Lavitola: «Volevo far sparare contro la villetta di Ranucci». La gip dice no ai domiciliari. E ora la procura valuta di convocare ancora il conduttore di Report

La Procura di Roma sta valutando la possibilità di ascoltare Sigfrido Ranucci come persona informata sui fatti nell’ambito delle indagini su Valter Lavitola. L’eventuale convocazione del conduttore di Report non avverrà prima di settembre. Questo perché si attendono le perizie tecniche sullo smartphone e sul PC dell’imprenditore, che richiederanno alcune settimane.
Valter Lavitola, accusato di essere il mandante dell’attentato dinamitardo a casa del conduttore di Report, nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha dato vari dettagli su quanto accaduto. Ha detto di aver commissionato un’azione «con diverse modalità» rispetto a quella poi realizzata contro la villetta di Sigfrido Ranucci Ha anche aggiunto di aver chiesto agli esecutori materiali di sparare quattro o cinque colpi di pistola contro il muro dell’abitazione, anziché utilizzare un ordigno. Dopo l’attentato avvenuto lo scorso 16 ottobre, tuttavia, Lavitola non avrebbe avuto nulla da ridire sulla modalità scelta. Secondo quanto si apprende, l’indagato avrebbe considerato comunque lo scoppio dell’ordigno rudimentale come un’azione dal «valore dimostrativo».
La procura darà parere negativo ai domiciliari
La Procura di Roma nel corso del pomeriggio ha datto parere negativo alla richiesta di arresti domiciliari presentata ieri al gip dalla difesa di Valter Lavitola e la gip Iole Moricca ha poi accolto la posizione dell’accusa, respingendo l’istanza. Le ammissioni dell’ex direttore dell’Avanti, oggi proprietario di un ristorante, durante l’interrogatorio di garanzia, non sono state ritenute sufficienti ad attenuare la misura della custodia in carcere.
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La richiesta dei domiciliari
Al termine dell’interrogatorio, il legale aveva infatti chiesto al gip la sostituzione della misura cautelare con gli arresti domiciliari, facendo leva proprio sull’ammissione di responsabilità e sulla collaborazione offerta da Lavitola agli inquirenti. Secondo la difesa, inoltre, dopo la confessione sarebbero venuti meno sia il rischio di inquinamento probatorio sia il pericolo di fuga.
L’interrogatorio
L’interrogatorio di ieri è durato circa cinque ore e, contrariamente a quanto aveva lasciato intendere nei giorni precedenti all’arresto, Lavitola avrebbe fornito una confessione. A confermare il contenuto delle sue dichiarazioni è stato il suo avvocato, Sergio Cola. «Ha ammesso di essere il mandante dell’attentato e ha detto di averlo fatto per tutelare l’incolumità di Ranucci, oggetto di parecchi pericolosi tentativi di intimidazione», ha dichiarato. Alla domanda se il conduttore di Report sapesse, Lavitola ha risposto di no, mentre non ha escluso che il giornalista possa aver intuito il suo ruolo, non è chiaro quando. Su questo punto, però, a Open l’avvocato Sergio Cola chiarisce: «E’ una sua congettura, nulla d più».

