Lavitola, la gip respinge i domiciliari: «Voleva solo far sparare qualche colpo di avvertimento? Versione totalmente inverosimile» – Le carte

«Totalmente inverosimile», bolla così la gip di Roma, Iole Moricca, la versione dei fatti con cui Valter Lavitola ora detenuto a Rebibbia (con l’accusa di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci) ha accompagnato la sua richiesta di andare ai domiciliari. E cioè ammettendo di aver organizzato l’attentato, ma riducendo il piano al solo obbiettivo di rafforzare la scorta del conduttore di Report e senza parlargliene.
Scrive infatti la gip che Lavitola ha mostrato di poter ancora inquinare le indagini, «ha fornito versioni inverosimili, sia per quanto concerne la sua estraneità alla scelta di utilizzare un ordigno esplosivo, sia per quanto concerne il movente, ricondotto esclusivamente ad aumetnare la scorta di Ranucci». La gip considera poco credibile che Clesio Gomes Tavares, «vero factotum di Lavitola», possa aver disobbedito all’indicazione data da Lavitola di «sparare qualche colpo sul muro», come detto a verbale.
La pista israeliana
C’è anche un altro elmento che non convince la gip. Lavitola, riassume la toga, ha raccontato che poco prima dell’attentato aveva appreso un «non meglio specificato progetto omicidiario nei confronti del Ranucci ad opera dell’intellicence israeliana», causato dal servizio realizzato da Report sulla vicenda del cantiere navale Vittoria.
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Invece di preoccuparsi per Ranucci e per i suoi colleghi, però, avrebbe spinto il giornalista Daniele Autieri a proseguire anzi a intensificare proprio le indagini su quel cantiere, «in evidente contraddizione con la presunta preoccupazione per l’incolumità dell’amico».
L’avvocato di Lavitola, Sergio Cola, ha comunque pronta l’istanza di riesame, sempre per chiedere che l’ex direttore esca dal carcere.

