Fakir, l’autopsia conferma la Tac: «Polmoni pieni di sangue». L’ipotesi su come è morto e i punti da chiarire. Ad agosto aveva appuntamento con lo psichiatra

Abderrahim Fakir aveva i polmoni pieni di sangue. Lo conferma oggi l’autopsia, dopo che il dato era già emerso ieri dalla Tac. Le vie aeree del 42enne, morto il 19 luglio durante un intervento della polizia in via Svevo, al Pilastro di Bologna, risultavano completamente ostruite: un elemento, scrive Giuseppe Baldessarro su Repubblica, rafforza l’ipotesi che l’uomo sia morto soffocato dal proprio sangue, anche se saranno gli accertamenti medico legali a stabilirlo con certezza. Lo scenario troverebbe riscontro nei video girati dai residenti e nella bodycam privata di uno dei due agenti intervenuti domenica pomeriggio: nelle immagini, quando Fakir viene atterrato non ha sangue sul volto, mentre le macchie compaiono dopo l’ammanettamento, quando il corpo viene girato. All’esame hanno assistito un consulente medico legale nominato da Fabio Anselmo, legale della famiglia, e uno indicato dall’avvocato dei poliziotti e degli operatori del 118.
Il legale Anselmo, che tutela la famiglia: «Emergerebbe asfissia da compressione»
“«Non sono un medico legale, ma ritengo che ci possa essere un indubitabile quadro asfittico da compressione. Ma bisognerà attendere le conclusioni peritarli», ha dichiarato all’ANSA l’avvocato della famiglia Fakir, Fabio Anselmo, in merito all’autopsia, da poco terminata.
L’avvocato dei poliziotti: «Non ci sono azioni violente degli agenti»
D’altro avviso il legale dei poliziotti coinvolti. L’avvocato Gabriele Bordoni, legale dei due agenti, dichiara: «Per quanto mi è stato riferito dal mio fiduciario medico legale, l’accurata analisi condotta in sede autoptica, non ha fatto emergere alcunché riferibile ad una azione eccessiva, violenta, da parte dei due agenti».
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L’intervento degli agenti e le patologie: cosa deve ancora chiarire l’autopsia
I periti dovranno ora chiarire, entro 90 giorni, se l’emorragia che ha invaso i polmoni sia stata la causa diretta del decesso per soffocamento oppure una concausa insieme ad altri fattori. Tra i quesiti, come ricostruisce il Corriere della Sera, figurano l’epoca e le cause della morte, l’analisi dei mezzi di contenimento usati dagli agenti (forza fisica e spray al peperoncino) e la verifica di eventuali lesioni ossee, anche alla luce dei video acquisiti dalla Procura. Si dovrà inoltre accertare la presenza di pregresse patologie cardiache o psichiche, ricostruendo l’intera storia clinica di Fakir attraverso le cartelle sanitarie pubbliche e private. La Tac ossea, eseguita il 22 luglio, non avrebbe rilevato fratture, come sottolineato dalla difesa degli agenti. Previsti infine prelievi istologici e tossicologici per verificare l’eventuale presenza di stupefacenti, farmaci e sostanze oleose sulla salma e sugli indumenti del 42enne.
L’avvocato dei poliziotti: «Aspettiamo risposte dai consulenti»
«Non so nulla e aspetto che me lo dicano i consulenti, perché tra i vari quesiti c’era anche l’analisi di questo tracciato», ha detto Gabriele Bordoni, avvocato degli agenti coinvolti, uscendo dalla Procura dopo l’incontro sul conferimento dell’autopsia, fissata all’ospedale Sant’Orsola. Il legale ha aggiunto di aspettare risposte da «persone qualificate» e ha precisato che nei quesiti è stato chiesto «tutto quello che si deve chiedere» ai fini investigativi. Sempre Bordoni, intervistato da La7, ha descritto i due agenti intervenuti al Pilastro come «due ragazzi molto giovani» che vivono «come un dramma» aver assistito alla morte di un uomo che avevano cercato di proteggere, sostenendo che avessero chiamato due volte la centrale operativa per chiedere l’automedica: circostanza che l’Ausl ha però smentito.
Piantedosi contro Lepore, la replica del sindaco
Sul caso interviene anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che a La7 difende l’operato dei poliziotti: «Dai video si evince che si siano approcciati con la delicatezza che ci vuole in questi casi», dice, aggiungendo di ritenere che le indagini della magistratura porteranno al riconoscimento della «correttezza degli operatori». Il ministro coglie l’occasione anche per attaccare il sindaco di Bologna Matteo Lepore sugli scontri di lunedì notte, seguiti al presidio organizzato in piazza per la famiglia di Fakir, sostenendo che convocare la piazza «rappresenta un elemento di gravità». Lepore replica a stretto giro: «Attaccare me, attaccare i sindaci non risolverà alcun problema di ordine pubblico, a Bologna come altrove. Le istituzioni che si attaccano a vicenda danno forza a chi si oppone ad esse».
Anselmo: «Interferenza sulla magistratura», nessuna droga in casa
Durissima la reazione dell’avvocato Anselmo, che parla di interferenza del ministro sull’attività della magistratura e, citato dal Corriere, definisce Piantedosi «l’ennesimo ministro di questo governo che difende l’operato degli agenti a prescindere», ricordando che già Matteo Salvini e Giorgia Meloni si erano espressi in modo simile. Il legale arriva a chiedersi «che cosa stiamo facendo a fare l’autopsia», parlando di soldi pubblici spesi inutilmente. A Repubblica, Anselmo aggiunge che sarebbe il caso che il ministro «frequentasse la scuola di polizia di Pescara», dove da vent’anni si insegna come va condotta, e come non va condotta, quel tipo di manovra, definendo la vicenda un «caso di Stato». Intanto la Procura fa sapere che nella casa dove viveva Fakir, perquisita mercoledì scorso dalla Squadra Mobile, non sono state trovate sostanze stupefacenti: sequestrati solo alcuni dispositivi elettronici, mentre il cugino e coinquilino della vittima sarebbe stato sentito come testimone.
Fakir aveva un appuntamento al centro di salute mentale
Nelle ultime ore è emerso che Fakir avrebbe dovuto avere, nei primi giorni di agosto, un secondo appuntamento al centro di salute mentale di Bologna. L’uomo era stato inviato al Csm dopo un accesso al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore, avvenuto il 20 giugno per un problema di tipo psichiatrico. Nei giorni successivi si era presentato al centro, dove aveva ricevuto una prima diagnosi e una terapia. L’appuntamento di inizio agosto, secondo quanto risulta all’agenzia, sarebbe dovuto servire a proseguire il percorso di cura avviato meno di un mese prima della morte.

