rimanga aperto, interoperabile e gratuito. Ad ogni modo, abbiamo adeguato i nostri accordi per adeguarci alla decisione iniziale già nel 2018 e restiamo focalizzati sull’innovazione continua e sull’apertura per i nostri utenti, partner e sviluppatori».