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La guerriglia a Bologna per Fakir: «50 agenti feriti»

21 Luglio 2026 - 10:31 Alba Romano
bologna scontri fakir
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FdI chiede le dimissioni del sindaco Lepore. Un'auto del comune incendiata
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La guerriglia urbana in pieno centro a Bologna a pochi passi da piazza Maggiore è andata avanti ieri fino a tarda notte. Una sacca di attivisti ha continuato fino a oltre mezzanotte a lanciare oggetti agli agenti di polizia. Oltre che a devastare il centro buttando in aria sedie dei dehor e vandalizzando le bici del servizio sharing. Almeno un’auto del Comune è stata date alle fiamme, costringendo i vigili del fuoco a intervenire. I pompieri sono accorsi anche in via Monte Grappa, dove un fumogeno aveva preso fuoco in un cortile.

La guerriglia a Bologna per Fakir

Un primo bilancio di ieri sera, nelle proteste e negli scontri che hanno seguito la piazza pacifica per chiedere verità e giustizia per la morte di Abderrahim Fakir è di 11 persone che hanno avuto bisogno di cure dal 118. Sul posto il personale sanitario ha trattato quattro manifestanti e cinque poliziotti. Un altro poliziotto è stato portato all’ospedale Maggiore e un manifestante al Sant’Orsola, entrambi con ferite lievi. Secondo il sindacato di polizia Sap 50 agenti sono rimasti feriti.

Le scritte sui muri

Il giorno dopo la guerriglia urbana notturna seguita alla manifestazione in piazza Nettuno per chiedere verità e giustizia per Abderrahim Fakir, a Bologna si ripulisce: i commercianti fotografano le vetrine imbrattate da scritte contro la polizia, si vedono ancora qua e là cocci di bottiglia e slogan sui muri (“Fakir Vive”), i mezzi della pulizia urbana possano nei luoghi degli scontri (soprattutto piazza Roosevelt).

La richiesta di dimissioni per Lepore

«La guerriglia urbana che ieri ha paralizzato Bologna, con danneggiamenti e aggressioni alla polizia al grido di ‘assassini’ è un fatto gravissimo», dice il deputato di Fratelli d’Italia Mauro Malaguti. «È inaccettabile che il primo cittadino della città, Matteo Lepore, dopo la morte di Fakir e le tensioni che ne sono seguite, anziché tranquillizzare i più facinorosi in attesa di verifiche, abbia deciso di organizzare una manifestazione pubblica chiedendo ‘verità’ senza comprendere che, di fatto, la sua decisione potesse essere percepita come un atto di accusa nei confronti della polizia. Un sindaco che dovrebbe per primo garantire tranquillità e sicurezza ai cittadini, si è reso gratuitamente artefice di una iniziativa le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Dia immediate dimissioni e chieda scusa ai bolognesi».