La fuga da casa e il precedente inglese: l’inchiesta sul 22enne che ha accoltellato il passante a Milano. Il papà della vittima: «Colpiva mio figlio ovunque»

«È successo tutto all’improvviso, non riesco ancora a capacitarmene». Con queste parole il padre del 55enne accoltellato in strada a Milano dal 22enne Lamin Saidilly ricostruisce i drammatici istanti dell’aggressione nel quartiere San Siro di Milano. «Erano circa le 7.30 del mattino. Stavamo bevendo un caffè fuori dal bar, poi lui sarebbe andato a fare la spesa», racconta il 78enne al Corriere della Sera. «Mi stava parlando di una camicia che aveva comprato, ma che gli era risultata troppo stretta. Aveva buttato lo scontrino e non poteva cambiarla. Mi ha detto: “Papà, prendila tu”. Me l’avrebbe portata domenica, quando ci saremmo visti a pranzo come ogni settimana». Il tempo di «finire la frase», racconta, che l’aggressore, incappucciato e vestito di nero, è piombato alle spalle del figlio – che ora lotta tra la vita e la morte – e ha cominciato a colpirlo alla schiena e all’addome. Una ventina i colpi sferrati, e con una lama da 20 centimetri.
L’intervento del 78enne per salvare il figlio
Nessuno dei due, racconta l’uomo nell’intervista, avevano mai visto prima il 22enne. «Non lo conoscevamo. Lo ha afferrato al collo da dietro e ha iniziato a colpirlo con numerose coltellate», racconta. «Poi sono scattato in piedi, l’ho preso per il collo e l’ho spinto, siamo caduti tutti e tre. Gli bloccavo la testa a terra urlandogli di lasciare il coltello ma lui niente, era forzuto come un toro. In tasca aveva delle boccette di medicinali, sembrava in stato di alterazione».
Disarmato da due operai egiziani
A mettere fine all’aggressione sono stati due operai egiziani, che sono riusciti a disarmare Saidilly. «Stavo per saltargli addosso, avrei voluto distruggerlo. Mi hanno fermato dicendomi che, se lo avessi toccato, avrei rischiato di finire nei guai e che era meglio aspettare la polizia. Poi mi sono precipitato a soccorrere mio figlio», afferma. Il padre del 55enne non nasconde l’amarezza per quanto accaduto: «È uno schifo e una vergogna che in questa città si possa andare in giro armati e aggredire uno sconosciuto mentre sta prendendo un caffè con suo padre». Quindi l’affondo nei confronti del sindaco di Milano: «Questa è la città della giunta Sala», conclude.
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L’inchiesta e il precedente inglese
Intanto, l’aggressore – scappato da casa dieci giorni fa – è stato arrestato per «tentato omicidio» e s’indaga su possibili disturbi psichiatrici. Le prime verifiche, anche con l’antiterrorismo, hanno escluso legami con gruppi fondamentalisti o religiosi. Nelle sue tasche gli inquirenti hanno trovato dei biglietti, scritti in inglese, ma confusi e senza senso. Lui, al momento, ha deciso di non parlare. C’è però un precedente sul quale la questura sta cercando di fare luce. Nel 2023, il 22enne sarebbe stato arrestato nei sobborghi di Leeds dopo aver accoltellato un 25enne fuori da un pub. Ma negli archivi della polizia italiana – scrive il Corriere – non risultano precedenti.
Foto copertina: ANSA/PAOLO SALMOIRAGO | Il luogo dell’accoltellamento nel quartiere San Siro di Milano, 4 luglio 2026

