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Luca Esposito, la svolta sull’omicidio: fermato un sospettato per la morte del giornalista. Il giallo sugli ultimi minuti: «Perché lo ha bruciato vivo»

25 Luglio 2026 - 06:46 Giovanni Ruggiero
Luca Esposito
Luca Esposito
Il sospettato è stato individuato nascosto in un casolare dai carabinieri. I punti fermi emersi dall'autopsia del giornalista trovato carbonizzato a Eboli: cosa non torna sui suoi ultimi minuti di vita
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Si era nascosto in un casolare abbandonato, dove si sarebbe rifugiato subito dopo il delitto l’uomo sospettato dell’omicidio di Luigi Esposito, il giornalista salernitano di 53 anni, conosciuto come Luca, trovato carbonizzato domenica scorsa in un terreno agricolo alla periferia di Eboli. La svolta nelle indagini è arrivata oggi 25 luglio, dopo che i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno hanno individuato e sottoposto a fermo l’uomo ritenuto responsabile dell’omicidio.

Le ricerche con i carabinieri del Ros e lo Squadrone Cacciatori di Puglia

L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Salerno guidata da Raffaele Cantone, ha visto in campo anche il Reparto indagini tecniche del Ros e lo Squadrone Cacciatori di Puglia, segno che gli investigatori avevano bisogno di rinforzi specializzati per stanare il presunto killer. Fino a poche ore prima, gli inquirenti stavano ancora scavando nella vita privata della vittima e nella zona di contrada Cioffi, dove Esposito si era recato apposta, parcheggiando l’auto e percorrendo a piedi un centinaio di metri prima di essere raggiunto.

Gli ultimi minuti di Luca Esposito: «Bruciato vivo»

Secondo l’esame medico legale, Esposito era ancora vivo quando l’assassino ha dato fuoco al suo corpo. Come ricostruito da Filvio Bufi sul Corriere della Sera, il giornalista salernitano, agonizzante dopo un pestaggio che gli aveva causato diverse fratture, respirava ancora e ha inalato i gas tossici sprigionati dalle fiamme che lo stavano avvolgendo. È poi morto soffocato, mentre il corpo bruciava sotto una catasta di rami secchi. Resta senza risposta il motivo per cui l’omicida abbia deciso di incendiare anche il cadavere: un’ipotesi al vaglio è che Esposito si sia difeso lasciando tracce del proprio Dna addosso a chi lo ha ucciso, e che il rogo servisse proprio a cancellarle.

L’ipotesi dell’omicidio in un gesto d’impulso

La dinamica ricostruita dagli inquirenti escluderebbe la premeditazione: l’assassino non portava con sé armi, dato che Esposito non è stato né accoltellato né raggiunto da colpi di pistola, un dettaglio che fa pensare a un gesto compiuto d’impulso più che a un agguato pianificato. Gli investigatori hanno già escluso legami tra il delitto e l’attività professionale della vittima, che si occupava soltanto di calcio, seguendo su web e in alcune tv locali le vicende di Salernitana e Juve Stabia. Resta invece da chiarire anche perché Esposito avesse millantato di lavorare come ispettore dell’Arpac pur non avendoci mai messo piede: le indagini dovranno stabilire se si trattasse solo di una bugia raccontata a conoscenti o se il giornalista svolgesse davvero finte ispezioni, e in quel caso presso chi.

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