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Il ministro Nordio: «In Italia non c’è la polizia americana»

21 Luglio 2026 - 09:27 Alba Romano
carlo nordio garlasco
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Il Guardasigilli: sulla grazia a Roggero decide Mattarella
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«Le immagini violente sono sempre fonte di grande disagio. Bisogna però tener conto delle situazioni anche psicologiche di chi si trova a dover operare in momenti di estrema difficoltà. In ogni caso occorre attendere l’esito dell’autopsia». A dirlo in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ è il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Parla della morte di Abderrahim Fakir, il 43enne deceduto a Bologna durante un intervento della Polizia. Il guardasigilli respinge il parallelismo con il modello americano dell’Ice. «Quello Usa è molto diverso. Sia nella disciplina della legittima difesa, sia in quello dell’uso delle armi da parte della polizia. Dopo 40 anni di esperienza da pm so che l’uso delle armi delle nostre forze dell’ordine è sempre stato molto prudente».

Lo scudo penale

Riguardo allo scudo penale per gli agenti coinvolti nei fatti di Bologna, il ministro Nordio aggiunge: «L’espressione scudo penale lascia intendere una immunità che non c’è. Si evita una automatica iscrizione nel registro degli indagati divenuta una sorta di condanna anticipata. Spetta ora alla magistratura valutare se esistano o meno le cause di giustificazione». Riguardo la grazia a Mario Roggero il guardasigilli dice che «con il presidente (Sergio Mattarella, ndr), le cui osservazioni vengono sempre accolte con deferente attenzione, il dialogo è stato sereno e squisitamente tecnico. È ovvio che la prerogativa della grazia è esclusivamente sua. Qui si trattava del potere di impulso. Il diritto è sempre materia opinabile, tanto che le supreme magistrature cambiano spesso orientamento, e talvolta entrano in contrasto tra loro».

La grazia a Roggero

Secondo Nordio «non c’è nessun reato di lesa maestà neanche in un conflitto di attribuzioni, come una volta è avvenuto proprio tra Quirinale e via Arenula: la Corte Costituzionale è li proprio per risolverli. Mi dispiace solo che, come nel caso Minetti, una certa stampa abbia enfatizzato quel colloquio in modo eccessivo».

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