Caldo record, la terza ondata ha «componenti anomale». E l’acqua comincia a mancare al Nord

La terza ondata di calore dell’anno entra nella sua fase più intensa: le città italiane da bollino rosso oggi salgono a 4, mentre domani saranno 7. Entro venerdì si prevedono temperature record di 45 gradi nelle zone interne della Sardegna. Ed è caldo estremo anche nel resto d’Europa. E secondo Massimiliano Fazzini, climatologo dell’Università di Camerino, «ha molte componenti anomale». La prima è che fa più caldo al Nord che al Sud. La seconda è la durata, «con notti tropicali con minime che non scendono sotto i 25 gradi, fattori che determinano un forte stress bioclimatico sul corpo umano».
La terza ondata con «componenti anomale»
In un’intervista al Corriere della Sera Fazzini spiega che l’anomalia non riguarda solo l’Italia: «Arrivare a 43-44 gradi nella Francia occidentale è una cosa che non si era mai vista, ma chi dice che si arriverà a 50 °C tra dieci-dodici giorni sta facendo fantameteorologia. Per esempio ieri in Italia la fascia ionica e adriatica meridionale è stata risparmiata e, anche se non possiamo parlare di “Italia divisa in due”, le massime sono rimaste entro le medie stagionali, mentre nelle regioni centro-settentrionali, più vicine al cuore della bolla calda, le temperature sono state più alte».
Le anomalie, spiega il climatologo, sono sostanzialmente due: «L’asse del “promontorio” di aria torrida in salita dal Sahara e la durata. Invece della tradizionale direzione Sud-Nord, l’asse risulta coricato, cioè ha una direzione Sudovest-Nordest. La seconda anomalia è la durata dei giorni con alte temperature, con conseguenti notti tropicali con minime che non scendono sotto i 25 gradi, fattori che determinano un forte stress bioclimatico sul corpo umano».
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L’inclinazione dell’asse dell’anticiclone africano
L’inclinazione dell’asse dell’anticiclone africano «ha “salvato” l’Italia dal flusso di aria più bollente, che invece ha investito in pieno Francia e Spagna, arrivando anche in Inghilterra, Belgio, Olanda e in parte in Germania. La penisola si è trovata al margine Est dell’anticiclone, ma già oggi, e ancora più nei giorni seguenti, le zone meridionali vedranno le temperature salire rapidamente oltre le medie». Ci saranno picchi: «Le mappe previsionali indicano il massimo calore in un’area compresa tra Sardegna e Puglia. Nelle zone interne dell’isola si potranno toccare i 45 gradi, oltre le previsioni ritenute valide soli pochi giorni fa». Mentre «il Nord e il versante adriatico tra domenica 19 e lunedì 20 potrebbero essere invasi da un flusso di aria artica che potrebbe far crollare le temperature anche di 15 gradi. Come sempre in questi casi, con previsioni oltre le 72 ore, il condizionale è d’obbligo».
La quarta ondata
Si attendono fenomeni temporaleschi per il fine settimana: «Lo scontro con l’aria calda nella pianura padana e nelle zone montuose potrebbe favorire possibili grandinate locali con chicchi di elevato diametro. Con l’acqua che in questi giorni in superficie sfiora i 30 gradi, i mari diventano un’enorme fonte di energia. A maggio i mari avevano la temperatura di luglio e ora è a livelli mai raggiunti. C’è il rischio concreto che a settembre-ottobre si possono formare i devastanti medicane , le tempeste mediterranee con forza di uragano». E sulla quarta ondata in arrivo: «È probabile: dopo la passata di aria artica nel prossimo fine settimana, le temperature torneranno a salire».
Il Sud e il Nord
È il Nord che soffre di più per il caldo. Il distretto del Po sta entrando in una fase di siccità severa. Tanto che ieri in Veneto, fa sapere Repubblica, sono scattate le turnazioni di emergenza dei consorzi di bonifica. In Piemonte si è riunito il tavolo per l’emergenza idrica che chiederà aiuto, per l’irrigazione, a Valle d’Aosta e Canton Ticino. Il Po è in media a meno 65% di portata, con punte dell’80% e le autorità di bacino parlano di appena una sola settimana di acqua ancora disponibile per l’irrigazione. E ancora: alcuni laghi (come il Maggiore) e corsi di Lombardia e Piemonte sono già allo stremo, in Veneto il Delta teme per la risalita del cuneo salino e gli agricoltori veneziani, sostiene la Confederazione italiana agricoltori (Cia), prevedono già il peggio.
Il deficit di pioggia
In zone dell’Emilia-Romagna, Val d’Aosta e Piemonte, negli ultimi tre mesi ci sono stati deficit di pioggia con picchi dell’80%. Al contrario al sud dei surplus della stessa percentuale, come per esempio in Puglia e nell’Adriatico meridionale. «Ci troviamo in una Italia capovolta anche per una questione di gestione, di investimenti, e il Sud in questo caso ha fatto meglio» spiega a Repubblica Massimo Gargano, direttore generale Anbi.
«In passato, tranne la Sicilia, molte regioni del Sud hanno realizzato tanti e buoni invasi. Grazie a pioggia abbondante ora hanno raccolto: l’acqua è a disposizione del potabile, l’irriguo, l’ambientale. Il Nord invece finora si è affidato soprattutto alla neve che riempiva i grandi laghi. Un tempo erano le nevi di novembre e dicembre, quelle che stratificavano. Ma quest’anno la neve c’è stata tardi, durante le Olimpiadi: ai primi caldi si è sciolta ed è andata nel Po e poi nel mare perché non ha trovato infrastrutture in grado di contenerla. Ed ecco l’emergenza».

