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Lavitola: «Volevo far sparare contro la villetta di Ranucci». No della procura ai domiciliari

13 Agosto 2026 - 13:44 Ygnazia Cigna
sigfrido ranucci report sospensione conduzione valter lavitola
sigfrido ranucci report sospensione conduzione valter lavitola
L'imprenditore ha riferito al Gip di aver ordinato 4 o 5 colpi di pistola contro il muro dell'abitazione del giornalista, anziché utilizzare un ordigno
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Valter Lavitola avrebbe commissionato un’azione «con diverse modalità» rispetto a quella poi realizzata contro la villetta di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, a Pomezia. È quanto ha riferito ieri al gip, spiegando di aver chiesto agli esecutori materiali di sparare quattro o cinque colpi di pistola contro il muro dell’abitazione, anziché utilizzare un ordigno. Dopo l’attentato avvenuto lo scorso 16 ottobre, tuttavia, Lavitola non avrebbe avuto nulla da ridire sulla modalità scelta. Secondo quanto si apprende, l’indagato avrebbe considerato comunque lo scoppio dell’ordigno rudimentale come un’azione dal «valore dimostrativo».

La procura darà parere negativo ai domiciliari

La Procura di Roma si prepara a dare parere negativo alla richiesta di arresti domiciliari presentata ieri al gip dalla difesa di Valter Lavitola. L’ex editore dell’Avanti, oggi proprietario di un ristorante, durante l’interrogatorio di garanzia di ieri ha infatti ammesso di essere il mandante dell’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci.

La richiesta dei domiciliari

Al termine dell’interrogatorio, il legale aveva chiesto al gip la sostituzione della misura cautelare con gli arresti domiciliari, facendo leva proprio sull’ammissione di responsabilità e sulla collaborazione offerta da Lavitola agli inquirenti. Secondo la difesa, inoltre, dopo la confessione sarebbero venuti meno sia il rischio di inquinamento probatorio sia il pericolo di fuga. La Procura, però, intende esprimere parere contrario. Spetterà ora al gip decidere sulla richiesta avanzata dalla difesa dell’imprenditore e amico di Ranucci.

L’interrogatorio

L’interrogatorio di ieri è durato circa cinque ore e, contrariamente a quanto aveva lasciato intendere nei giorni precedenti all’arresto, Lavitola avrebbe fornito quella che appare come una confessione piena. A confermare il contenuto delle sue dichiarazioni è stato il suo avvocato, Sergio Cola. «Ha ammesso di essere il mandante dell’attentato e ha detto di averlo fatto per tutelare l’incolumità di Ranucci, oggetto di parecchi pericolosi tentativi di intimidazione», ha dichiarato.

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