Ultime notizie BarcellonaCaldo recordSigfrido RanucciUcraina
ATTUALITÀFemminicidiInchiesteOmicidiStalkingVenetoVeneziaViolenza sulle donne

Chi era Dino Keber, il 43enne che ha ucciso Tania Terrin a Venezia: i precedenti con le ex, le dipendenze, gli appostamenti sotto casa

18 Agosto 2026 - 11:52 Ygnazia Cigna
dino keber chi era tania terrin
dino keber chi era tania terrin
Quello di Tania Terrin è stato un femminicidio arrivato dopo mesi durante i quali nei confronti dell'ex compagno erano già emersi diversi segnali di allarme. La ricostruzione
Google Preferred Site

Meccanico e titolare di un’officina a Sambruson di Dolo, nel Veneziano, Dino Keber aveva 43 anni e alle sue spalle diverse segnalazioni per violenza di genere. È l’uomo che il 16 agosto è stato trovato morto nella propria abitazione dopo aver, secondo la ricostruzione degli investigatori, ucciso l’ex compagna 39enne Tania Terrin nella sua casa di Camponogara (Venezia). Un femminicidio-suicidio arrivato dopo mesi durante i quali nei confronti di Keber erano già emersi diversi segnali di allarme.

La relazione con l’ex compagna uccisa

Il rapporto con Tania Terrin era durato circa due anni, segnato da litigi continui. La fine della relazione era arrivata all’attenzione delle forze dell’ordine soprattutto negli ultimi mesi, quando la donna aveva denunciato l’ex per un’aggressione e stalking. Ad aprile si era verificato l’episodio più grave. Secondo quanto ricostruito negli atti e riferito dalla famiglia, Keber aveva tentato di strangolare Terrin fino a farle perdere i sensi. La donna era finita in ospedale e aveva poi presentato una querela per maltrattamenti e lesioni.

Le aggressioni

Quella di aprile, ha riferito la madre della vittima, non è stata la prima volta che Keber aveva usato violenza contro Tania. C’erano state almeno altre due aggressioni precedenti, avvenute nell’abitazione dell’uomo. In una circostanza la donna aveva riportato una lesione a un timpano e alcuni graffi, senza però conseguenze più gravi. «Sette o otto volte siamo state dai carabinieri. Mia figlia l’ha anche querelato. Doveva starle distante ma poi al massimo dopo un mese ritornava a farsi vivo», ha raccontato Marinella Forner, madre della vittima.

La querela, il messaggio ai vicini, gli appostamenti sotto casa

Proprio dopo l’aggressione di aprile, la paura della donna era diventata evidente anche nel rapporto con i vicini. Nel gruppo WhatsApp del condominio aveva inviato la fotografia dell’ex compagno accompagnata da un avvertimento. «Se viene questa persona non apritegli», aveva scritto. «Me lo trovo spesso sotto casa», aveva poi confidato a una vicina.

La serata in pizzeria

C’era dunque una preoccupazione concreta per la presenza di Keber attorno all’abitazione. Ciononostante, nei mesi successivi, la situazione sembrava essersi calmata. Secondo quanto emerge dagli accertamenti, non risultavano nuovi episodi di violenza e i rapporti tra i due erano apparentemente migliorati. A giugno Terrin era stata sentita dalla magistratura e avrebbe raccontato anche di una serata trascorsa con l’ex in pizzeria, elemento che sembrava indicare un riavvicinamento o comunque una fase meno conflittuale.

L’ammonimento del Questore

Dopo la denuncia, nei confronti di Keber era arrivato comunque un provvedimento. A giugno il Questore di Venezia aveva emesso un ammonimento, misura preventiva prevista anche per comportamenti riconducibili alla violenza domestica. L’uomo era inoltre già noto alle forze dell’ordine. Secondo quanto ricostruito dagli atti dell’indagine, però, nella denuncia presentata dalla donna non sarebbe stata riportata una circostanza particolarmente significativa, ovvero che sarebbe stato proprio Keber, dopo l’aggressione di aprile, a portarla in pronto soccorso. Terrin, tuttavia, non ha mai ritirato la denuncia per stalking e, proprio per questo, la sua abitazione era stata sottoposta a controlli periodici da parte dei carabinieri. Ma quelle misure non sono bastate a impedire che la situazione precipitasse.

Un passato segnato da dipendenze e relazioni violente

Il caso di Tania Terrin non sarebbe inoltre l’unico episodio problematico nella storia sentimentale di Keber. Secondo quanto si apprende, anche alcune sue precedenti compagne riferiscono di aver vissuto relazioni violente. Alcune lo avrebbero lasciato dopo essere state aggredite, altre lo avrebbero segnalato alle forze dell’ordine. Sul suo passato personale emergono inoltre elementi relativi alla salute. Keber era seguito dai servizi sanitari per precedenti problemi di dipendenza.

L’ultimo giorno: il femminicidio-suicidio

Il 16 agosto la madre di Terrin ha raggiunto l’abitazione della figlia a Camponogara. Ha bussato ripetutamente alla porta e ha provato a chiamarla al telefono, senza ottenere risposta. Quando sono arrivati i carabinieri, i militari sono riusciti a entrare nell’appartamento passando dal balcone di un’abitazione vicina. La donna è stata trovata senza vita. A poca distanza, a Dolo, è stato trovato morto anche Keber, impiccato nella sua abitazione. Per gli investigatori, l’uomo avrebbe raggiunto la casa dell’ex compagna, l’avrebbe uccisa e poi sarebbe tornato nella propria abitazione, dove si sarebbe tolto la vita. «Da tempo si era costruito un cappio con una corda, e tutte le volte che mia figlia lo lasciava glielo mostrava manipolandola, dicendo che si sarebbe ucciso», ha raccontato la madre della vittima.

Lo sfogo della madre della vittima

La sua storia, oggi, viene ricostruita soprattutto attraverso denunce, testimonianze, provvedimenti e segnali d’allarme emersi nei mesi precedenti. Elementi che mostrano come, prima del femminicidio, la violenza fosse già entrata in modo evidente nella relazione e fosse stata segnalata alle istituzioni. «Ai carabinieri chiedo di dire alle donne che denunciano le violenze che si facciano subito la valigia, che lascino tutto, la casa, il lavoro e che spariscano. Devono dire alle donne la verità. Perché non esiste altro modo per proteggere una donna che sporge denuncia verso il compagno. Deve rinunciare a tutto, alla sua vita, alla famiglia. Deve abbandonare il proprio paese e far perdere le sue tracce. Diversamente, deve mettere in conto che potrebbe morire», commenta la madre di Tania Terrin.

leggi anche