Il caso Lavitola porta il volto di Ranucci sui banner clickbait

Valter Lavitola ha ammesso durante un interrogatorio di essere il mandante dell’attentato compiuto nell’ottobre del 2025 contro Sigfrido Ranucci. Mentre il caso giudiziario tiene banco, sui alcuni siti compaiono banner pubblicitari con la foto del conduttore di Report e titoli come «Colpo di scena in diretta: se ne va davanti alle telecamere» o «Scandalo in diretta: l’ospite lascia lo studio davanti a tutti». Nessuno di questi banner portano a notizie né su Ranucci né su Lavitola, ma sfruttano il caso e il nome per fare clic. Il meccanismo non è nuovo.
Il sito che ospita il banner non lo ha scelto
La prima cosa da capire è che il sito dove appare il banner non ha scelto di mostrartelo. La pubblicità sui quotidiani online è quasi sempre gestita da concessionarie esterne attraverso sistemi automatizzati, il cosiddetto programmatic advertising. In pratica, un’area della pagina viene messa a disposizione dall’editore, dove in una frazione di secondo una piattaforma assegna quello spazio al miglior offerente tra quanti vogliono raggiungere un utente con quelle caratteristiche di navigazione. Particolare: l’editore non vede il contenuto in anticipo e non lo approva. Per questo motivo, l’editore non può essere ritenuto responsabile di quelle inserzioni, anche se le ospita.
Perché il nome di Ranucci vale di più in questo momento
Il meccanismo del clickbait pubblicitario si alimenta di attenzione, dove più un nome viene cercato, più vale come esca. Di fatto, chi in questi giorni ha letto qualcosa sul caso Lavitola ha maggiori possibilità di vedere il volto di Ranucci in un banner. Infine, un titolo come «Colpo di scena in diretta» o «Scandalo in diretta» non dice nulla di specifico, deve solo creare curiosità da clic.
Ti potrebbe interessare

Questo schema non è nuovo e non riguarda solo Ranucci. Su Open ho già documentato casi molto simili con Milena Gabanelli e altri volti televisivi noti, i quali vengono usati come esca per portare traffico a siti o, nei casi più gravi (non è il caso dei banner riscontrati da Open sul caso Ranucci, ndr). Le immagini vengono usate senza il consenso dell’interessato, che spesso non sa nemmeno di comparire in quei banner.
Le pratiche per non alimentare questo sistema
Bisogna fare attenzione al titolo che non dice cosa troverai, associato alla foto di un personaggio noto che non ha niente a che fare con il contenuto promesso. Questi sono i principali elementi che costituiscono l’esca. Una buona pratica è chiedersi se il sito di destinazione ha un nome riconoscibile, e per verificarlo basta passare sopra il banner per leggere l’indirizzo di destinazione.

