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L’ambasciatore Usa arriva a Venezia con il mega yacht, è scontro alla Camera sulle misure di sicurezza – Il video

17 Luglio 2026 - 17:02 Roberta Brodini
Attesi blocchi navali e manifestazioni di protesta. L'accusa di Avs: «Una crociera turistica a spese dello Stato»
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Il mega yacht Boardwalk dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Tilman J. Fertitta, ha fatto il suo arrivo oggi, 17 luglio, alle ore 12 a Venezia per una nuova tappa del “Freedom 250 Coastal Diplomacy Tour”. L’imbarcazione, lunga 117 metri e dal valore stimato di 450 milioni di dollari, è approdata in laguna alla vigilia della tradizionale Festa del Redentore. Intanto, alla Camera in mattinata è andato in scena uno scontro tra il viceministro delle Imprese e del Made in Italy, Valentino Valentini, e la capogruppo di Avs, Luana Zanella, sulle misure di sicurezza predisposte dallo Stato italiano per il tour diplomatico.

Il tour diplomatico sul mega yacht

Partito da Napoli il 24 giugno con arrivo previsto per metà agosto in Sardegna, il tour di Fertitta a bordo del suo Boardwalk prevede tappe in 13 regioni italiane con incontri istituzionali, imprenditoriali e militari. L’obiettivo dichiarato, quello di rafforzare i rapporti tra Italia e Stati Uniti. Dopo la sosta a Cefalù dei giorni scorsi, scelta anche per omaggiare le origini siciliane della famiglia del diplomatico e miliardario, amico di Trump, oggi l’imbarcazione è approdata a Venezia, che celebra in questi giorni la tradizionale festa del Redentore, e dove è stata indetta una manifestazione di protesta per le ore 18.

Fin dall’inizio del suo mandato, Fertitta, che nelle ultime settimane era stato impegnato in imbarazzati tentativi di riconciliazione dopo le discusse dichiarazioni di Trump conto Giorgia Meloni, aveva annunciato di voler trascorrere gran parte del suo incarico a bordo dell’imbarcazione di lusso. Una nave che conta al suo interno due eliporti, piscine, una spa, una palestra e persino un piccolo campo da golf, oltre a lussuosi spazi destinati all’ospitalità e agli incontri ufficiali e che è stata preferita dal diplomatico alla storica Villa Taverna, tradizionale sede dell’ambasciatore statunitense a Roma.

L’accusa di Avs: «Una crociera turistica a spese dello Stato»

All’interpellanza urgente presentata dalla capogruppo di Avs Luana Zanella, su iniziativa del deputato Angelo Bonelli, ha risposto per il governo il viceministro del Made in Italy, Valentino Valentini. Zanella ha così contestato l’impiego di unità navali della Guardia di Finanza, Guardia Costiera, Capitanerie di porto, elicotteri e forze di polizia, oltre alle ordinanze che in diverse tappe hanno vietato la navigazione nelle aree circostanti il mega yacht. «Ci si interroga sul vero scopo di questo viaggio», ha affermato la deputata Avs, veneziana d’origine. «A noi sembra più una crociera turistica a spese dello Stato italiano», aggiungendo «Venezia non è Las Vegas».

Valentini: «Obblighi previsti dalla Convenzione di Vienna»

Nella replica, il viceministro Valentini ha difeso l’operato del governo appellandosi alla Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche: «Gli agenti diplomatici godono dell’inviolabilità personale prevista dall’articolo 29». Un impegno, quindi, quello dello Stato accreditatario – l’Italia in questo caso – ad adottare tutte le misure appropriate per «impedire qualsiasi attentato alla persona, alla libertà o alla dignità del diplomatico» e rispettato ogni giorno grazie al «dispositivo di tutela individuale a carattere eccezionale» già normalmente garantito all’ambasciatore.

Le proteste dei centri sociali

Nel suo intervento, Valentini ha chiamato in causa le contestazioni organizzate il 4 luglio scorso a Venezia da diversi centri sociali, quando «una quarantina di attivisti» avevano esposto nel centro storico uno striscione lungo 117 metri (non a caso lungo quanto lo stesso yatch, ndr) con messaggi di protesta nei confronti dell’imminente visita dell’ambasciatore, contestato per la sua stretta amicizia con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ma anche per «l’arrogante schiaffo in faccia a chi poi si ritrova privato di qualsiasi possibilità per abitare Venezia».

Colpa quindi delle possibili iniziative di dissenso del centro sociale Laboratorio Occupato Morion, che hanno spinto a una «richiesta di rinforzi» e a disporre «l’assegnazione alla questura di Venezia di complessive 50 unità delle parti inquadrati, oltre a unità specializzate della Guardia di Finanza e ad assetti specialistici delle Forze Armate Antidrone C-UAS». Dal canto suo, in vista di possibili contestazioni, l’ambasciatore si era difeso: «Perché non dovrei andare a Venezia? Per qualche manifestante? Le persone hanno il diritto di protestare. Per favore, non tiratemi nulla addosso… Ma è assolutamente un diritto di tutti protestare».

Lo sdegno di Zanella(Avs): «Non si può stigmatizzare il dissenso»

Dura la replica finale di Zanella, che taccia l’esecutivo di essersi macchiato, ancora una volta, di «servilismo nei confronti degli Stati Uniti» e che avrebbe dovuto «ridimensionare questo tour diplomatico» sin dall’inizio. «Ve lo immaginate il nostro ambasciatore negli Stati Uniti che gira il Paese con un treno blindato o con un mega yacht protetto in questo modo?», ha commentato ironicamente.

La parlamentare si è poi scagliata in difesa delle proteste avvenute a Venezia: «Lo striscione di 117 metri mi è sembrato una trovata di una manifestazione pacifica, anche ironica e intelligente», ha dichiarato. «Non va bene stigmatizzare aprioristicamente il dissenso nelle città» che, ricorda, non caratterizza solo gli attivisti dei centri sociali, ma anche una buona fetta di abitanti del centro storico. Una questione quindi, conclude Zanella, che «non si può ridurre all’estremismo di sinistra».